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giovedì 10 maggio 2012

Per un pugno di Leone: Per un pugno di dollari

Apriamo con Per un pugno di dollari di Sergio Leone Per un pugno di Leone, la rubrica dedicata alla filmografia del regista romano a cui Clint Eastwood deve la sua fama. Ogni settimana ci sarà un post dedicato a un film di Leone. La cadenza settimanale di Per un pugno di Leone non è casuale perché in questo periodo Rete 4 sta trasmettendo ogni lunedì sera un film di Sergio Leone e il giorno successivo ci sarà un post dedicato al film trasmesso il giorno prima. Il primo post di questa rubrica lo faccio oggi perché il martedì ero impegnato, ma dalla settimana prossima cercherò di farlo ogni martedì. Faccio questa rubrica per far conoscere a tutti questo regista che ritengo il maestro del cinema, Sergio Leone, che porterò come tesi in autunno. 

Iniziamo dicendo che Per un pugno di dollari non è un film originale. Quando dico un film non originale è perché la storia vediamo in questo film non è nuova. Sergio Leone si è ispirato, anzi diciamo che ha copiato proprio un film giapponese che aveva  visto e che l'aveva colpito. Sto parlando di La sfida del samurai di Akira Kurosawa. Praticamente la storia dei due film era la stessa, ma Leone aveva trasportato l'ambientazione dal Giappone negli Stati Uniti. Così, il protagonista da samurai era diventato un pistolero. Nonostante l'ambientazione diversa, i due film erano identici. Per via di questa somiglianza, Kurosawa aveva fatto causa al film perché non gli aveva chiesto i diritti, ma alla fine sono arrivati a un compromesso. Comunque, un altro film di Kurosawa è stato trasposto in western e sto parlando de I sette samurai che è stato trasformato dagli americani ne I magnifici sette.
Per ritornare a Per un pugno di dollari, questo era un film di riserva. La Jolly Film decise di produrre un western, Le pistole non discutono di Mario Caiano, un western italiano. Poiché a film finito, erano rimasti dei soldi, la Jolly Film decise di produrre un film di riserva con quei pochi soldi che erano rimasti, con la stessa troupe e con la stessa scenografia che poi sarebben diventato Per un pugno di dollari di Sergio Leone è che sarebbe diventato il capostipite di quegli spaghetti western. Siccome ho parlato della stessa troupe, Le pistole non discutono si avvale proprio delle musiche di Ennio Morricone che da Per un pugno di dollari diventerà uno stretto collaboratore di Sergio Leone.

Allora, Per un pugno di dollari è stato girato in 2p ossia con la doppia perforazione. Quindi, è grazie a questo nuovo formato a due perforazioni che si crea un nuovo primo piano per non perdere i più piccoli dettagli del viso ed è il primissimo piano che è tipico del cinema di Leone. Ultimamente il 2p è tornato in auge grazie a un cortometraggio, Full of Life di Giulio Reale che è stato proprio girato in questo formato. Prossimamente, parlerò anche di questo interessante cortometraggio.

Esaminiamo la sequenza iniziale dove vediamo chiaramente tutti quei punti che sono tipici della poetica di Sergio Leone. Non c'è niente da dire sui titoli di testa con le musiche di Ennio Morricone che è un capolavoro e rimanda alla pop art. Passiamo dai titoli di testa all'inquadratura iniziale del film attraverso un raccordo e Leone usa moltissimo il raccordo nei suoi film. Inanzitutto, cos'è un raccordo? Un raccordo è di solito un ponte che di solito lega due sequenze diverse che hanno di solito un diverso spazio e un diverso tempo. Pensiamo a 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. Nella sequenza iniziale c'è la scimmia che lancia in aria un osso che piano piano diventa un'astronave. In quel momento Kubrick ha usato un raccordo per legare proprio due sequenze con diverso tempo perché siamo passati dalla preistoria al futuro e con diverso spazio perché siamo passati dalla terra allo spazio. Tra l'altro Kubrick E Leone erano amici, un'amicizia che mi ricorda quella che c'è tra Quentin Tarantino e Robert Rodriguez, registi che hanno preso molto da Sergio Leone. Per ritornare a Per un pugno di dollari, il primo raccordo che Leone usa è di tipo visivo perché passa dal bianco dei titoli di testa al bianco che appare che nella prima inquadratura. Poi, in qualche inquadratura dopo Leone userà un raccordo di tipo sonoro che è dato dalle campane. Un'altro raccordo sonoro che appare nel film e che mi aveva colpito era la risata di Silvanito che si legava con la risata di un Rojo.

Sempre nella sequenza iniziale vediamo la violenza, ma una violenza estrema che sarà tipico degli spaghetti western. Proprio questo tipo di violenza è una trasgressione al western americano. Inanzittutto, vediamo degli uomini di Rojo che sparano a un bambino per puro divertimento e questo non si era mai visto nel western americano.

Dopo aver osservato gli uomini dei Rojo sparare al bambino che poi è il figlio di Marisol, la donna di Ramon, interpretato dal bravissimo Gian Maria Volonté, il nostro protagonista Joe, che ha il volto del grandissimo Clint Eastwood, incomincia ad entrare a San Miguel che ricorda vagamente un paese dell'Italia meridionale. San Miguel è un posto che sa di morte. All'inizio di San Miguel vediamo un cappio, simbolo della morte, e la macchina da presa si sposta poi su Joe. Un segno del destino poiché qualche anno dopo la parentesi della Trilogia del dollaro, Clint Eastwood interpreterà stavolta in  un western americano un personaggio che viene impiccato in Impiccalo più in alto di Ted Post, un interessante western che si ispira al cinema di Sergio Leone. Il concetto di morte ci viene dato anche dalle campane del paese che sono un presagio della morte, ma solo alla fine le campane suoneranno per festeggiare la liberazione di San Miguel dalle due famiglie. Anche il tema musicale di Ennio Morricone che si sente spesso in Per un pugno di dollari ricorda moltissimo il tema del Deguello composto da Dimitri Tiomkin che si sente in Un dollaro d'onore di Howard Hawks. Il Deguello era il tema musicale che venne suonato dai messicani durante l'assedio a Fort Alamo ed era perciò simbolo della morte. Così, fin dalla prima sequenza vediamo che Per un pugno di dollari è un film che parla di morte, il mito della morte.

E' questo scenario della morte che conosciamo San Miguel, piccolo paese, al confine tra gli Stati Uniti e il Messico,  dominato da due famiglie: i Rojo e i Baxter. E' perciò un paese dove i poveracci sono alle mercé di questi signori del luogo che hanno il potere. Per un pugno di dollari può essere visto una metafora del potere criminale. Come si è già detto, San Miguel ricorda un paese dell'Italia meridionale, per esempio in Sicilia dove si trova appunto la mafia. Come la mafia, le due famiglie guadagnano a discapito degli abitanti del paese. Per avere supremazia le due famiglie si fanno guerra tra di loro e nella loro guerra coinvolgono gli abitanti di San Miguel. Poi, in questo paese non c'è legge. Infatti, John Baxter si autonomina sceriffo del paese.

Perciò gli abitanti di San Miguel conoscono bene la morte, ma in questo villaggio di morte arriva dal nulla Joe, anche se in realtà il suo nome non viene mai pronunciato e per questo motivo dovrebbe essere L'uomo senza nome, porterà un po di speranza. All'inizio decide di mettersi in mezzo a queste due famiglie per il proprio tornaconto, appunto per un pugno di dollari, e quindi è un personaggio che agisce solo per i soldi. Durante il film scopriamo che il personaggio interpretato da Clint Eastwood è un personaggio buono che decide di liberare Marisol e la sua famiglia dalle grinfie dei Rojo e combattera Ramon e i suoi uomini per liberare il suo amico Silvanito. Ciò che vediamo nella sequenza iniziale è che Marisol abita di fronte al figlio che sta con il padre, ma non possono mai vedersi perché sono soggiogati dai Rojo. Joe è un personaggio positivo in un mondo negativo dominato dalla morte e dalla violenza e dopo aver riportato la vita a San Miguel uccidendo l'ultimo dei Rojo, se ne ritornerà nel nulla da dove era venuto.

Già nella sequenza iniziale assistiamo al primo duello. In questo primo duello notiamo tutto quello stile che caratterizzerà il cinema di Leone, sopratutto nelle scene di duello.
Prima che il duello inizi, Joe dice al becchino di preparare un tre casse e da questa battuta capiamo subito che L'uomo senza nome sta andando ad uccidere tre uomini che precedentemente avevano sparato al suo mulo e in seguito scopriremo che sono gli uomini dei Baxter. Joe va ad affrontare i tre uomini per vendicarsi di ciò che gli avevano fatto appena era entrato in paese. Appena è di fronte agli uomini dei Baxter, fa lo spiritoso, il bullo con altri bulli. Questa scena verrà ripresa tra l'altro dallo stesso Clint Eastwood nel suo Gran Torino che io ritengo il suo capolavoro. Joe fa le battute e gli stessi uomini dei Baxter stanno al gioco ridendo, ma nel momento che Joe scopre il suo poncho, vediamo il vero volto dell'uomo senza nome, il volto di un uomo che vuole uccidere. Infatti, il suo gesto di scoprire il poncho è per mostrare la pistola ed è un gesto di sfida . Da questo momento gli uomini di Baxter non ridono più e uno di loro comincia a preoccuparsi della propria sorte. E' in questo momento che vediamo per la prima volta, il primissimo piano, che ci mostra dettagliatamente il volto del duro Clint Eastwood. Può così cominciare il duello, ma è un duello non convenzionale. Pensiamo ai duelli dei western americani. Abbiamo due che si fronteggiano e solo chi è più veloce può vincere il duelllo. Bene, i duelli di Leone si distinguono dai classici duelli perché usa la diltazione del tempo, il tempo che è un tema molto caro a Leone. Per creare questa dilatazione del tempo Leone usa moltissimi dettagli, come la mano che sta per prendere la pistola, o molti primi piani, in questo caso primissimi piani. Attraverso il montaggio di queste inquadrature si crea così la dilatazione del tempo. Pensiamo a Per qualche dollaro in più, secondo capitolo della Trilogia del dollaro, è l'orologio con il suo carillon che crea la dilatazione del tempo durante il duello tra Mortimer (Lee Van Cleef) e l'Indio (Gian Maria Volontè). Inoltre, pensiamo anche al duello, anzi al triello ne Il buono, il brutto e il cattivo dove tutti sono contro tutti e in questo triello la dilatazione del tempo è data dall'osservazione di ognuno che guarda gli altri due per vedere chi sparerà per primo.
Finito il duello dove sono morti gli uomini dei Baxter, Joe si rimette il poncho e ritorna ad essere quello di prima, divertente e scanzonato. Infatti, ritorna dal becchino con questa battuta, Volevo dire quattro casse.

C'è molto romanticismo nel cinema di Leone. Per romanticismo si intende qualcosa di introspettivo, una nostalgia, un vuoto che porta solo infelicità. In Per un pugno di dollari il romanticismo è rappresentato dalla signora Baxter che viene presentata con una musica che rievoca proprio quella musica romantica. Una donna che rivela tutta la sua tristezza quando vede suo figlio massacrato insieme agli altri dai Rojo.

Ennio Morricone collabora alla sceneggiatura del film. La sua partitura non è un semplicemente  accompagnamento del film, ma una vera e proprio sceneggiatura musicale. Le musiche di Morricone descrivono benissimo la stato d'animo dei personaggi. Pensiamo sempre alla sequenza iniziale di Per un pugno di dollari. Quando Silvanito pronuncia per la prima volta il nome di Ramon, parte quel tema musicale che ricorda il Deguello, quindi, tema della morte. Il rapporto tra musica e film simile a quello di Leone lo troviamo anche nel cinema di Stanley Kubrick, soprattutto in Barry Lyndon.

Direi che per adesso può bastare. Ci vediamo alla prossima puntata di Per un pugno di Leone, ma già qui abbiamo visto lo stile di Leone, il suo modo di vedere le cose, per citare C'era una volta in america.

Ramon : Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, l'uomo con la pistola è un uomo morto.

Joe: Al cuore Ramon, se vuoi uccidere un uomo, devi colpirlo al cuore, sono parole tue, no? Al cuore Ramon, al cuore, altrimenti non riuscirai a fermarmi.



lunedì 7 maggio 2012

The Prestige

E' il momento di parlare di The Prestige un capolavoro di quel genio che porta il nome di Christopher Nolan. Il film narra essenzialmente della sfida tra due prestigiatori per dimostrare chi è il miglior prestigiatore nella Londra del diciannovesimo secolo. E' una sfida che purtroppo avrà delle conseguenze gravi, bloody competion, definita appunto da uno dei due prestigiatori

Inizialmente i due prestigiatori, Angier (Hugh Jackman) e Borden (Christian Bale) sono due amici che lavorano insieme a Cutter, il loro mentore anziano (Michael Caine). Dove ho già visto Christian Bale e Michael Caine insieme dove il secondo fa sempre il mentore al primo? Batman Begins sempre dello stesso regista. Comunque, in uno di queste esibizioni sul palco perde la vita la ragazza di Angier per colpa di Borden. Così i due amici si separano e iniziano la loro carriera da solisti, Angier prende il nome d'arte di The Great Danton e Borden quello di The Professor. Comincia così la bloody competition. Si inventano ogni tipo di gioco di prestigio dove uno viene sabotato dall'altro finché Borden non inventa l'illusione di The Transported Man dove Borden entra in una porta per riapparire poi un'altra porta, un'illusione che riscuote molto successo Cutter dice ad Angier che Borden usa semplicemente un double, ma Angier è convinto che Borden usi un sistema più complesso e andrà negli Stati Uniti per chiedere aiuto a Nikola Tesla, interpretato da David Bowie.

In questo film troviamo tutta la poetica di Christopher Nolan. La trama non lineare lo troviamo in molti film del regista britannico, soprattutto in Following e Memento. La narrazione di The Prestige non è semplice. Il film comincia con  un flashward che poi è l'esposizione di tutto il film, ma dell'esposizione ne parleremo in seguito, per adesso proseguiamo con la narrazione.Vediamo inizialmente Cutter spiegare come funziona un gioco di prestigio a una bambina. Il pubblico penserà ovviamente che la bambina sia la nipote del personaggio interpretato da Michael Caine, ma non è così. Tutta questa scena viene alternata con alcune scene che sono anch'esse dei flashward dove vediamo Borden camuffato che va dietro le quinte per scoprire il segreto del trucco di Angier, ma finirà per essere accusato di omicidio di Angier. In prigione, Borden legge il diario del defunto Angier e ripercorre così tutti gli avvenimenti che hanno portato i due amici ad essere rivali. Abbiamo così due linee temporali che si alternano: presente dove lui è in prigione e il passato rappresentato dal diario. Si alternano così due linee temporali. Dove che ho notato una cosa del genere? Following, il primo film di Nolan fatto con attori sconosciuti ed era particolare perché alternando passato e presente non si capiva una mazza, ma solo la scena finale riesce a rendere tutto chiaro.
Inoltre, si aggiunge così anche una terza, seppure minima, linea temprale rappresentata dal quaderno di appunti di Borden dove si viene a sapere che Olivia aveva tradito Angier per stare con Borden e aveva fatto il doppio gioco con Angier. Questa terza linea temporale si trova all'interno della seconda che a sua volta sta all'interno della prima. Dove che ho già visto qualcosa di simile? Mi in sa in Inception sempre delle stesso regista che però viene quattro anni dopo di The Prestige. Per finire sulla narrazione, il film finisce esattamente come inizia, però adesso sappiamo che la bambina è figlia di Borden. Ritorna la solita domanda: dov'è che ho visto una cosa simile? Memento, sempre di Nolan. Se qualcuno ricorda, il film era particolare per il suo tipo di montaggio dove il film iniziava con la fine e la fine era l'inizio dove trovavamo i titoli di testa che scorrevano all'incontrario.

Anche il tema del doppio ricorre in molti film di Nolan. Pensiamo ai due film di Batman. In Batman Begins si parla di Bruce Wayne, interpretato da Christian Bale, che per combattere il crimine deve diventare un'altra persona ossia Batman. Vengono a crearsi due personalità completamente diverse tra di loro: Bruce Wayne è un miliardario playboy che pensa solo a divertirsi e Batman è il difensore di Gotham City. Questo viene sottolineato da una battuta di Batman: Non è tanto chi sono quanto quello che faccio che mi qualifica. Anche in The Dark Knight il tema del doppio viene a sviluppato. Batman e Joker sono due facce della stessa medaglia: il primo è il cavaliere dell'ordine, mentre il secondo è il cavaliere del caos. Sempre in The Dark Knight il tema della dualità viene sviluppato ulteriormente grazie anche a un terzo personaggio. Harvey Dent conosciuto anche come Due Facce, simbolo per eccellenza della dualità.
Ebbene anche The Prestige sviluppa tantissimo il tema del doppio e penso che sia il tema centrale di tutto il film. Se ben ricordate, Cutter diceva ad Angier che Borden usava un double, ma Angier pensava che Borden usassa un sistema più complesso. Ebbene, Nolan ci dice che la soluzione migliore è quella più semplice. Borden aveva un fratello gemello di cui nessuno sapeva l'esistenza, nemmeno la moglie di Borden. In realtà in tutto il film vediamo il gemello di Borden, ma è camuffato da Fellon con una barba e occhiali. Anche qui Borden e Fellon sono due facce della stessa medaglia. Eravamo entrambi Fellon ed eravamo entrambi Borden, dice alla fine Borden ad Angier. Così, loro due si alternavano i ruoli: una volta uno era Borden e l'altro era Fellon. Uno amava una donna, l'altro amava un'altra donna. Infatti, la moglie Sarah gli chiede se lo ama e Borden risponde oggi no. Da qui capiamo che in quel momento era l'altro Borden che amava Olivia.
Anche il personaggio di Hugh Jackman si sdoppia e più di una volta. Questo avviene grazie alla macchina che viene costruito da Nikola Tesla. Quasi tutti i suoi doppi morivano annegati nella vasca, mentre l'originale si trovava dall'altra parte del teatro. E qui c'è il rischio dell'illusione. Ci voleva coraggio ad entrare in quella macchina ogni sera senza sapere se sarei stato l'uomo della vasca o l'uomo del prestigio, rivela Angier alla fine. Poi, anche da parte di Angier c'è questa ambiguità dell'originale e del doppio. Angier che vediamo nella scena finale è veramene lui o è un doppio e l'originale è morto? Il primo doppio può essere Ruth che era appunto il sosia di Angier. La battuta che dice il primo doppio prima che Angier gli spari è No aspetta, io sono...che cosa voleva dire il primo doppio prima che Angier gli sparasse? Forse, che lui era Ruth? Non lo sapremo, come non sappiamo se quello che si vede alla fine è l'originale o un altro doppio.

L'ossessione è un altro tema ricorrente nel film e lega i due protagonisti del film. Angier è ossessionato dal trucco di Borden e questa ossessione lo porterà ad allontanarsi dalla sua assistente e ragazza che lo tradirà per stare con Borden. Anche Borden è ossessionato alla fine di sapere il trucco di Angier e questo lo porterà alla distruzione. Così, vediamo che Borden e Angier sono la stessa persona ossessionate una dall'altra e finiscono appunto per avere la stessa donna.

Per finire ritorniamo alla scena iniziale.



Ogni numero di magia è composta da parti o atti. La prima parte è chiamata la promessa. L'illusionista vi mostra qualcosa di ordinario, un mazzo di carte, un uccellino o un uomo. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale, sì, inalterato, normale, ma ovviamente è probabile che non lo sia. Il secondo atto è chiamata la svolta. l'illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ora, voi state cercando il segreto, ma non lo troverete perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati, ma ancora non applaudite perché far sparire qualcosa non è sufficiente,. Bisogna anche farla riapparire. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo il prestigio.
Cutter nella sua esposizione ci anticipa che tutto il film è un inganno. Possiamo interpretare la promessa, la svolta e il prestigio come i tre atti della sceneggiatura di un film. Infatti, se esaminiamo un qualsiasi lungometraggio, vediamo che ci sono questi tre atti: nel primo atto vediamo qualcosa di ordinario, nel secondo l'ordinario diventa straordinario e nel terzo atto assistiamo al prestigio che corrisponde all'epilogo del film. Christopher Nolan è ben cosciente di questa cosa dei tre atti visto che, oltre ad essere un regista, è anche sceneggiatore.
Così, vediamo che il prestigio, anzi The Prestige è la metafora del cinema stesso. In fondo, il film è un inganno e non corrisponde alla realtà .Il pubblico vede il film perché vuole essere ingannato. Il prestigiatore e il regista creano un inganno per divertire il pubblico. Così, il pubblico che assiste a un gioco di prestigio non è altro che lo stesso pubblico che va al cinema. Nolan non è altro che un maestro dell'inganno e ogni suo film è un prestigio.


The Avengers


Specifichiamo che questo film non avrebbe senso chiamarsi The Avengers per due motivi. Primo, il film è chiaramente ispirato al fumetto Ultimates che è una versione aggiornata dei Vendicatori originali. Allora, Nick Fury che è nero ed è interpretato da Samuel L. Jackson è proprio ripreso dal Nick Fury degli Ultimates che ha proprio le fattezze dell'attore americano. Thor ha un costume identico a quello della sua versione ultimate, ma non si sa per quale motivo verso la fine del filma ritorna al suo vecchio costume che è lo stesso che vediamo nella locandina. Sempre parlando di costume, quello di Occhio di Falco è identico allo stesso costume che ha negli Ultimates. Poi, troviamo subito negli Avengers Occhio di Falco e La Vedova Nera che in realtà non erano nei primi Vendicatori, ma loro due  si univano al gruppo di eroi solo in seguito, ma qui sono subito nei primi Vendicatori come negli Ultimates. In fine, qui gli alieni sono i Chitauri, una razza presente solo nel mondo degli Ultimates, mentre nei Vendicatori originali c'erano di mezzo i Kree e gli Skull. Quindi, per questo motivo il film avrebbe dovuto chiamarsi The Ultimates.
Secondo, nonostante il film narri di un gruppo di supereroi, The Avengers è tutto incentrato su Tony Stark, interperatato dal bravissimo Robert Downey Jr. Esaminiamo la locandina. Chi è personaggio in primo piano? Tony Stark. Chi è il primo attore che viene elencato? Robert Downey Jr. Qui sembra che il capo degli Avengers sia lui, mentre invece nei fumetti il capo degli Avengers è Capitan Amerca. Chi è che salva la situazione alla fine? Sempre lui. Ebbene si, questo film avrebbe dovuto chiamarsi Iron Man 3.

The Avengers è un classico film di supereroi dove l'eroe di turno deve sconfiggere il cattivo di turno per salvare il mondo. Ciò che lo distingue dal solito film di supereroi è che qui l'eroe non è uno, bensì un gruppo di eroi composto da Capitan America (Chris Evan), Thor (Chris Hemsworth), Iron Man (Robert Downey Jr.), Hulk (Mark Ruffalo), Occhio di Falco (Jeremy Renner) e La Vedova Nera (Scarlett Joansson). Il cattivo di turno è invece Loki è interpretato dal bravissimo Tom Hiddleston.

Joss Whedon, guarda caso un autore di fumetti marvel, scrive e dirige questa commedia sui superoi. Dico commedia perché The Avengers è pieno di battute che non finiscono più. Quello che ne dice più è Tony Stark. Perfino, Loki finisce per essere un cattivo divertente. Anche Hulk finisce per essere divertente e scordatevi dell'Hulk stupido. La regia è televisiva anche perché dobbiamo ricordare ricordarci che Joss Whedon viene dalla televisione, come dimenticarsi di Buffy. Comunque, un film divertente che vale la pena di spendere otto euro.

Loki : I have an army.
Tony Stark: We have an Hulk.

venerdì 20 aprile 2012

Il Cinema con la C


Dopo un mese di assenza ritorno a scrivere su questo blog. Il motivo della mia assenza è che sono stato impegnato a fare un workshop a Cinecittà.

Questo workshop, o laboratorio se vogliamo chiamarlo in italiano, era quello filmaking all'ACT all'interno di Cinecittà ed è durato circa un mese. E' stato interessante e utile.

Eravamo circa quaranta studenti e siamo stati divisi in quattro gruppi da dieci. Ognuno di questi gruppi avrebbe dovuto ideare un cortometraggio, girarlo e in fine montarlo. Ovviamente ogni gruppo era seguito in tutte le fasi dai docenti: uno di regia e due di montaggio.

I primi giorni il docente di regia ossia Giulio Reale ci ha spiegato i vari movimenti di macchina, come viene girato un dialogo, in poche parole la grammatica cinematografica. C'è stata l'analisi di alcune sequenze di film: S.O.S. Summer Of Sam di Spike Lee, Gran Torino di Clint Eastwood, C'era una volta il west di Sergio Leone e C'era una volta l'america di Sergio Leone.

Il docente di montaggio Tagliavia che era il più anziano di tutti e tre ci ha fatto fare un gioco. Ci ha dato cinque inquadrature e noi dovevamo montare queste inquadrature secondo la nostra visione. E' stato molto interessante perché erano le stesse inquadrature, ma ognuno le montava in modo diverso, anche se a volte ricorreva i cosidetti tacchi rossi. Bisognava usare queste inquadrature, ma si poteva aggiungere dei suoni. Questo gioco era molto stimolante per la creatività, ma a volte era difficile visualizzarlo perché in realtà non ce le avevamo visivamente questa inquadrature, ma abbiamo scritto sul quaderno come erano erano le inquadrature. Il giorno dopo, sempre riguardante il montaggio, abbiamo analizzate alcune scene di Via da Las Vegas di Mike Figgis e Ogni maledetta domenica di Oliver Stone.

Dopo i primi giorni di teoria, abbiamo iniziato con la pratica. L'ultimo giorno di teoria il docente di regia ci ha fatto dividere in quattro gruppi. C'era chi sceglieva i gruppi per via delle date perché ogni gruppo girava e montava in giorni prestabiliti. Così, mi sono ritrovato nel gruppo B.

Prima di iniziare a lavorare abbiamo fatto una simulazione del set. Così avremmo saputo cosa ci sarebbe aspettato durante il giorno delle riprese. Giulio Reale mi ha dato il ruolo dell'aiuto regista. In pratica il compito dell'aiuto regista è di interagire con le comparse. Se fossimo stati in un set vero, sarei stato licenziato. Ho fatto non so quanti errori, tipo durante le riprese una comparsa non era al suo posto e c'era in campo una persona che non ci doveva essere. Infatti, Reale mi ha chiamato alla fine "l'aiuto regista fasullo".

Il gruppo B era formato prevalentemente da ragazze, anzi femmine, perché c'erano anche due signore, mentre i maschi erano solo tre. Il nostro era un bel gruppo: si lavorava, ma si cazzeggiava anche. In fondo, si faceva il laboratorio non solo per questi sei crediti, ma anche per divertirsi, no?

Allora il nostro soggetto finale del corto tra tutti gli altri era il più semplice. Era la storia di una ragazza che vuole fare l'attrice, conosce uno che dice di essere un produttore che può farla entrare nel giro. Ha occasione di entrare in un set perché viene chiamata a fare la comparsa, ma alla fine se n'è andrà via perché si sente offesa dalla costumista e mentre se ne va vede che colui che le aveva detto di essere un attore mentre invece è solo uno che porta caffé. Il messaggio del corto è che il cinema non è mai come ci sembra.

Gli altri soggetti del gruppo erano complessi. C'era uno che era un thriller, ma tutto il corto era basato sul dialogo.Gli attori erano stati bravi, ma l'audio faceva schifo anche perché quelli dell'ACT non aveva dato a nessun gruppo i microfoni e quindi, un corto, che è basato soprattutto sul dialogo, non era venuto molto bene. Comunque, in questo thriller il dialogo era tra uno psicopatico e il suo dottore. Infatti, il corto si chiamava L'ultima seduta. Possiamo dire che, oltre all'audio, la storia era così così, ma l'attore che faceva lo psicopatico era stato bravissimo.

C'era poi quello del regista pazzo. Pazzo, ma in senso buono. Spiegava il soggetto del suo corto come fa un vero regista perché gesticolava e sapeva già come dovevano essere le inquadrature. Comunque, il corto era venuto bene registicamente parlando, alcune inquadrature, come quella da sopra da una finestra, mi ricordavano quelle di 28 giorni dopo, ma la storia era nulla. Parla di questa ragazza che vive la sua solitudine, ma niente di ché. Il corto si chiamava Alice.mp3 e il titolo già dice tutto.

Poi c'era quello dell'alieno zombie fatto da Giuseppe che io lo chiamo affettuosamente Frank Darabont perché come me è un grande appassionato di The Walking Dead. Dobbiamo dire che questo soggetto l'aveva scritto da tempi immemori. Comunque, il suo corto, di cui non mi ricordo il titolo, mi ricordava molto 28 giorni dopo e L'alba dei morti viventi. L'attrice protagonista, nonostante nella vita sia davvero insopportabile, è stata bravissima. A mio parere, era fatto bene, quello più riuscito, a parte nella scena del bagno dove non era reso molto bene.

Poi c'è il nostro corto. Lo spazio vuoto. Il titolo non c'entra molto con la storia perché si legava a un elemento iniziale della soggetto completamente scomparso ossia il libro di Peter Brook che si chiama Lo spazio vuoto. Quindi, il titolo è molto, ma molto metaforico.
Bisogna dire che l'aspetto del nostro corto era molto amatoriale. Come si è già detto, non ci hanno né microfoni né luci perché per questo workshop non ci servivano queste cose. Per questo motivo l'audio faceva schifo in alcuni punti e nelle inquadrature nel buio si vedeva poco. Uno si accontenta di ciò che ha fatto e nonostante che l'abbiamo girato tutto in un giorno possiamo dire che è venuto decente.

Dimenticavo che per il montaggio ci ha seguito il professor Scibilia detto Jambo. Abbiamo montato con Final Cut Pro, un bel programma di montaggio, peccato che giri solo su Mac. Dei due giorni di montaggio mi è rimasto impresso mela tab. Pensavo di scaricarmi Adobe Premiere perché gira sia su Mac che su Pc. Dicono che sia molto simile a Final Cut Pro.

Da Giulio Reale ho imparato il Cinema con la C (leggasi il cinema con la c maiuscola"). Quindi, niente Terence Malick. Ho imparato che per ogni scena si deve fare prima di tutto sempre un master che può essere un campo lungo o un campo medio e poi i vari campi e contro campi. Ogni soggetto di corto o film deve avere sempre il prologo, la pinza emotiva, il capovolgimento, un'altra pinza emotiva.

Giulio Reale ha fatto un documentario su Sergio Leone e vorrei proprio vederlo visto che mi laureo su Sergio Leone. Comunque, ha detto che il quattro maggio lo proietterà. Mi ha fatto ridere quando Reale ha detto che inizialmente la sua conoscenza su Sergio Leone si limitava all'intro dei Metallica. Penso proprio che per il Cinema lui intenda quello di Leone. Ho voluto studiare cinema proprio per via dei film di Sergio Leone perché un giorno mi piacerebbe fare proprio un western.

Per concludere, cercherò di scrivere di più su questo blog, ma è per me un periodo dove sono davvero impegnato. Ho trovato anche un lavoro in biblioteca per avere abbastanza soldi per comprarmi una fotocamera full HD per girare un corto che ho in mente. Ho raccontato questa idea del mio corto a mio cugino che è sceneggiatore e l'ha trovato interessante, ma mi ha detto di lavorarci bene registicamente. Tra qualche mese avrete ulteriori notizie su questo corto che girerò in autunno.

giovedì 15 marzo 2012

Gran Torino

Una parola per definire Gran Torino di Clint Eastwood è capolavoro. La locandina già ci dice di cosa parla il film: un uomo che difende la propria macchina, la Gran Torino, a cui è molto legato.
Walter Kowalski vive in un quartiere di immigrati ed è molto razzista. Quando Tao, un ragazzo mong, suo vicino, dopo aver tentato di rubargli la macchina, per scusarsi si mette a lavorare per Walter e tra i due nascerà un'amicizia inaspettata.

E' una film contro razzismo, anche se il protagonista stesso è razzista. Infatti, chiama i suoi vicini mong "musi gialli". Il razzismo del personaggio di Clint Eastwood è particolare perché non discrimina le razze, cosa che tra l'altro non dovrebbe esistere perché la razza umana è una sola e quindi userò fin da adesso il termine etnia, ma vuole che ogni persona debba stare con la gente della propria etnia. Questo si vede particolarmente in una scena quando dice ad un irlandese di non fraternizzare con i neri perché questi non lo vogliono. Come si è già detto, il razzismo di Kowalsky non è un vero razzismo poiché con il passare del tempo stringerà un buon rapporto con i suoi vicini mong, soprattutto con Tao. Specifichiamo che i mong non sono cinesi, ma sono un'etnia di popolazione asiatica che  possono vivere in alcune regioni della Cina, Thailandia, Vietnam, Laos e Birmania. Parlando sempre di etnia, possiamo vedere che ogni personaggio del film appartenga ad una etnia diversa: il protagonista è polacco, il prete è irlandese, il ragazzo è mong, il barbiere è italiano e così via.

La regia del Clint Eastwood è spettacolare. Si vede molto l'influenza del suo maestro ovvero Sergio Leone e questo lo possiamo per esempio vedere nella scena dove Kowalksi, interpretato da Eastwood, salva la ragazza mong da una gang di neri. Questa scena ricorda molto quella iniziale di Per un pugno di dollari dove il Joe, interpretato magistralmente da Eastwood, fa il gradasso con quattro pistoleri che avevano sparato al suo cavallo. Parlando sempre di western, da ricordare il duello tra lui e la banda mong che ha violentato la sorella di Tao e anche qui ricorda il suo personaggio interpretato nella trilogia del dollaro. Sembra che questa scena finale ripeti quella dei neri, ma non è così e proprio qui che sta la genialità del grande Clint Eastwood.

Parliamo adesso dello stile di Eastwood. La sua regia usa molto lo scavalcamento di campo. Alt. Non sapete cos'è lo scavalcamento di campo? Iniziamo a dire che questa tecnica non va mai usata se si vuole fare il regista. Allora, si deve immaginare che esista una linea immaginaria tra due personaggi data dai loro sguardi  e questa linea si chiama asse. Durante le riprese la macchina non deve mai scavalcare questo asse perché questo sarebbe un errore. Così la macchina da presa, se inizialmente sta inizialmente nella parte sinistra della linea dell'asse, poi non può andare nella parte destra. Per esempio, se in una scena di dialogo vediamo nell'inquadratura la spalla destra del personaggio A e nell'inquadratura di risposta dovremo vedere la spalla sinistra del personaggio B. Se si dovesse vedere la spalla destra del personaggio B, si crea appunto lo scavalcamento del campo e sembra che i due personaggi si siano scambiati la posizione.

Dicevamo appunto che lo stile di Eastwood è dato proprio dallo scavalcamento di campo. In Gran Torino se ne trovano molti esempi. Ricordiamo sempre la scena dei bulli neri. Qui c'è uno scavalcamento di campo, ma Eastwood lo usa magistralmente per confondere lo spettatore visto che è una scena di grande tensione. Ebbene, in realtà ciò che fa Eastwood non sono degli errori, ma i suoi scavalcamenti di campo sono motivati.

Un giovane regista deve conoscere bene la regola dello scavalcamento di campo. Ovviamente se si vuole infrangere questa regola, si deve avere una grande esperienza come il grande Clint.

giovedì 8 marzo 2012

Following


Molti conoscono i film di Christopher Nolan come Batman Begins, Il cavaliere oscuro, Inception, Memento, The Prestige e Insomnia, ma pochi conoscono il suo film d'esordio ossia Following del 1998.

Following narra di Bill, uno scrittore, che segue, pedina le persone per trovare l'ispirazione. Durante in uno dei suoi pedinamenti lo scrittore conosce Cobb, un ladro, che insegnerà a Bill il mestiere del topo d'appartamento. Tutto si complica quando Billy si invaghisce di una delle vittime e verrò trascinato in un mondo di inganni da cui gli risulterà difficile uscire.

Ciò che notiamo nelle prime scene è la narrazione non lineare che il regista riprenderà in un suo film successivo, Memento. Nolan con questa struttura delle sceneggiatura vuole distorcere la realtà per ingannare lo spettatore che solo alla fine scoprirà tutta la verità. Per parafrasare un altro del film dello stesso regista, The Prestige, la narrazione di Following  è composta da tre atti: la promessa, la svolta e il prestigio. Il terzo atto viene ben costruito per creare scalpore nello spettatore come succede appunto quando assistiamo ad un gioco di prestigio. Il finale a sorpresa di Following è qualcosa di eccezionale e qui si vede la mano di un maestro della sceneggiatura che porta il nome di Christopher Nolan.

Nel suo film d'esordio vediamo un tema a lui caro che ritroveremo anche nei suoi film successivi ossia il tema del doppio. Bill e Cobb sono due facce della stessa medaglia. Il primo pedina le persone per intrufolarsi nelle vite degli altri, mentre il secondo con lo stesso fine svaligia le case degli altri. La questione del doppio si rafforzerà soprattutto quando Billy deciderà di tagliarsi i capelli, consigliato da Cobb, e i due personaggi si ritroveranno lo stesso look. Questo indizio, come molti altri che il regista abilmente inserisce in qualche scena, serve allo spettatore per capire gradualmente la verità.

Ciò che colpisce del film, oltre a una magnifica sceneggiatura, è la messa in scena. Essendo Following il suo film d'esordio, ha avuto un bassissimo budget. Infatti, nei titoli di coda, vediamo "written, directed and shot by Christoper Nolan". Infatti, Nolan ha ricoperto anche il ruolo del direttore della fotografia. Il film è stato girato in 16mm ed in ogni inquadratura vediamo che Nolan fa uso della macchina a mano. Forse, questo fatto della macchina  a mano è anche per sottolineare che lo stesso spettatore segue i protagonisti della storia.

Notare che in una delle case, che i due protagonisti svaligiano, vediamo il logo di Batman. Questo si potrebbe definire un segno del destino poiché il regista in questione avrebbe diretto successivamente Batman Begins, Il cavaliere oscuro e Il cavaliere oscuro - Il ritorno

Voglio concludere dicendo che Following è un'ottimo esempio per i filmakers alle prime armi: se si ha un budget ridotto, ma se si ha un una buona sceneggiatura, si puo creare un film stupendo. Per arrivare a ciò uno deve essere ovviamente un bravo sceneggiatore come il maestro Christopher Nolan.




lunedì 5 marzo 2012

The Artist


Cominciamo con la mia prima recensione di questo blog e si spera che non si l'ultima.

Possiamo definire The Artist un omaggio al cinema stesso. E' la storia di George Valentin, attore del cinema muto, che si ritrova a fare i conti con una nuova invenzione ossia il sonoro. Infatti, il film è ambientato tra il passaggio tra il cinema sonoro e il cinema muto. Martin non riesce ad adattarsi al nuovo cinema perché preferisce il vecchio cinema muto dove riesce ad esprimersi meglio cosa che con il sonoro non avrebbe potuto fare. L'artista, come si definisce lui stesso, continuerà a fare film muti che saranno dei flop perché oramai il pubblico preferisce un fil sonoro. Questo lo porterà alla depressione, ma riuscirà a riprendersi con l'aiuto di Peppi Miller, una giovane attrice del sonoro e sua ammiratrice.

A mio parere, ricorda molto un vecchio film del 1952, Cantando sotto la pioggia di Stanley (Singin' in the rain) di Donen e Gene Kelly. Il musical in questione è infatti ambientato tra il passaggio tra il film muto e il film sonoro. Il protagonista è un attore del cinema muto che dovrà adeguarsi all'innovazione del sonoro. Anche qui il divo incontra un'attrice emergente che inizia nel mondo del cinema come ballerina come appunto in The Artist. Le due battute che dicono le due protagoniste vertono sullo stesso concetto: gli attori del cinema, che si esprimono solo con le smorfie e non pronunciando nessuna parola, non possono essere definiti attori.

Se la mettiamo in questo modo, The Artist non è originale. Anzi, rispetto a Cantando sotto la pioggia, è innovativo. Per raccontare la storia di un divo del muto il regista Michael Hazanavicious ha pensato di girare il film come se un film dell'epoca pre- sonoro ossia un film muto e in bianco e nero. Il regista ha pensato così di utilizzare il vecchio cinema per raccontare il vecchio cinema.

Gli stessi protagonisti incarnano il cinema stesso. George Valentin rappresenta il cinema muto che deve lasciar posto al cinema sonoro rappresentata da Peppi Miller. Ma, il vecchio cinema non sparirà del tutto perché Valentin tornerà a lavorare insieme a Miller, e così lo stesso The Artist rappresenta il ritorno del vecchio cinema.

Nonostante il film sia muto, il registe allestisce una perfetta messa in scena del film. Per esempio, la solitudine del divo viene ben sottolineato quando lui cammina per strada e nello sfondo si intravede l'insegna che dice Lonely Star. Anche quando oramai il sonoro invade il mondo del divo, George Valentin riesce a sentire qualunque rumore, e con lui stesso anche il pubblico che sente il primo suono del film oltre alla musica, ma poi scopriremo che quella scena era solo un sogno. Solo quando il divo alla fine passa al sonoro recitando assieme Peppi Miller, il film stesso passa al sonoro e sentiamo finalmente la prima e unica battuta dell'attore. Come per sottolineare che l'attore, o meglio il divo, e il film stesso sono un' unica cosa.

The Artist è reso principalmente dal' interpretazione stessa del artista ossia Jean Dujardin che interpreta George Valentin. Riesce a portare al massimo la sua recitazione senza nemmeno dire una parola. Stessa cosa si può dire per un altro attore di questo film ossia il cane. Se è vero che gli attori recitano da cani, allora i cani recitano da attori. Infatti, il cane di questo film ha pure vinto un premio per la sua interpretazione.