martedì 24 aprile 2012

Misfits


Dopo essermi visto l'ultimo episodio della terza stagione di Misfits è giunto il momento di parlare questo strepitoso telefilm.

La serie, di stampo inglese, è creata da Howard Overman. La premessa di questo sceneggiatore era sì di raccontare la vita di cinque giovani, e dunque un teen drama, ma con l'aggiunta di una cosa nuova: i poteri. 

Il primo episodio ci mostra cinque ragazzi che si ritrovano insieme in un centro di recupero a fare i sociali sociali per piccoli reati. Durante il loro lavoro questi cinque verranno investiti da una tempesta che darà loro dei poteri. 

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Scordatevi del motto di Spiderman in Misfits. Questi ragazzi, sebbene abbiano dei super poteri, non si metteranno dei costumi e faranno i supereroi, ma continueranno a fare la loro vita come se niente fosse. Ricorda molto Heroes come tematica e infatti viene perfino citato in un episodio.

I poteri di questi disadattati (misfits in inglese significa appunto disadattati) non sono casuali. Ogni potere rispecchia la loro personalità. Così, Kelly, che è la ragazza pettegola, ha il potere di leggere il pensiero degli altri. Alisha, che è una ragazza che a va a letto con tutti, ha questo potere che ogniqualvolta che uno la tocca ha voglia di fare sesso con lei. Curtis, essendo un corridore, ha il potere di riavvolgere il tempo. C'è poi Simon che, essendo timido, ha il potere di diventare invisibile. Infine c'è Nathan che sembra che non abbia nessun potere, ma alla fine della prima stagione si scoprirà il suo potere.

Come si è già detto, questi ragazzi non indosseranno nessun costume per salvare il mondo, al massimo la loro uniforme è la tutina arancione che devono indossare per fare i servizi sociali. Misfits, con un uso di un linguaggio forte, descrive bene questi ragazzi della società inglese. Ogni episodio che è incentrato su ognuno di loro, vedranno questi disattati alle prese con altre persone che hanno poteri anche perché loro non sono gli unici che sono stati investiti dalla tempesta.

Il personaggio meglio riuscito? Quello di Nathan, interpretato da Robert Sheehan. Questo personaggio si caratterizza per la sua forte parlantina e non ha i peli sulla lingua. Scherza su ogni cosa. In pratica, è il cazzone del gruppo. Purtroppo, il suo personaggio non è presente nella terza stagione, pare per il volere dello stesso attore, e il motivo della scomparsa dalla serie viene narrato nel webisode Vegas Baby. Nella terza stagione il suo posto viene preso da un nuovo personaggio, Rudy, che ha più o meno lo stesso carattere di Nathan.

Devo dire che la terza stagione mi è piaciuta moltissimo, nonostante non ci sia Nathan. C'è molta azione e viaggi nel tempo, tema di fantascienza che io adoro.

Diciamo che questa serie va vista in lingua originale e poi non è difficile capirlo visto che la lingua è un inglese britannico. La voce italiana di Nathan non rende tanto bene il personaggio. Se lo vedete in lingua originale, guardatelo con i sottotitoli perché senza quelli è difficile capire cosa dice il personaggio di Kelly.

La webserie Freaks ha provato a fare la versione nostrana di Misfits, ma non c'è riuscito. La serie ha avuto tanto successo perché tra gli attori figurava Gugliemo Scilla, alias willwoosh, anche co-sceneggiatore, che è la star più seguita del web. In Freaks manca totalmente la sceneggiatura e la serie è stata scritta da persone che non sanno niente di sceneggiatura, poi è piena di buchi di sceneggiatura. Per giustificarsi hanno detto che avrebbero spiegato ogni cosa nella seconda stagione. Ripeto, Freaks non è stata scritta da veri sceneggiatori, però devo dire che ha una bella regia e una bella colonna sonora.

Invece, in  Misfits la sceneggiatura è scritta bene, anzi più che bene. C'è conflitto interno ( i misfits dovranno affrontare le loro paure che sono quelle di tutti i giovani della loro età) e conflitto esterno ( i misfits si ritroveranno ad affrontare altre persone con poteri).

Non c'è nient'altro da dire su questa serie ben scritta. Finisco con una battuta che dice Nathan nell'ultimo episodio della prima stagione, Save me Barry



venerdì 20 aprile 2012

Il Cinema con la C


Dopo un mese di assenza ritorno a scrivere su questo blog. Il motivo della mia assenza è che sono stato impegnato a fare un workshop a Cinecittà.

Questo workshop, o laboratorio se vogliamo chiamarlo in italiano, era quello filmaking all'ACT all'interno di Cinecittà ed è durato circa un mese. E' stato interessante e utile.

Eravamo circa quaranta studenti e siamo stati divisi in quattro gruppi da dieci. Ognuno di questi gruppi avrebbe dovuto ideare un cortometraggio, girarlo e in fine montarlo. Ovviamente ogni gruppo era seguito in tutte le fasi dai docenti: uno di regia e due di montaggio.

I primi giorni il docente di regia ossia Giulio Reale ci ha spiegato i vari movimenti di macchina, come viene girato un dialogo, in poche parole la grammatica cinematografica. C'è stata l'analisi di alcune sequenze di film: S.O.S. Summer Of Sam di Spike Lee, Gran Torino di Clint Eastwood, C'era una volta il west di Sergio Leone e C'era una volta l'america di Sergio Leone.

Il docente di montaggio Tagliavia che era il più anziano di tutti e tre ci ha fatto fare un gioco. Ci ha dato cinque inquadrature e noi dovevamo montare queste inquadrature secondo la nostra visione. E' stato molto interessante perché erano le stesse inquadrature, ma ognuno le montava in modo diverso, anche se a volte ricorreva i cosidetti tacchi rossi. Bisognava usare queste inquadrature, ma si poteva aggiungere dei suoni. Questo gioco era molto stimolante per la creatività, ma a volte era difficile visualizzarlo perché in realtà non ce le avevamo visivamente questa inquadrature, ma abbiamo scritto sul quaderno come erano erano le inquadrature. Il giorno dopo, sempre riguardante il montaggio, abbiamo analizzate alcune scene di Via da Las Vegas di Mike Figgis e Ogni maledetta domenica di Oliver Stone.

Dopo i primi giorni di teoria, abbiamo iniziato con la pratica. L'ultimo giorno di teoria il docente di regia ci ha fatto dividere in quattro gruppi. C'era chi sceglieva i gruppi per via delle date perché ogni gruppo girava e montava in giorni prestabiliti. Così, mi sono ritrovato nel gruppo B.

Prima di iniziare a lavorare abbiamo fatto una simulazione del set. Così avremmo saputo cosa ci sarebbe aspettato durante il giorno delle riprese. Giulio Reale mi ha dato il ruolo dell'aiuto regista. In pratica il compito dell'aiuto regista è di interagire con le comparse. Se fossimo stati in un set vero, sarei stato licenziato. Ho fatto non so quanti errori, tipo durante le riprese una comparsa non era al suo posto e c'era in campo una persona che non ci doveva essere. Infatti, Reale mi ha chiamato alla fine "l'aiuto regista fasullo".

Il gruppo B era formato prevalentemente da ragazze, anzi femmine, perché c'erano anche due signore, mentre i maschi erano solo tre. Il nostro era un bel gruppo: si lavorava, ma si cazzeggiava anche. In fondo, si faceva il laboratorio non solo per questi sei crediti, ma anche per divertirsi, no?

Allora il nostro soggetto finale del corto tra tutti gli altri era il più semplice. Era la storia di una ragazza che vuole fare l'attrice, conosce uno che dice di essere un produttore che può farla entrare nel giro. Ha occasione di entrare in un set perché viene chiamata a fare la comparsa, ma alla fine se n'è andrà via perché si sente offesa dalla costumista e mentre se ne va vede che colui che le aveva detto di essere un attore mentre invece è solo uno che porta caffé. Il messaggio del corto è che il cinema non è mai come ci sembra.

Gli altri soggetti del gruppo erano complessi. C'era uno che era un thriller, ma tutto il corto era basato sul dialogo.Gli attori erano stati bravi, ma l'audio faceva schifo anche perché quelli dell'ACT non aveva dato a nessun gruppo i microfoni e quindi, un corto, che è basato soprattutto sul dialogo, non era venuto molto bene. Comunque, in questo thriller il dialogo era tra uno psicopatico e il suo dottore. Infatti, il corto si chiamava L'ultima seduta. Possiamo dire che, oltre all'audio, la storia era così così, ma l'attore che faceva lo psicopatico era stato bravissimo.

C'era poi quello del regista pazzo. Pazzo, ma in senso buono. Spiegava il soggetto del suo corto come fa un vero regista perché gesticolava e sapeva già come dovevano essere le inquadrature. Comunque, il corto era venuto bene registicamente parlando, alcune inquadrature, come quella da sopra da una finestra, mi ricordavano quelle di 28 giorni dopo, ma la storia era nulla. Parla di questa ragazza che vive la sua solitudine, ma niente di ché. Il corto si chiamava Alice.mp3 e il titolo già dice tutto.

Poi c'era quello dell'alieno zombie fatto da Giuseppe che io lo chiamo affettuosamente Frank Darabont perché come me è un grande appassionato di The Walking Dead. Dobbiamo dire che questo soggetto l'aveva scritto da tempi immemori. Comunque, il suo corto, di cui non mi ricordo il titolo, mi ricordava molto 28 giorni dopo e L'alba dei morti viventi. L'attrice protagonista, nonostante nella vita sia davvero insopportabile, è stata bravissima. A mio parere, era fatto bene, quello più riuscito, a parte nella scena del bagno dove non era reso molto bene.

Poi c'è il nostro corto. Lo spazio vuoto. Il titolo non c'entra molto con la storia perché si legava a un elemento iniziale della soggetto completamente scomparso ossia il libro di Peter Brook che si chiama Lo spazio vuoto. Quindi, il titolo è molto, ma molto metaforico.
Bisogna dire che l'aspetto del nostro corto era molto amatoriale. Come si è già detto, non ci hanno né microfoni né luci perché per questo workshop non ci servivano queste cose. Per questo motivo l'audio faceva schifo in alcuni punti e nelle inquadrature nel buio si vedeva poco. Uno si accontenta di ciò che ha fatto e nonostante che l'abbiamo girato tutto in un giorno possiamo dire che è venuto decente.

Dimenticavo che per il montaggio ci ha seguito il professor Scibilia detto Jambo. Abbiamo montato con Final Cut Pro, un bel programma di montaggio, peccato che giri solo su Mac. Dei due giorni di montaggio mi è rimasto impresso mela tab. Pensavo di scaricarmi Adobe Premiere perché gira sia su Mac che su Pc. Dicono che sia molto simile a Final Cut Pro.

Da Giulio Reale ho imparato il Cinema con la C (leggasi il cinema con la c maiuscola"). Quindi, niente Terence Malick. Ho imparato che per ogni scena si deve fare prima di tutto sempre un master che può essere un campo lungo o un campo medio e poi i vari campi e contro campi. Ogni soggetto di corto o film deve avere sempre il prologo, la pinza emotiva, il capovolgimento, un'altra pinza emotiva.

Giulio Reale ha fatto un documentario su Sergio Leone e vorrei proprio vederlo visto che mi laureo su Sergio Leone. Comunque, ha detto che il quattro maggio lo proietterà. Mi ha fatto ridere quando Reale ha detto che inizialmente la sua conoscenza su Sergio Leone si limitava all'intro dei Metallica. Penso proprio che per il Cinema lui intenda quello di Leone. Ho voluto studiare cinema proprio per via dei film di Sergio Leone perché un giorno mi piacerebbe fare proprio un western.

Per concludere, cercherò di scrivere di più su questo blog, ma è per me un periodo dove sono davvero impegnato. Ho trovato anche un lavoro in biblioteca per avere abbastanza soldi per comprarmi una fotocamera full HD per girare un corto che ho in mente. Ho raccontato questa idea del mio corto a mio cugino che è sceneggiatore e l'ha trovato interessante, ma mi ha detto di lavorarci bene registicamente. Tra qualche mese avrete ulteriori notizie su questo corto che girerò in autunno.

giovedì 15 marzo 2012

Gran Torino

Una parola per definire Gran Torino di Clint Eastwood è capolavoro. La locandina già ci dice di cosa parla il film: un uomo che difende la propria macchina, la Gran Torino, a cui è molto legato.
Walter Kowalski vive in un quartiere di immigrati ed è molto razzista. Quando Tao, un ragazzo mong, suo vicino, dopo aver tentato di rubargli la macchina, per scusarsi si mette a lavorare per Walter e tra i due nascerà un'amicizia inaspettata.

E' una film contro razzismo, anche se il protagonista stesso è razzista. Infatti, chiama i suoi vicini mong "musi gialli". Il razzismo del personaggio di Clint Eastwood è particolare perché non discrimina le razze, cosa che tra l'altro non dovrebbe esistere perché la razza umana è una sola e quindi userò fin da adesso il termine etnia, ma vuole che ogni persona debba stare con la gente della propria etnia. Questo si vede particolarmente in una scena quando dice ad un irlandese di non fraternizzare con i neri perché questi non lo vogliono. Come si è già detto, il razzismo di Kowalsky non è un vero razzismo poiché con il passare del tempo stringerà un buon rapporto con i suoi vicini mong, soprattutto con Tao. Specifichiamo che i mong non sono cinesi, ma sono un'etnia di popolazione asiatica che  possono vivere in alcune regioni della Cina, Thailandia, Vietnam, Laos e Birmania. Parlando sempre di etnia, possiamo vedere che ogni personaggio del film appartenga ad una etnia diversa: il protagonista è polacco, il prete è irlandese, il ragazzo è mong, il barbiere è italiano e così via.

La regia del Clint Eastwood è spettacolare. Si vede molto l'influenza del suo maestro ovvero Sergio Leone e questo lo possiamo per esempio vedere nella scena dove Kowalksi, interpretato da Eastwood, salva la ragazza mong da una gang di neri. Questa scena ricorda molto quella iniziale di Per un pugno di dollari dove il Joe, interpretato magistralmente da Eastwood, fa il gradasso con quattro pistoleri che avevano sparato al suo cavallo. Parlando sempre di western, da ricordare il duello tra lui e la banda mong che ha violentato la sorella di Tao e anche qui ricorda il suo personaggio interpretato nella trilogia del dollaro. Sembra che questa scena finale ripeti quella dei neri, ma non è così e proprio qui che sta la genialità del grande Clint Eastwood.

Parliamo adesso dello stile di Eastwood. La sua regia usa molto lo scavalcamento di campo. Alt. Non sapete cos'è lo scavalcamento di campo? Iniziamo a dire che questa tecnica non va mai usata se si vuole fare il regista. Allora, si deve immaginare che esista una linea immaginaria tra due personaggi data dai loro sguardi  e questa linea si chiama asse. Durante le riprese la macchina non deve mai scavalcare questo asse perché questo sarebbe un errore. Così la macchina da presa, se inizialmente sta inizialmente nella parte sinistra della linea dell'asse, poi non può andare nella parte destra. Per esempio, se in una scena di dialogo vediamo nell'inquadratura la spalla destra del personaggio A e nell'inquadratura di risposta dovremo vedere la spalla sinistra del personaggio B. Se si dovesse vedere la spalla destra del personaggio B, si crea appunto lo scavalcamento del campo e sembra che i due personaggi si siano scambiati la posizione.

Dicevamo appunto che lo stile di Eastwood è dato proprio dallo scavalcamento di campo. In Gran Torino se ne trovano molti esempi. Ricordiamo sempre la scena dei bulli neri. Qui c'è uno scavalcamento di campo, ma Eastwood lo usa magistralmente per confondere lo spettatore visto che è una scena di grande tensione. Ebbene, in realtà ciò che fa Eastwood non sono degli errori, ma i suoi scavalcamenti di campo sono motivati.

Un giovane regista deve conoscere bene la regola dello scavalcamento di campo. Ovviamente se si vuole infrangere questa regola, si deve avere una grande esperienza come il grande Clint.

sabato 10 marzo 2012

Glee vs Smash: Il musical sul piccolo schermo

Un nuovo genere, che era esclusivamente cinematografico, ossia il musical, approda in questo periodo in televisione. Il musical sul piccolo schermo viene rappresentato da due serie televisive di successo: Glee e Smash.

Attenzione. Non voglio dire che Glee e Smash hanno portato il musical in televisione. Prima di loro abbiamo assistito a qualche esibizione musical in Xena - Principessa Guerriera, Buffy l'ammazzavampiri (tra l'altro Joss Whedon ha pure diretto un episodio di Glee), Scrubs e How I met your mother (Neil Patrick Harris fa la guest star nello stesso episodio di Glee diretto da Joss Whedon). In questo caso si parla però di un'esibizione musical in un solo episodio del telefilm. Ogni episodio di Glee e Smash è un musical.

Glee narra appunto di un glee club, ossia di un coro liceale, che in ogni stagione si deve preparare per le gare tra i glee club di vari licei. La particolarità dei New Directions, nome di questo glee club, è formato prevalentemente dai losers della scuola. Attraverso il coro questi "sfigati" si riscattano.
La serie creata da Ryan Murphy mescola quindi teen drama al musical e così ogni episodio di Glee contiene in media quattro - cinque numeri musicali. Ogni canzone di Glee è una cover di una canzone famosa o è tratta da un musical, solo in un episodio hanno usato canzoni originali, Original Song. Così. questa serie televisiva ha la possibilità di far conoscere al nuovo pubblico vecchie canzoni di successo. La particolarità di Glee è che alcune canzoni che si sentono in qualche episodio sono dei mash - up ossia quella tecnica musicale di fondere due canzoni diverse in una sola canzone. Vi posto un mash - up che ha avuto molto successo in Glee: Rumour Has It/ Someone like you cantata dalle Trouble Tones, un glee club formato esclusivamente da sole ragazze. Come dice il titolo stesso, questo mash - up è formato da due canzoni di Adele e penso che sia il miglior mash - up di tutta la serie. Tra l'altro questo mash - up si è sentito recentemente anche in radio. 


Smash segue invece la scia del musical nei primi anni del sonoro di Busby Berkeley, regista e coreografo, cioè il backstage musical. Questo tipo di musical narra l'allestimento di uno spettacolo di Broadway e la sua musica riflette il dolore della separazione poiché il musical di berkeley era molto influenzato dai temi della Depressione.
Così, questa serie televisiva, prodotta da Steven Spilberg, narra di un allestimento di un musical su Marilyn Monroe. Seguiamo in questo modo le vicende dei due compositori che devono ancora finire scrivere il musical, uno gay (tra l'altro l'attore assomomiglia fortemente ad Artie di Glee) e una donna sposata in attesa di adottare una bimba cinese, un produttrice prossima al divorzio, un ragazza che vuole sfondare nel mondo dello spettacolo ma nel frattempo fa la cameriera, un regista coreografo inglese molto irritante e così via.
A differeza di Glee, Smash usa canzoni prevalentemente originali poiché i personaggi devono provare un nuovo musical di Brodway, che tutti i personaggi sperano sia uno "smash", termine inglese per indicare "grande successo", ma non mancano anche qui cover di canzoni famose. Posto qui Beautiful di Christina Aguilera cantata in Smash da Katharine McPhee che interpreta Karen Cartwright in Smash e tra l'altro questa canzone è stata usata anche in Glee. cantata da Mercedes, Amber Riley, l'erede di Whitney Houston.



Queste due serie televisive sono completamente diverse tra loro. Prendiamo il target dei due telefilm. Glee è rivolto soprattutto agli adolescenti, mentre invece Smash affronta tematiche più adulte. I numeri musicali di Glee sono più studiati, mentre invece i personaggi di Smash sono più approfonditi nei loro aspetti. Ciò che accomuna i due telefilm è che c'è sempre un gay, ma Glee è ancora più gay. Questo a sottolineare il camp style del musical. Lo stile camp è, secondo gli studi iniziati da Susan Sontag, è un sovvertimento alle regole, e diventa in questo modo lo stile auto riflessivo dei gay. In questo modo lo stile camp permette al musical di passare come un innocuo prodotto di intrattenimento, così come i gay nella quotidianità devono mascherare le proprie tendenze e passare come etero.
Chi vince in questo scontro tra musical televisivi? Glee. Il musical è per definizione puro intrattenimento con tecniche spettacolari e si usa molto l'eccesso dell'immagine. Si è già detto che i numeri musicali di Glee sono molto studiati come il numero di Singing in the rain / Umbrella che si svolge in un palcoscenico dove cade ininterrottamente acqua come se piovesse.



Un altro punto a favore di Glee è Santana Lopez, interpretata da Naya  Rivera, il mio personaggio preferito.
Figa, vero. Peccato che in Glee sia lesbica. Ve l'avevo detto che Glee era un telefilm gay. Per adesso vince Glee, ma Smash potrebbe ancora stupirmi poiché di questo telefilm si sono visti per adesso solo tre episodi.

In conclusione il pubblico televisivo di questo periodo vuole dal piccolo schermo puro intrattenimento di evasione dove il musical rappresenta appunto una fuga dalla realtà. Quindi, per che in Italia non si fa una cosa del genere invece di fare le solite fiction sui mafiosi?

giovedì 8 marzo 2012

Following


Molti conoscono i film di Christopher Nolan come Batman Begins, Il cavaliere oscuro, Inception, Memento, The Prestige e Insomnia, ma pochi conoscono il suo film d'esordio ossia Following del 1998.

Following narra di Bill, uno scrittore, che segue, pedina le persone per trovare l'ispirazione. Durante in uno dei suoi pedinamenti lo scrittore conosce Cobb, un ladro, che insegnerà a Bill il mestiere del topo d'appartamento. Tutto si complica quando Billy si invaghisce di una delle vittime e verrò trascinato in un mondo di inganni da cui gli risulterà difficile uscire.

Ciò che notiamo nelle prime scene è la narrazione non lineare che il regista riprenderà in un suo film successivo, Memento. Nolan con questa struttura delle sceneggiatura vuole distorcere la realtà per ingannare lo spettatore che solo alla fine scoprirà tutta la verità. Per parafrasare un altro del film dello stesso regista, The Prestige, la narrazione di Following  è composta da tre atti: la promessa, la svolta e il prestigio. Il terzo atto viene ben costruito per creare scalpore nello spettatore come succede appunto quando assistiamo ad un gioco di prestigio. Il finale a sorpresa di Following è qualcosa di eccezionale e qui si vede la mano di un maestro della sceneggiatura che porta il nome di Christopher Nolan.

Nel suo film d'esordio vediamo un tema a lui caro che ritroveremo anche nei suoi film successivi ossia il tema del doppio. Bill e Cobb sono due facce della stessa medaglia. Il primo pedina le persone per intrufolarsi nelle vite degli altri, mentre il secondo con lo stesso fine svaligia le case degli altri. La questione del doppio si rafforzerà soprattutto quando Billy deciderà di tagliarsi i capelli, consigliato da Cobb, e i due personaggi si ritroveranno lo stesso look. Questo indizio, come molti altri che il regista abilmente inserisce in qualche scena, serve allo spettatore per capire gradualmente la verità.

Ciò che colpisce del film, oltre a una magnifica sceneggiatura, è la messa in scena. Essendo Following il suo film d'esordio, ha avuto un bassissimo budget. Infatti, nei titoli di coda, vediamo "written, directed and shot by Christoper Nolan". Infatti, Nolan ha ricoperto anche il ruolo del direttore della fotografia. Il film è stato girato in 16mm ed in ogni inquadratura vediamo che Nolan fa uso della macchina a mano. Forse, questo fatto della macchina  a mano è anche per sottolineare che lo stesso spettatore segue i protagonisti della storia.

Notare che in una delle case, che i due protagonisti svaligiano, vediamo il logo di Batman. Questo si potrebbe definire un segno del destino poiché il regista in questione avrebbe diretto successivamente Batman Begins, Il cavaliere oscuro e Il cavaliere oscuro - Il ritorno

Voglio concludere dicendo che Following è un'ottimo esempio per i filmakers alle prime armi: se si ha un budget ridotto, ma se si ha un una buona sceneggiatura, si puo creare un film stupendo. Per arrivare a ciò uno deve essere ovviamente un bravo sceneggiatore come il maestro Christopher Nolan.




lunedì 5 marzo 2012

The Artist


Cominciamo con la mia prima recensione di questo blog e si spera che non si l'ultima.

Possiamo definire The Artist un omaggio al cinema stesso. E' la storia di George Valentin, attore del cinema muto, che si ritrova a fare i conti con una nuova invenzione ossia il sonoro. Infatti, il film è ambientato tra il passaggio tra il cinema sonoro e il cinema muto. Martin non riesce ad adattarsi al nuovo cinema perché preferisce il vecchio cinema muto dove riesce ad esprimersi meglio cosa che con il sonoro non avrebbe potuto fare. L'artista, come si definisce lui stesso, continuerà a fare film muti che saranno dei flop perché oramai il pubblico preferisce un fil sonoro. Questo lo porterà alla depressione, ma riuscirà a riprendersi con l'aiuto di Peppi Miller, una giovane attrice del sonoro e sua ammiratrice.

A mio parere, ricorda molto un vecchio film del 1952, Cantando sotto la pioggia di Stanley (Singin' in the rain) di Donen e Gene Kelly. Il musical in questione è infatti ambientato tra il passaggio tra il film muto e il film sonoro. Il protagonista è un attore del cinema muto che dovrà adeguarsi all'innovazione del sonoro. Anche qui il divo incontra un'attrice emergente che inizia nel mondo del cinema come ballerina come appunto in The Artist. Le due battute che dicono le due protagoniste vertono sullo stesso concetto: gli attori del cinema, che si esprimono solo con le smorfie e non pronunciando nessuna parola, non possono essere definiti attori.

Se la mettiamo in questo modo, The Artist non è originale. Anzi, rispetto a Cantando sotto la pioggia, è innovativo. Per raccontare la storia di un divo del muto il regista Michael Hazanavicious ha pensato di girare il film come se un film dell'epoca pre- sonoro ossia un film muto e in bianco e nero. Il regista ha pensato così di utilizzare il vecchio cinema per raccontare il vecchio cinema.

Gli stessi protagonisti incarnano il cinema stesso. George Valentin rappresenta il cinema muto che deve lasciar posto al cinema sonoro rappresentata da Peppi Miller. Ma, il vecchio cinema non sparirà del tutto perché Valentin tornerà a lavorare insieme a Miller, e così lo stesso The Artist rappresenta il ritorno del vecchio cinema.

Nonostante il film sia muto, il registe allestisce una perfetta messa in scena del film. Per esempio, la solitudine del divo viene ben sottolineato quando lui cammina per strada e nello sfondo si intravede l'insegna che dice Lonely Star. Anche quando oramai il sonoro invade il mondo del divo, George Valentin riesce a sentire qualunque rumore, e con lui stesso anche il pubblico che sente il primo suono del film oltre alla musica, ma poi scopriremo che quella scena era solo un sogno. Solo quando il divo alla fine passa al sonoro recitando assieme Peppi Miller, il film stesso passa al sonoro e sentiamo finalmente la prima e unica battuta dell'attore. Come per sottolineare che l'attore, o meglio il divo, e il film stesso sono un' unica cosa.

The Artist è reso principalmente dal' interpretazione stessa del artista ossia Jean Dujardin che interpreta George Valentin. Riesce a portare al massimo la sua recitazione senza nemmeno dire una parola. Stessa cosa si può dire per un altro attore di questo film ossia il cane. Se è vero che gli attori recitano da cani, allora i cani recitano da attori. Infatti, il cane di questo film ha pure vinto un premio per la sua interpretazione.


giovedì 8 dicembre 2011

Chi l'ha visto


Per il laboratorio di Matarazzo sono andato con gli altri studenti ad assistere a Chi l'ha visto. E' stata un'esperienza interessante.
Sono arrivato allo studio via Teulada che saranno state le sette e quarantacinque. Ho trovato quattro studenti insieme al professor Matarazzo che quando è iniziato al diretta, se n'è andato. Dopo sono venute due studentesse che da lontano potevano sembrare delle prostitute da come erano vestite.  Alle otto ci hanno fatto entrare. Prima di passare ai tornelli abbiamo dovuto dare i documenti perché eravamo in lista. Una ragazza ha fotocopiato i nostri documenti. A turno la stessa ragazza ci ha chiamati ridandoci i nostri documenti e siamo potuti entrare realmente nella sede della RAI. Ci siamo diretti verso il bar dove avremmo trovato un'altra ragazza della produzione. A uno gli viene da chiedersi: ma alla RAI lavorano solo le ragazze. Questa ragazza ci da delle liberatorie da firmare affinché le telecamere ci possano riprendere. Finito di firmare le liberatorie, si passa al buffet. Eh si, la RAI ci aveva preparato un bel buffet solo per noi con tanto di cameriere che ci dava da bere. Mentre ci abbuffavamo, sono venuti altri studenti. Nonostante ciò, non eravamo sessanta, ma la metà. Gli altri ragazzi che avevano mandato l'email per partecipare poi non sono venuti. Così, la produzione alla fine si è ritrovata con uno studio mezzo vuoto. Per riempire il vuoto la produzione ha dovuto usare il proprio personale che però non veniva mai inquadrato, ma veniva inquadrata l'altra metà dello studio dove c'eravamo noi studenti insieme ad un assicuratore che era un appassionato del programma. Io dico, perché mandare un'email per partecipare ad un programma se alla fine non venite? Se non venite, almeno avvertite almeno per il rispetto delle persone che lavorano in RAI. Si è vista poca serietà con le persone che erano in lista e non sono venute. Ci sono persone che fanno richiesta per venire ad assistere ma questa volta non hanno potuto perché lo studio era tutto riservato per noi, a parte qualche eccezione, come l'assicuratore seduto accanto a me. Nonostante tutto, la Sciarelli è stata carinissima con noi e ad un certo punto ci ha pure citati durante la diretta.
Da questa esperienza ho visto il mondo della televisione dall'interno. La sala regia non ha solo i monitor collegati con le telecamere presenti in studio, ma ha anche i monitor dove possono vedere gli altri canali. Probabilmente, è per vedere cosa fa la concorrenza, soprattutto Canale 5. Ci sono in totale tre telecamere in studio, mi riferisco a Chi l'ha visto, perché altri programmi possono avere più di tre telecamere. Quando la Sciarelli guarda in telecamera, davanti a sé ha sempre un monitor dove vede ciò che vediamo noi a casa. Sotto questo monitor c'è un timer che indica quando finisce un servizio o la pubblicità per vedere quando ritornare in studio. Durante una pausa pubblicitaria ci sono sempre i truccatori che entrano in studio per truccare la conduttrice.
Per concludere dico solo che per tutta la durata del programma sono stato ripreso perché ero dietro alla conduttrice. La fortuna (o sfortuna?) di essere seduti in prima fila. Comunque, per me non è piacevole stare in televisione. Ci sono troppe luci per i miei gusti. Mai dire mai.