Dopo un mese di assenza ritorno a scrivere su questo blog. Il motivo della mia assenza è che sono stato impegnato a fare un workshop a Cinecittà.
Questo workshop, o laboratorio se vogliamo chiamarlo in italiano, era quello filmaking all'ACT all'interno di Cinecittà ed è durato circa un mese. E' stato interessante e utile.
Eravamo circa quaranta studenti e siamo stati divisi in quattro gruppi da dieci. Ognuno di questi gruppi avrebbe dovuto ideare un cortometraggio, girarlo e in fine montarlo. Ovviamente ogni gruppo era seguito in tutte le fasi dai docenti: uno di regia e due di montaggio.
I primi giorni il docente di regia ossia Giulio Reale ci ha spiegato i vari movimenti di macchina, come viene girato un dialogo, in poche parole la grammatica cinematografica. C'è stata l'analisi di alcune sequenze di film: S.O.S. Summer Of Sam di Spike Lee, Gran Torino di Clint Eastwood, C'era una volta il west di Sergio Leone e C'era una volta l'america di Sergio Leone.
Il docente di montaggio Tagliavia che era il più anziano di tutti e tre ci ha fatto fare un gioco. Ci ha dato cinque inquadrature e noi dovevamo montare queste inquadrature secondo la nostra visione. E' stato molto interessante perché erano le stesse inquadrature, ma ognuno le montava in modo diverso, anche se a volte ricorreva i cosidetti tacchi rossi. Bisognava usare queste inquadrature, ma si poteva aggiungere dei suoni. Questo gioco era molto stimolante per la creatività, ma a volte era difficile visualizzarlo perché in realtà non ce le avevamo visivamente questa inquadrature, ma abbiamo scritto sul quaderno come erano erano le inquadrature. Il giorno dopo, sempre riguardante il montaggio, abbiamo analizzate alcune scene di Via da Las Vegas di Mike Figgis e Ogni maledetta domenica di Oliver Stone.
Dopo i primi giorni di teoria, abbiamo iniziato con la pratica. L'ultimo giorno di teoria il docente di regia ci ha fatto dividere in quattro gruppi. C'era chi sceglieva i gruppi per via delle date perché ogni gruppo girava e montava in giorni prestabiliti. Così, mi sono ritrovato nel gruppo B.
Prima di iniziare a lavorare abbiamo fatto una simulazione del set. Così avremmo saputo cosa ci sarebbe aspettato durante il giorno delle riprese. Giulio Reale mi ha dato il ruolo dell'aiuto regista. In pratica il compito dell'aiuto regista è di interagire con le comparse. Se fossimo stati in un set vero, sarei stato licenziato. Ho fatto non so quanti errori, tipo durante le riprese una comparsa non era al suo posto e c'era in campo una persona che non ci doveva essere. Infatti, Reale mi ha chiamato alla fine "l'aiuto regista fasullo".
Il gruppo B era formato prevalentemente da ragazze, anzi femmine, perché c'erano anche due signore, mentre i maschi erano solo tre. Il nostro era un bel gruppo: si lavorava, ma si cazzeggiava anche. In fondo, si faceva il laboratorio non solo per questi sei crediti, ma anche per divertirsi, no?
Allora il nostro soggetto finale del corto tra tutti gli altri era il più semplice. Era la storia di una ragazza che vuole fare l'attrice, conosce uno che dice di essere un produttore che può farla entrare nel giro. Ha occasione di entrare in un set perché viene chiamata a fare la comparsa, ma alla fine se n'è andrà via perché si sente offesa dalla costumista e mentre se ne va vede che colui che le aveva detto di essere un attore mentre invece è solo uno che porta caffé. Il messaggio del corto è che il cinema non è mai come ci sembra.
Gli altri soggetti del gruppo erano complessi. C'era uno che era un thriller, ma tutto il corto era basato sul dialogo.Gli attori erano stati bravi, ma l'audio faceva schifo anche perché quelli dell'ACT non aveva dato a nessun gruppo i microfoni e quindi, un corto, che è basato soprattutto sul dialogo, non era venuto molto bene. Comunque, in questo thriller il dialogo era tra uno psicopatico e il suo dottore. Infatti, il corto si chiamava L'ultima seduta. Possiamo dire che, oltre all'audio, la storia era così così, ma l'attore che faceva lo psicopatico era stato bravissimo.
C'era poi quello del regista pazzo. Pazzo, ma in senso buono. Spiegava il soggetto del suo corto come fa un vero regista perché gesticolava e sapeva già come dovevano essere le inquadrature. Comunque, il corto era venuto bene registicamente parlando, alcune inquadrature, come quella da sopra da una finestra, mi ricordavano quelle di 28 giorni dopo, ma la storia era nulla. Parla di questa ragazza che vive la sua solitudine, ma niente di ché. Il corto si chiamava Alice.mp3 e il titolo già dice tutto.
Poi c'era quello dell'alieno zombie fatto da Giuseppe che io lo chiamo affettuosamente Frank Darabont perché come me è un grande appassionato di The Walking Dead. Dobbiamo dire che questo soggetto l'aveva scritto da tempi immemori. Comunque, il suo corto, di cui non mi ricordo il titolo, mi ricordava molto 28 giorni dopo e L'alba dei morti viventi. L'attrice protagonista, nonostante nella vita sia davvero insopportabile, è stata bravissima. A mio parere, era fatto bene, quello più riuscito, a parte nella scena del bagno dove non era reso molto bene.
Poi c'è il nostro corto. Lo spazio vuoto. Il titolo non c'entra molto con la storia perché si legava a un elemento iniziale della soggetto completamente scomparso ossia il libro di Peter Brook che si chiama Lo spazio vuoto. Quindi, il titolo è molto, ma molto metaforico.
Bisogna dire che l'aspetto del nostro corto era molto amatoriale. Come si è già detto, non ci hanno né microfoni né luci perché per questo workshop non ci servivano queste cose. Per questo motivo l'audio faceva schifo in alcuni punti e nelle inquadrature nel buio si vedeva poco. Uno si accontenta di ciò che ha fatto e nonostante che l'abbiamo girato tutto in un giorno possiamo dire che è venuto decente.
Dimenticavo che per il montaggio ci ha seguito il professor Scibilia detto Jambo. Abbiamo montato con Final Cut Pro, un bel programma di montaggio, peccato che giri solo su Mac. Dei due giorni di montaggio mi è rimasto impresso mela tab. Pensavo di scaricarmi Adobe Premiere perché gira sia su Mac che su Pc. Dicono che sia molto simile a Final Cut Pro.
Da Giulio Reale ho imparato il Cinema con la C (leggasi il cinema con la c maiuscola"). Quindi, niente Terence Malick. Ho imparato che per ogni scena si deve fare prima di tutto sempre un master che può essere un campo lungo o un campo medio e poi i vari campi e contro campi. Ogni soggetto di corto o film deve avere sempre il prologo, la pinza emotiva, il capovolgimento, un'altra pinza emotiva.
Giulio Reale ha fatto un documentario su Sergio Leone e vorrei proprio vederlo visto che mi laureo su Sergio Leone. Comunque, ha detto che il quattro maggio lo proietterà. Mi ha fatto ridere quando Reale ha detto che inizialmente la sua conoscenza su Sergio Leone si limitava all'intro dei Metallica. Penso proprio che per il Cinema lui intenda quello di Leone. Ho voluto studiare cinema proprio per via dei film di Sergio Leone perché un giorno mi piacerebbe fare proprio un western.
Per concludere, cercherò di scrivere di più su questo blog, ma è per me un periodo dove sono davvero impegnato. Ho trovato anche un lavoro in biblioteca per avere abbastanza soldi per comprarmi una fotocamera full HD per girare un corto che ho in mente. Ho raccontato questa idea del mio corto a mio cugino che è sceneggiatore e l'ha trovato interessante, ma mi ha detto di lavorarci bene registicamente. Tra qualche mese avrete ulteriori notizie su questo corto che girerò in autunno.