giovedì 19 luglio 2012

Per un pugno di Leone : C'era una volta in America

Per finire la rubrica dedicata a Sergio Leone e per chiudere il mio blog in bellezza è il momento di parlare C'era una volta in America.

Il terzo capitolo della Trilogia del tempo è il lascito di Sergio Leone perché questo è il suo ultimo film che ha girato prima di morire, ma aveva in programma di girare un ambientato in Russia, precisamente a Stalingrado, ma per un problema al cuore il mondo è rimasto senza uno dei più grandi registi del mondo.

Non si può raccontare la trama di C'era una volta in America perché non è semplice. E' un film che dura più di tre ore, ma in America i distributori americani hanno pensato di tagliare il film per avere una durata di due ore. Per questo motivo che negli USA questo film è stato un flop e Leone si è dissociato dal film che è stato distribuito nelle sale americane. Non solo hanno tagliato il film, ma hanno pensato pure di mettere le scene in ordine cronologico. C'era una volta in America è caratterizzato dal fatto che ha una storia non lineare. Abbiamo per tutto il film flashback e flashforward. Per passare dal presente al passato Leone non ricorre alla solita tecnica del flashback con la dissolvenza, ma ad alcune trovate geniali come Noodles adulto che guarda dallo spioncino e nell'inquadratura dopo vediamo Deborah ragazzina e nell'inquadratura successiva vediamo di nuovo Noodles ma ragazzino.

Essenzialmente C'era una volta in America parla dell'ascesa di gangster ebrei negli anni del proibizionismo. Soprattutto questo film come gli altri film di Leone è sull'amicizia, in particolar modo tra Noodles, il protagonista, e Max. La struttura del film è circolare. Nuff said. Non rivelo altro per evitare di spoilerare perché questo film merita di essere visto. So che è pesante vedere un film che dura più di tre ore, ma il capolavoro di Leone è un film che dovrebbero vedere chiunque ami il cinema di Leone.

Vi lascio con una delle musiche di Ennio Morricone presenti in questo film ovvero il tema di Deborah, che in questo momento sta diventando la mia colonna sonora in questo periodo. Be, non c'è niente da dire, Deborah's Theme is amazing and the most beautiful music in the world.





giovedì 21 giugno 2012

L'inverno sta arrivando


L'inverno sta arrivando, anche se sarebbe il caso di dire che l'estate sta arrivando visto che oggi è il 21 giugno 2012 e fa un caldo micidiale. Ho messo questo titolo per parlare di una serie televisiva di genere fantasy a cui mi sto appassionando troppo ovvero Games of Thrones trasmesso su Sky con il titolo Trono di Spade.

Games of Thrones è un fantasy atipico. Non ci sono né buoni né cattivi come in tutti i fantasy, anzi qui tutti i personaggi agiscono per i loro interessi. Secondo il mio parere, i personaggi  più positivi sono gli Stark e i personaggi più negativi sono i Lannister, in primis Geoffrey e già dal primo episodio capiamo quanto questo personaggio sia uno psicopatico micidiale, nonostante sia solo un ragazzino. E' un telefilm corale visto che ci sono tanti personaggi che appartengono a varie casate, ma il personaggio centrale è Eddard Stark, che ha il volto di Sean Bean, attore diventato noto per aver interpretato Boromir nel Signore degli Anelli.  

Parlando dell'ottima sceneggiatura di David Benioff e D. B. Weiss basata sui libri di George R. R. Martin Games of Thrones segue una struttura orizzontale. In parole povere, tutta la serie è basata più sui personaggi che sui fatti. Quindi, raramente ci sono combattimenti come ce ne sono in tutti i fantasy. Tutto il plot è dato appunto dagli personaggi che aspirano al potere ossia al Trono di Spade dove si siede il re dei sette regni. Così in ogni episodio troveremo complotti e intrighi. E' come se Shakespeare incontrasse il fantasy.

Il mio personaggio preferito è Sansa Stark, figlia di Eddard Stark. Questo personaggio è interpretato dall'attrice inglese Sophie Turner, anche se la preferisco quando interpreta Sansa perché i capelli naturali dell'attrice sono biondi, mentre invece quando interpreta Sansa ha i capelli rossi. Inoltre, adoro troppo il suo accento britannico.


Games of Thrones è una serie che merita. Può piacere agli amanti del fantasy, ma può piacere anche a chi non è cultore di questo personaggio perché i personaggi sono ben scritti. E' un telefilm che va visto subito perché, come direbbero gli Stark, Winter is coming.







lunedì 18 giugno 2012

Sergio Leone in radio

Qualche settimana fa c'è stato un omaggio a Sergio Leone fatto da Rete 4 trasmettendo tutti i film i suoi film, a parte C'era una volta in America di cui parlerò a breve, e proprio qualche giorno fa ho scoperto che c'è stato un programma radiofonico dedicato a Sergio Leone.

Questa rubrica radiofonica dedicata al regista romano è all'interno di Alle otto della sera. Il conduttore di queste 20 puntate su Sergio Leone è Italo Moscati che ha scritto anche un libro sul regista della Trilogia del dollaro e della Trilogia del tempo, Sergio Leone. Quando il cinema era grande.

Il programma è molto interessante per conoscere alcuni aspetti di uno dei più grandi registi. Se volete ascoltare queste 20 puntate potete farlo attraverso il podcast, ma potete anche scaricarvi le puntate. Basta che andiate semplicemente qui.




domenica 10 giugno 2012

Le 22 regole dello storytelling, secondo la Pixar

Qualche giorno fa ho letto su internet le 22 regole dello storytelling di Emma Coats che lavora per la Pixar come storyboarder.  Grazie alla sua esperienza con la nota casa di produzione di animazione ha trovato 22 regole per come scrivere una buona storia e le ha scritte sul suo twitter.
Queste 22 regole dello storytelling mi ricordano il decalogo di McKee, guru della sceneggiatura, e quindi le ho trovate interessante per chi vuole diventare uno storyteller/sceneggiatore. Metto qui queste 22 regole in italiano. Qui  potete trovare queste regole in lingua originale

#1: Si ammira il personaggio per provare più che dai loro successi.

#2: Dovete tenere a mente cosa è interessante per voi come pubblico, non cosa è divertente da fare come scrittore. Le due cose possono essere molto diverse.

#3: Cercare di ottenere il tema è importante, ma non riuscirete mai a vedere su cosa verte la storia finché non sarete alla fine di essa. Ora riscrivete.

#4: C'era una volta____. Ogni giorno____. Un giorno____. Per questo motivo, ____. Per questo motivo,____. Finché finalmente____.

#5: Semplificate. Focalizzate. Combinate i personaggi. Saltate i giri. Vi sentirete come se steste perdendo roba di gran valore, ma vi sentirete liberi.

#6: In cosa è bravo è il vostro personaggio, con cosa è a proprio agio? Lanciate il polo opposto a questi. Fateli sfidare. Come si affrontano?

#7: Inventate il vostro finale, prima di di trovare il vostro centro. Seriamente. I finali sono difficili, ottenete i vostri meccanismi in anticipo.

#8: Finite la vostra storia, lasciatela andare anche se non è perfetta. In un mondo ideale avreste tutte e due le cose, ma voltate pagina. Farete meglio la prossima volta.

#9: Quando siete bloccati, fate una lista di ciò che non accadrà la prossima volta. Molte volte il materiale, che vi sbloccherà, comparirà.

#10: Smontate le storie che vi piacciono. Ciò che vi piace in esse è parte di voi. Dovete riconoscerlo prima di poterlo usare.

#11: Metterlo su carta vi permette di organizzarlo. Se sta nella vostra testa, un'idea perfetta, non lo condividerete con nessun altro.

#12: Scartate la prima cosa che vi viene in mente. E la seconda, la terza, la quarta, la quinta - mettete l'evidenza da parte.

#13: Date ai vostri personaggi dei pareri. Passivo/docile potrebbe sembrare a voi attraente come scrivete, ma è veleno per il pubblico.

#14: Perché dovete raccontare questa storia? Qual è la convinzione che brucia dentro di voi da cui trae la vostra energia? Questo è il cuore di tutto.

#15: Se voi foste il vostro personaggio, in questa situazione, come vi sentireste? Sinceramente dà credibilità a situazioni incredibili.

#16: Cosa sono i paletti? Dateci una ragione per simpatizzare con il personaggio. Cosa succede se non hanno successo? Saranno sfavoriti.

#17: Nessun lavoro è mai sprecato. Se non funziona, lasciatelo andare e voltate pagina - vi ritornerà utile più tardi.

#18: Dovete conoscere voi stessi: la differenza tra fare il vostro meglio e innervosirsi. Storia è sperimentare, non perfezionare.

#19: Le coincidenze per mettere i personaggi sono geniali. Le coincidenze per tirarli fuori è barare.

#20: Esercizio: prendete i mattoni di un film che non vi piace. Come li disporreste in ciò che vi piace?

#21: Vi dovete identificare con la vostra situazione e i vostri personaggi, non potete scrivere solo "figo". Che cosa vi farebbe agire in quel modo?

#22: Qual è la vostra essenza della vostra storia? Il grande vantaggio del raccontarlo? Se lo sapete, potete costruire la storia da lì.

martedì 5 giugno 2012

Per un pugno di Leone : Giù la testa


Giù la testa è il secondo capitolo della Trilogia del tempo. Ebbene, questo film è il meno riuscito di tutta la trilogia e di tutta la filmografia. Nonostante ciò, parleremo lo stesso di questa pellicola che non è riuscito a diventare capolavoro come tutti i film di Sergio Leone. Per fortuna, con il capitolo finale della Trilogia del tempo Leone recupera e stiamo parlando del suo capolavoro C'era una volta in America.

E' la storia di John alias Sean e di Juan durante la rivoluzione messicana. Sean è un irlandese che ha fatto parte dell'IRA e appoggia la rivoluzione messicana, mentre invece Juan è un peone che è interessato solo al vile denaro, ma solo quando perderà la cosa più preziosa, la famiglia, diventerà anche lui un rivoluzionario.

Questo secondo capitolo della Trilogia del tempo è un film rivoluzionario. Questo viene sottolineato da una citazione iniziale di Mao Tze Tung, La rivoluzione non è un pranzo di gala.



Dobbiamo ricordarci che questo film è nato durante il periodo sessantottino. Questa rivoluzione si fa beffa anche della chiesa, tra i quelli rapinati e privati dei vestiti nella scena iniziale c'è anche un cardinale.

I due protagonisti sono legati da un'amicizia stile Tuco e Joe ne Il buono, il brutto, il cattivo, ma sono due facce della stessa medaglia: uno si chiama John e l'altro Juan, entrambi con una sfiducia verso la rivoluzione. Tra l'altro Eli Wallach, ossia Tuco, voleva interpretare Juan, ma alla fine Leone aveva deciso di puntare su Rod Steiger. Non è un caso che Wallach e Steiger abbiano lo stesso doppiatore, Carlo Romano.

Perché dico che Giù la testa è il film meno riuscito di Sergio Leone? Inizialmente, la pellicola doveva essere diretta da Peter Bogdanovich, ma niente. Allora, si chiede a Sam Peckinpah, ma neanche lui vuole dirigerlo. L'ultima opzione è Giancarlo Santi, aiuto regista di Leone, ma anche regista de Il grande duello con Lee Van Cleef da cui Quentin Tarantino ha preso il tema per la colonna sonora di Kill Bill, ma alla fine tocca a Leone dirigere questo film. A mio parere, dirige questo film così per fare, senza neanche impegnarsi tanto. Non mancano i suoi soliti primissimi piani, ma mancano i suoi duelli. Per questo motivo non è un western. Leone aveva già chiuso la sua parentesi con il western con C'era una volta il West e questo viene sottolineato proprio dal titolo.

Ricordiamo sempre la colonna sonora di Ennio Morricone. Potrebbe essere solo una mia impressione, ma certe volte mi ricorda la musica di C'era una volta il West e Morricone ci ha aggiunto solo quel "Sean" che si ripete ogni tanto.

John: Giù la testa, coglione!


martedì 29 maggio 2012

Per un pugno di Leone : C'era una volta il West

Il primo capitolo della Trilogia del tempo di Sergio Leone è C'era una volta il West. Finita la Trilogia del dollaro che era picaresca, sul grottesco, inizia una nuova trilogia più seria, più malinconica che comprende questo film per proseguire con Giù la testa e C'era una volta in America.

E' la storia di Jill, una prostituita che arriva dal New Orleans per cambiare vita ma appena arrivata scoprirà che suo marito è morto per mano del killer Frank. Ad aiutare la donna contro Frank e il signor Morton ci saranno il bandito Cheyenne e Armonica, un uomo misterioso che cerca vendetta.

Il soggetto è di Dario Argento e Bernardo Bertolucci, ma dobbiamo dire che tutto il lavoro lo fecero Sergio Leone e Sergio Donati, uno sceneggiatore che ammiro moltissimo.

La prima sequenza che è quella dei titoli di coda è da maestro. Non c'è nessun dialogo, come nella sequenza iniziale di Un dollaro d'onore, a parte le parole del capo stazione, ma solo la colonna sonora. Attenzione, per colonna sonora si intende non la partitura di Ennio Morricone, ma i rumori diegetici che si sentono in questa stazione, per esempio quello della ruota che gira continuamente. I tre personaggi di questa sequenza sono tre killer che aspettano qualcuno che in seguito scopriremo sarà Armonica. La dilatazione del tempo, ossia l'attesa, è data da questi tre personaggi: uno ha continuamente la goccia che gli cade sul cappello, uno ha una mosca che gli ronza sulla faccia e il terzo si scrocchia le dita. Questa sequenza che non racconta niente, ma la geniale messa in scena fatta da Leone non annoia per niente il pubblico, potrebbe essere benissimo un cortometraggio. Tra l'altro uno di questi tre, mi pare che quello in questa sequenza si scrocchia le dita, si suicidò con addosso il costume dall'albergo dove stava tutto il cast del film. Il motivo di questo gesto non si seppe mai, ma quello che colpì fu il cinismo di Leone di fronte a questa tragedia. Toglietegli il costume che dobbiamo girare un'altra scena.



Parliamo dei personaggi. Abbiamo il protagonista, Armonica, interpretato da Charles Bronson. Come il protagonista della Trilogia del dollaro, non ha nome, si chiama Armonica proprio per via dello strumento che suona continuamente per tutto il film e arriva dal nulla per poi ritornare verso il nulla. Abbiamo Jill, interpretata dalla bellissima Claudia Cardinale, che è una prostituta del New Orleans che vuole cambiare vita, ma si ritroverà una terra ambita dal signor Morton, interpretato da Gabriele Ferzetti. C'è il killer Frank interpretato da Henry Fonda. E c'è il bandito Cheyenne, interpretato da Jason Robards, che stringe con Armonica un'amicizia che ricorda quella che c'era tra il Monco e il colonnello Mortimer in Per qualche dollaro in più.

Anche qui la partitura di Ennio Morricone è fondamentale. Da notare che il personaggio di Armonica viene sempre introdotto appunto dal suono dell'armonica. Scopriremo solo alla fine perché è importante. Diciamo che l'armonica riveste lo stesso ruolo che aveva il carillon in Per qualche dollaro in più: ricordare il passato, la nostalgia.


Nel duello finale tra Armonica e Frank scopriamo perché l'armonica è importante. Il duello finale si svolge in pochi secondi, ma la dilatazione del tempo viene data dal flashback dove scopriamo che Frank aveva ucciso il fratello di Armonica. Armonica con le mani legate ha in bocca l'armonica, mentre il fratello è sopra le spalle di Armonica con il cappio al collo. Mentre Armonica cade, il fratello muore impiccato. Tra l'altro il fratello è interpretato da Claudio Mancini, il direttore di produzione di C'era una volta il West, e produttore di Giù la testa e C'era una volta in America. Nel duello abbiamo proprio un esempio di ppp (primissimo piano) estremo, quello sugli occhi di Armonica.



C'era una volta il West doveva essere un funerale per un' epopea, appunto quella del west. Infatti, con questo film Sergio Leone vuole chiudere la parentesi con il western. La ferrovia che arriva rappresenta l'inizio della civiltà e per questo motivo che alla fine compare il titolo invece della solita scritta Fine perché ormai il west è finito.



Frank: Suona qualcosa a tuo fratello.

domenica 27 maggio 2012

C'era una volta il west (ma c'ero anch'io)


C'era una volta il West (ma c'ero anch'io) di Sergio Donati è un libro che consiglio vivamente, se amate Sergio Leone come me, inoltre il libro costa pochissimo, anche perché è un libricino. Sergio Donati è sceneggiatore di C'era una volta il West e Giù la testa, ma è anche sceneggiatore non accreditato di Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo.

Il libro si divide in due parti. La prima parte, C'era una volta il West, racconta tutta la sua esperienza con Sergio Leone. Inizialmente, Leone gli aveva proposto di scrivere Per un pugno di dollari basandosi su La sfida del samurai di Akira Kurosawa, ma Donati aveva rifiutato pensando che un film del genere non avrebbe mai avuto successo. Poi, quando ha visto che un film del genere faceva successo, ha accettato di lavorare con Leone dopo che questi gli aveva proposto di dargli una sistemata alla sceneggiatura di Per qualche dollaro in più scritta da Luciano Vincenzoni. Ovviamente, lui faceva il "negro" e quindi non era stato accreditato. Diventerà sceneggiatore ufficiale di Sergio Leone in C'era una volta in West. Qui sotto c'è la scena finale di Per qualche dollaro in più riscritta da Sergio Donati.



Nella seconda parte (ma c'ero anch'io) Donati parla della sua esperienza nel cinema post Leone. E soprattutto dà qualche consiglio a qualche aspirante sceneggiatore. Io l'ho conosciuto e mi sembra una persona disponibile. Mi ha regalato il suo libro, facendomi una dedica.


Cliccando qui potete andare sul sito di Sergio Donati dove mette tanti consigli e link per gli aspiranti sceneggiatori. Tra l'altro lui tiene anche un corso di sceneggiatura alla scuola Omero.

Per finire vi posto un estratto da C'era una volta il West (ma c'ero anch'io) di Sergio Donati.

Ama , si: e gli amori sul set obbediscono a regole quasi fisse: la segretaria di edizione ha quasi sempre una storia d'amore con l'operatore alla macchina, perché sono continuamente a contatto per via dei metri di pellicola usati nelle riprese. I direttori della fotografia sono sessualmente attivissimi, ed è comprensibile perché stanno sempre lì a maneggiare carezzevolmente la faccia dell'Attrice per cancellarle più difetti possibili, ed è giusto che raccolgano una natura ricompensa.

Il regista, invece, (eccettuato qualche noto maniaco che lo fa solo per "quello"...) di solito è votato alla castità durante le riprese. Primo perché ha altro da pensare e come si sa il copione non vuole pensieri - e secondo perché deve tenere a bada quel po' po' di circo turbolento e se ha una favorita perde subito autorità.