lunedì 5 marzo 2012

The Artist


Cominciamo con la mia prima recensione di questo blog e si spera che non si l'ultima.

Possiamo definire The Artist un omaggio al cinema stesso. E' la storia di George Valentin, attore del cinema muto, che si ritrova a fare i conti con una nuova invenzione ossia il sonoro. Infatti, il film è ambientato tra il passaggio tra il cinema sonoro e il cinema muto. Martin non riesce ad adattarsi al nuovo cinema perché preferisce il vecchio cinema muto dove riesce ad esprimersi meglio cosa che con il sonoro non avrebbe potuto fare. L'artista, come si definisce lui stesso, continuerà a fare film muti che saranno dei flop perché oramai il pubblico preferisce un fil sonoro. Questo lo porterà alla depressione, ma riuscirà a riprendersi con l'aiuto di Peppi Miller, una giovane attrice del sonoro e sua ammiratrice.

A mio parere, ricorda molto un vecchio film del 1952, Cantando sotto la pioggia di Stanley (Singin' in the rain) di Donen e Gene Kelly. Il musical in questione è infatti ambientato tra il passaggio tra il film muto e il film sonoro. Il protagonista è un attore del cinema muto che dovrà adeguarsi all'innovazione del sonoro. Anche qui il divo incontra un'attrice emergente che inizia nel mondo del cinema come ballerina come appunto in The Artist. Le due battute che dicono le due protagoniste vertono sullo stesso concetto: gli attori del cinema, che si esprimono solo con le smorfie e non pronunciando nessuna parola, non possono essere definiti attori.

Se la mettiamo in questo modo, The Artist non è originale. Anzi, rispetto a Cantando sotto la pioggia, è innovativo. Per raccontare la storia di un divo del muto il regista Michael Hazanavicious ha pensato di girare il film come se un film dell'epoca pre- sonoro ossia un film muto e in bianco e nero. Il regista ha pensato così di utilizzare il vecchio cinema per raccontare il vecchio cinema.

Gli stessi protagonisti incarnano il cinema stesso. George Valentin rappresenta il cinema muto che deve lasciar posto al cinema sonoro rappresentata da Peppi Miller. Ma, il vecchio cinema non sparirà del tutto perché Valentin tornerà a lavorare insieme a Miller, e così lo stesso The Artist rappresenta il ritorno del vecchio cinema.

Nonostante il film sia muto, il registe allestisce una perfetta messa in scena del film. Per esempio, la solitudine del divo viene ben sottolineato quando lui cammina per strada e nello sfondo si intravede l'insegna che dice Lonely Star. Anche quando oramai il sonoro invade il mondo del divo, George Valentin riesce a sentire qualunque rumore, e con lui stesso anche il pubblico che sente il primo suono del film oltre alla musica, ma poi scopriremo che quella scena era solo un sogno. Solo quando il divo alla fine passa al sonoro recitando assieme Peppi Miller, il film stesso passa al sonoro e sentiamo finalmente la prima e unica battuta dell'attore. Come per sottolineare che l'attore, o meglio il divo, e il film stesso sono un' unica cosa.

The Artist è reso principalmente dal' interpretazione stessa del artista ossia Jean Dujardin che interpreta George Valentin. Riesce a portare al massimo la sua recitazione senza nemmeno dire una parola. Stessa cosa si può dire per un altro attore di questo film ossia il cane. Se è vero che gli attori recitano da cani, allora i cani recitano da attori. Infatti, il cane di questo film ha pure vinto un premio per la sua interpretazione.


Nessun commento:

Posta un commento