domenica 29 aprile 2012

Nero Wolfe


Adoro Nero Wolfe. Lo dice uno che non ama tanto le fiction ossia le serie italiane. Le fiction parlano sempre delle stesse cose: di mafiosi, personaggi realmente esistiti o storie d'amore. Non parliamo poi della recitazione italiana. C'è qualche rara eccezione ossia Boris che è stato trasmesso da Sky, ma snobbato dalla Rai, anzi RaiTre l'ha perfino trasmesso in seconda serata. Un'altra eccezione è Nero Wolfe trasmesso su RaiUno e guarda caso ritroviamo come protagonisti due attori di Boris: Francesco Pannofino e Pietro Sermonti.

Nero Wolfe, creato da Piero Bodrato e basato sui libri di Rex Stout, è un'operazione simile Sherlock della BBC dove avevamo Sherlock Holmes ai giorni nostri, sempre basato sui libri di Arthur Conan Doyle. In Nero Wolfe Bodrato sposta le avventure dell'investigatore americano da New York a Roma. Con Nero Wolfe ci viene mostrato uno spaccato dell'Italia degli anni quaranta. In un episodio ci viene mostrato un personaggio che gira un carosello, al giorno d'oggi chi sa cos'è un carosello.

Essendo basati sui libri, i personaggi sono sempre gli stessi, ma a volte i nomi cambiano ossia si mettono quelli italiani al posto di quelli americani, mentre gli unici nomi originali che rimangono sono ovviamente quelli di Nero Wolfe e Archie Goodwin. I personaggi fissi che ritroviamo in tutti i libri scompaiono e al loro posto compaiono quelli locali: il commissario Graziani al posto dell'ispettore Cramer, i tre investigatori che lavorano per Nero Wolfe vengono sostituiti dal romano Lanzetta, interpretato da Michele La Ginestra, e il cuoco Fritz viene sostitutito da Nanni (interpretato da Andy Luotto che nella vita reale è veramente un cuoco.)

Questa serie ha successo anche per la bravura dei due attori protagonisti. Francesco Pannofino è un'ottimo Nero Wolfe. Riesce bene a caratterizzare il detective americano sedentario, amante della cucina italiana e delle orchidee. Tra l'altro adoro Pannofino come attore, il René Ferretti di Boris era spettacolare, e doppiatore, sono sue le voci italiane di George Clooney e Denzel Washington. Pietro Sermonti, uno dei miglior attori italiani, si cala bene nella parte di Archie Goodwin, ma ormai quando vedo Sermonti che fa un ruolo diverso, vedo sempre Stanis. Non ci posso fare niente. Poi, il personaggio dell'ispettore Graziani, interpretato da Marcello Mazzarella, con la sua parlata siciliana, mi fa troppo ridere.

Non è il primo Nero Wolfe italiano. C'è già stato Tino Buazzelli che l'aveva interpretato sempre su RaiUno nel 1969. Uno dovrebbe rivedere lo sceneggiato italiano per fare poi un confronto la serie del 2012. Tra l'altro, Tino Buazzelli era più adatto, fisicamente parlando, di Francesco Pannofino a interpretare Nero Wolfe. Dobbiamo ricordarci che il Nero Wolfe di Stout, essendo un grande amante della buona cucina, era grasso e Buazzelli era più robusto di Pannofino, ma almeno il secondo recupera con un'ottima recitazione.

Per chi vuole vederselo, lo fanno ogni giovedì alle 21.10 su RaiUno, se amate il genere visto che è un giallo classico dove l'investigatore privato viene chiamato a indagare su un delitto, ma anche se non amate il genere, i due attori protagonisti sono bravissimi. Voglio una seconda stagione perché questa serie spacca alla grande. D'ora in poi quando leggerò Nero Wolfe, mi immaginerò sempre le facce di René e Stanis, ovvero Francesco Pannofino e Pietro Sermonti.

martedì 24 aprile 2012

Misfits


Dopo essermi visto l'ultimo episodio della terza stagione di Misfits è giunto il momento di parlare questo strepitoso telefilm.

La serie, di stampo inglese, è creata da Howard Overman. La premessa di questo sceneggiatore era sì di raccontare la vita di cinque giovani, e dunque un teen drama, ma con l'aggiunta di una cosa nuova: i poteri. 

Il primo episodio ci mostra cinque ragazzi che si ritrovano insieme in un centro di recupero a fare i sociali sociali per piccoli reati. Durante il loro lavoro questi cinque verranno investiti da una tempesta che darà loro dei poteri. 

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Scordatevi del motto di Spiderman in Misfits. Questi ragazzi, sebbene abbiano dei super poteri, non si metteranno dei costumi e faranno i supereroi, ma continueranno a fare la loro vita come se niente fosse. Ricorda molto Heroes come tematica e infatti viene perfino citato in un episodio.

I poteri di questi disadattati (misfits in inglese significa appunto disadattati) non sono casuali. Ogni potere rispecchia la loro personalità. Così, Kelly, che è la ragazza pettegola, ha il potere di leggere il pensiero degli altri. Alisha, che è una ragazza che a va a letto con tutti, ha questo potere che ogniqualvolta che uno la tocca ha voglia di fare sesso con lei. Curtis, essendo un corridore, ha il potere di riavvolgere il tempo. C'è poi Simon che, essendo timido, ha il potere di diventare invisibile. Infine c'è Nathan che sembra che non abbia nessun potere, ma alla fine della prima stagione si scoprirà il suo potere.

Come si è già detto, questi ragazzi non indosseranno nessun costume per salvare il mondo, al massimo la loro uniforme è la tutina arancione che devono indossare per fare i servizi sociali. Misfits, con un uso di un linguaggio forte, descrive bene questi ragazzi della società inglese. Ogni episodio che è incentrato su ognuno di loro, vedranno questi disattati alle prese con altre persone che hanno poteri anche perché loro non sono gli unici che sono stati investiti dalla tempesta.

Il personaggio meglio riuscito? Quello di Nathan, interpretato da Robert Sheehan. Questo personaggio si caratterizza per la sua forte parlantina e non ha i peli sulla lingua. Scherza su ogni cosa. In pratica, è il cazzone del gruppo. Purtroppo, il suo personaggio non è presente nella terza stagione, pare per il volere dello stesso attore, e il motivo della scomparsa dalla serie viene narrato nel webisode Vegas Baby. Nella terza stagione il suo posto viene preso da un nuovo personaggio, Rudy, che ha più o meno lo stesso carattere di Nathan.

Devo dire che la terza stagione mi è piaciuta moltissimo, nonostante non ci sia Nathan. C'è molta azione e viaggi nel tempo, tema di fantascienza che io adoro.

Diciamo che questa serie va vista in lingua originale e poi non è difficile capirlo visto che la lingua è un inglese britannico. La voce italiana di Nathan non rende tanto bene il personaggio. Se lo vedete in lingua originale, guardatelo con i sottotitoli perché senza quelli è difficile capire cosa dice il personaggio di Kelly.

La webserie Freaks ha provato a fare la versione nostrana di Misfits, ma non c'è riuscito. La serie ha avuto tanto successo perché tra gli attori figurava Gugliemo Scilla, alias willwoosh, anche co-sceneggiatore, che è la star più seguita del web. In Freaks manca totalmente la sceneggiatura e la serie è stata scritta da persone che non sanno niente di sceneggiatura, poi è piena di buchi di sceneggiatura. Per giustificarsi hanno detto che avrebbero spiegato ogni cosa nella seconda stagione. Ripeto, Freaks non è stata scritta da veri sceneggiatori, però devo dire che ha una bella regia e una bella colonna sonora.

Invece, in  Misfits la sceneggiatura è scritta bene, anzi più che bene. C'è conflitto interno ( i misfits dovranno affrontare le loro paure che sono quelle di tutti i giovani della loro età) e conflitto esterno ( i misfits si ritroveranno ad affrontare altre persone con poteri).

Non c'è nient'altro da dire su questa serie ben scritta. Finisco con una battuta che dice Nathan nell'ultimo episodio della prima stagione, Save me Barry



venerdì 20 aprile 2012

Il Cinema con la C


Dopo un mese di assenza ritorno a scrivere su questo blog. Il motivo della mia assenza è che sono stato impegnato a fare un workshop a Cinecittà.

Questo workshop, o laboratorio se vogliamo chiamarlo in italiano, era quello filmaking all'ACT all'interno di Cinecittà ed è durato circa un mese. E' stato interessante e utile.

Eravamo circa quaranta studenti e siamo stati divisi in quattro gruppi da dieci. Ognuno di questi gruppi avrebbe dovuto ideare un cortometraggio, girarlo e in fine montarlo. Ovviamente ogni gruppo era seguito in tutte le fasi dai docenti: uno di regia e due di montaggio.

I primi giorni il docente di regia ossia Giulio Reale ci ha spiegato i vari movimenti di macchina, come viene girato un dialogo, in poche parole la grammatica cinematografica. C'è stata l'analisi di alcune sequenze di film: S.O.S. Summer Of Sam di Spike Lee, Gran Torino di Clint Eastwood, C'era una volta il west di Sergio Leone e C'era una volta l'america di Sergio Leone.

Il docente di montaggio Tagliavia che era il più anziano di tutti e tre ci ha fatto fare un gioco. Ci ha dato cinque inquadrature e noi dovevamo montare queste inquadrature secondo la nostra visione. E' stato molto interessante perché erano le stesse inquadrature, ma ognuno le montava in modo diverso, anche se a volte ricorreva i cosidetti tacchi rossi. Bisognava usare queste inquadrature, ma si poteva aggiungere dei suoni. Questo gioco era molto stimolante per la creatività, ma a volte era difficile visualizzarlo perché in realtà non ce le avevamo visivamente questa inquadrature, ma abbiamo scritto sul quaderno come erano erano le inquadrature. Il giorno dopo, sempre riguardante il montaggio, abbiamo analizzate alcune scene di Via da Las Vegas di Mike Figgis e Ogni maledetta domenica di Oliver Stone.

Dopo i primi giorni di teoria, abbiamo iniziato con la pratica. L'ultimo giorno di teoria il docente di regia ci ha fatto dividere in quattro gruppi. C'era chi sceglieva i gruppi per via delle date perché ogni gruppo girava e montava in giorni prestabiliti. Così, mi sono ritrovato nel gruppo B.

Prima di iniziare a lavorare abbiamo fatto una simulazione del set. Così avremmo saputo cosa ci sarebbe aspettato durante il giorno delle riprese. Giulio Reale mi ha dato il ruolo dell'aiuto regista. In pratica il compito dell'aiuto regista è di interagire con le comparse. Se fossimo stati in un set vero, sarei stato licenziato. Ho fatto non so quanti errori, tipo durante le riprese una comparsa non era al suo posto e c'era in campo una persona che non ci doveva essere. Infatti, Reale mi ha chiamato alla fine "l'aiuto regista fasullo".

Il gruppo B era formato prevalentemente da ragazze, anzi femmine, perché c'erano anche due signore, mentre i maschi erano solo tre. Il nostro era un bel gruppo: si lavorava, ma si cazzeggiava anche. In fondo, si faceva il laboratorio non solo per questi sei crediti, ma anche per divertirsi, no?

Allora il nostro soggetto finale del corto tra tutti gli altri era il più semplice. Era la storia di una ragazza che vuole fare l'attrice, conosce uno che dice di essere un produttore che può farla entrare nel giro. Ha occasione di entrare in un set perché viene chiamata a fare la comparsa, ma alla fine se n'è andrà via perché si sente offesa dalla costumista e mentre se ne va vede che colui che le aveva detto di essere un attore mentre invece è solo uno che porta caffé. Il messaggio del corto è che il cinema non è mai come ci sembra.

Gli altri soggetti del gruppo erano complessi. C'era uno che era un thriller, ma tutto il corto era basato sul dialogo.Gli attori erano stati bravi, ma l'audio faceva schifo anche perché quelli dell'ACT non aveva dato a nessun gruppo i microfoni e quindi, un corto, che è basato soprattutto sul dialogo, non era venuto molto bene. Comunque, in questo thriller il dialogo era tra uno psicopatico e il suo dottore. Infatti, il corto si chiamava L'ultima seduta. Possiamo dire che, oltre all'audio, la storia era così così, ma l'attore che faceva lo psicopatico era stato bravissimo.

C'era poi quello del regista pazzo. Pazzo, ma in senso buono. Spiegava il soggetto del suo corto come fa un vero regista perché gesticolava e sapeva già come dovevano essere le inquadrature. Comunque, il corto era venuto bene registicamente parlando, alcune inquadrature, come quella da sopra da una finestra, mi ricordavano quelle di 28 giorni dopo, ma la storia era nulla. Parla di questa ragazza che vive la sua solitudine, ma niente di ché. Il corto si chiamava Alice.mp3 e il titolo già dice tutto.

Poi c'era quello dell'alieno zombie fatto da Giuseppe che io lo chiamo affettuosamente Frank Darabont perché come me è un grande appassionato di The Walking Dead. Dobbiamo dire che questo soggetto l'aveva scritto da tempi immemori. Comunque, il suo corto, di cui non mi ricordo il titolo, mi ricordava molto 28 giorni dopo e L'alba dei morti viventi. L'attrice protagonista, nonostante nella vita sia davvero insopportabile, è stata bravissima. A mio parere, era fatto bene, quello più riuscito, a parte nella scena del bagno dove non era reso molto bene.

Poi c'è il nostro corto. Lo spazio vuoto. Il titolo non c'entra molto con la storia perché si legava a un elemento iniziale della soggetto completamente scomparso ossia il libro di Peter Brook che si chiama Lo spazio vuoto. Quindi, il titolo è molto, ma molto metaforico.
Bisogna dire che l'aspetto del nostro corto era molto amatoriale. Come si è già detto, non ci hanno né microfoni né luci perché per questo workshop non ci servivano queste cose. Per questo motivo l'audio faceva schifo in alcuni punti e nelle inquadrature nel buio si vedeva poco. Uno si accontenta di ciò che ha fatto e nonostante che l'abbiamo girato tutto in un giorno possiamo dire che è venuto decente.

Dimenticavo che per il montaggio ci ha seguito il professor Scibilia detto Jambo. Abbiamo montato con Final Cut Pro, un bel programma di montaggio, peccato che giri solo su Mac. Dei due giorni di montaggio mi è rimasto impresso mela tab. Pensavo di scaricarmi Adobe Premiere perché gira sia su Mac che su Pc. Dicono che sia molto simile a Final Cut Pro.

Da Giulio Reale ho imparato il Cinema con la C (leggasi il cinema con la c maiuscola"). Quindi, niente Terence Malick. Ho imparato che per ogni scena si deve fare prima di tutto sempre un master che può essere un campo lungo o un campo medio e poi i vari campi e contro campi. Ogni soggetto di corto o film deve avere sempre il prologo, la pinza emotiva, il capovolgimento, un'altra pinza emotiva.

Giulio Reale ha fatto un documentario su Sergio Leone e vorrei proprio vederlo visto che mi laureo su Sergio Leone. Comunque, ha detto che il quattro maggio lo proietterà. Mi ha fatto ridere quando Reale ha detto che inizialmente la sua conoscenza su Sergio Leone si limitava all'intro dei Metallica. Penso proprio che per il Cinema lui intenda quello di Leone. Ho voluto studiare cinema proprio per via dei film di Sergio Leone perché un giorno mi piacerebbe fare proprio un western.

Per concludere, cercherò di scrivere di più su questo blog, ma è per me un periodo dove sono davvero impegnato. Ho trovato anche un lavoro in biblioteca per avere abbastanza soldi per comprarmi una fotocamera full HD per girare un corto che ho in mente. Ho raccontato questa idea del mio corto a mio cugino che è sceneggiatore e l'ha trovato interessante, ma mi ha detto di lavorarci bene registicamente. Tra qualche mese avrete ulteriori notizie su questo corto che girerò in autunno.