domenica 10 giugno 2012

Le 22 regole dello storytelling, secondo la Pixar

Qualche giorno fa ho letto su internet le 22 regole dello storytelling di Emma Coats che lavora per la Pixar come storyboarder.  Grazie alla sua esperienza con la nota casa di produzione di animazione ha trovato 22 regole per come scrivere una buona storia e le ha scritte sul suo twitter.
Queste 22 regole dello storytelling mi ricordano il decalogo di McKee, guru della sceneggiatura, e quindi le ho trovate interessante per chi vuole diventare uno storyteller/sceneggiatore. Metto qui queste 22 regole in italiano. Qui  potete trovare queste regole in lingua originale

#1: Si ammira il personaggio per provare più che dai loro successi.

#2: Dovete tenere a mente cosa è interessante per voi come pubblico, non cosa è divertente da fare come scrittore. Le due cose possono essere molto diverse.

#3: Cercare di ottenere il tema è importante, ma non riuscirete mai a vedere su cosa verte la storia finché non sarete alla fine di essa. Ora riscrivete.

#4: C'era una volta____. Ogni giorno____. Un giorno____. Per questo motivo, ____. Per questo motivo,____. Finché finalmente____.

#5: Semplificate. Focalizzate. Combinate i personaggi. Saltate i giri. Vi sentirete come se steste perdendo roba di gran valore, ma vi sentirete liberi.

#6: In cosa è bravo è il vostro personaggio, con cosa è a proprio agio? Lanciate il polo opposto a questi. Fateli sfidare. Come si affrontano?

#7: Inventate il vostro finale, prima di di trovare il vostro centro. Seriamente. I finali sono difficili, ottenete i vostri meccanismi in anticipo.

#8: Finite la vostra storia, lasciatela andare anche se non è perfetta. In un mondo ideale avreste tutte e due le cose, ma voltate pagina. Farete meglio la prossima volta.

#9: Quando siete bloccati, fate una lista di ciò che non accadrà la prossima volta. Molte volte il materiale, che vi sbloccherà, comparirà.

#10: Smontate le storie che vi piacciono. Ciò che vi piace in esse è parte di voi. Dovete riconoscerlo prima di poterlo usare.

#11: Metterlo su carta vi permette di organizzarlo. Se sta nella vostra testa, un'idea perfetta, non lo condividerete con nessun altro.

#12: Scartate la prima cosa che vi viene in mente. E la seconda, la terza, la quarta, la quinta - mettete l'evidenza da parte.

#13: Date ai vostri personaggi dei pareri. Passivo/docile potrebbe sembrare a voi attraente come scrivete, ma è veleno per il pubblico.

#14: Perché dovete raccontare questa storia? Qual è la convinzione che brucia dentro di voi da cui trae la vostra energia? Questo è il cuore di tutto.

#15: Se voi foste il vostro personaggio, in questa situazione, come vi sentireste? Sinceramente dà credibilità a situazioni incredibili.

#16: Cosa sono i paletti? Dateci una ragione per simpatizzare con il personaggio. Cosa succede se non hanno successo? Saranno sfavoriti.

#17: Nessun lavoro è mai sprecato. Se non funziona, lasciatelo andare e voltate pagina - vi ritornerà utile più tardi.

#18: Dovete conoscere voi stessi: la differenza tra fare il vostro meglio e innervosirsi. Storia è sperimentare, non perfezionare.

#19: Le coincidenze per mettere i personaggi sono geniali. Le coincidenze per tirarli fuori è barare.

#20: Esercizio: prendete i mattoni di un film che non vi piace. Come li disporreste in ciò che vi piace?

#21: Vi dovete identificare con la vostra situazione e i vostri personaggi, non potete scrivere solo "figo". Che cosa vi farebbe agire in quel modo?

#22: Qual è la vostra essenza della vostra storia? Il grande vantaggio del raccontarlo? Se lo sapete, potete costruire la storia da lì.

martedì 5 giugno 2012

Per un pugno di Leone : Giù la testa


Giù la testa è il secondo capitolo della Trilogia del tempo. Ebbene, questo film è il meno riuscito di tutta la trilogia e di tutta la filmografia. Nonostante ciò, parleremo lo stesso di questa pellicola che non è riuscito a diventare capolavoro come tutti i film di Sergio Leone. Per fortuna, con il capitolo finale della Trilogia del tempo Leone recupera e stiamo parlando del suo capolavoro C'era una volta in America.

E' la storia di John alias Sean e di Juan durante la rivoluzione messicana. Sean è un irlandese che ha fatto parte dell'IRA e appoggia la rivoluzione messicana, mentre invece Juan è un peone che è interessato solo al vile denaro, ma solo quando perderà la cosa più preziosa, la famiglia, diventerà anche lui un rivoluzionario.

Questo secondo capitolo della Trilogia del tempo è un film rivoluzionario. Questo viene sottolineato da una citazione iniziale di Mao Tze Tung, La rivoluzione non è un pranzo di gala.



Dobbiamo ricordarci che questo film è nato durante il periodo sessantottino. Questa rivoluzione si fa beffa anche della chiesa, tra i quelli rapinati e privati dei vestiti nella scena iniziale c'è anche un cardinale.

I due protagonisti sono legati da un'amicizia stile Tuco e Joe ne Il buono, il brutto, il cattivo, ma sono due facce della stessa medaglia: uno si chiama John e l'altro Juan, entrambi con una sfiducia verso la rivoluzione. Tra l'altro Eli Wallach, ossia Tuco, voleva interpretare Juan, ma alla fine Leone aveva deciso di puntare su Rod Steiger. Non è un caso che Wallach e Steiger abbiano lo stesso doppiatore, Carlo Romano.

Perché dico che Giù la testa è il film meno riuscito di Sergio Leone? Inizialmente, la pellicola doveva essere diretta da Peter Bogdanovich, ma niente. Allora, si chiede a Sam Peckinpah, ma neanche lui vuole dirigerlo. L'ultima opzione è Giancarlo Santi, aiuto regista di Leone, ma anche regista de Il grande duello con Lee Van Cleef da cui Quentin Tarantino ha preso il tema per la colonna sonora di Kill Bill, ma alla fine tocca a Leone dirigere questo film. A mio parere, dirige questo film così per fare, senza neanche impegnarsi tanto. Non mancano i suoi soliti primissimi piani, ma mancano i suoi duelli. Per questo motivo non è un western. Leone aveva già chiuso la sua parentesi con il western con C'era una volta il West e questo viene sottolineato proprio dal titolo.

Ricordiamo sempre la colonna sonora di Ennio Morricone. Potrebbe essere solo una mia impressione, ma certe volte mi ricorda la musica di C'era una volta il West e Morricone ci ha aggiunto solo quel "Sean" che si ripete ogni tanto.

John: Giù la testa, coglione!


martedì 29 maggio 2012

Per un pugno di Leone : C'era una volta il West

Il primo capitolo della Trilogia del tempo di Sergio Leone è C'era una volta il West. Finita la Trilogia del dollaro che era picaresca, sul grottesco, inizia una nuova trilogia più seria, più malinconica che comprende questo film per proseguire con Giù la testa e C'era una volta in America.

E' la storia di Jill, una prostituita che arriva dal New Orleans per cambiare vita ma appena arrivata scoprirà che suo marito è morto per mano del killer Frank. Ad aiutare la donna contro Frank e il signor Morton ci saranno il bandito Cheyenne e Armonica, un uomo misterioso che cerca vendetta.

Il soggetto è di Dario Argento e Bernardo Bertolucci, ma dobbiamo dire che tutto il lavoro lo fecero Sergio Leone e Sergio Donati, uno sceneggiatore che ammiro moltissimo.

La prima sequenza che è quella dei titoli di coda è da maestro. Non c'è nessun dialogo, come nella sequenza iniziale di Un dollaro d'onore, a parte le parole del capo stazione, ma solo la colonna sonora. Attenzione, per colonna sonora si intende non la partitura di Ennio Morricone, ma i rumori diegetici che si sentono in questa stazione, per esempio quello della ruota che gira continuamente. I tre personaggi di questa sequenza sono tre killer che aspettano qualcuno che in seguito scopriremo sarà Armonica. La dilatazione del tempo, ossia l'attesa, è data da questi tre personaggi: uno ha continuamente la goccia che gli cade sul cappello, uno ha una mosca che gli ronza sulla faccia e il terzo si scrocchia le dita. Questa sequenza che non racconta niente, ma la geniale messa in scena fatta da Leone non annoia per niente il pubblico, potrebbe essere benissimo un cortometraggio. Tra l'altro uno di questi tre, mi pare che quello in questa sequenza si scrocchia le dita, si suicidò con addosso il costume dall'albergo dove stava tutto il cast del film. Il motivo di questo gesto non si seppe mai, ma quello che colpì fu il cinismo di Leone di fronte a questa tragedia. Toglietegli il costume che dobbiamo girare un'altra scena.



Parliamo dei personaggi. Abbiamo il protagonista, Armonica, interpretato da Charles Bronson. Come il protagonista della Trilogia del dollaro, non ha nome, si chiama Armonica proprio per via dello strumento che suona continuamente per tutto il film e arriva dal nulla per poi ritornare verso il nulla. Abbiamo Jill, interpretata dalla bellissima Claudia Cardinale, che è una prostituta del New Orleans che vuole cambiare vita, ma si ritroverà una terra ambita dal signor Morton, interpretato da Gabriele Ferzetti. C'è il killer Frank interpretato da Henry Fonda. E c'è il bandito Cheyenne, interpretato da Jason Robards, che stringe con Armonica un'amicizia che ricorda quella che c'era tra il Monco e il colonnello Mortimer in Per qualche dollaro in più.

Anche qui la partitura di Ennio Morricone è fondamentale. Da notare che il personaggio di Armonica viene sempre introdotto appunto dal suono dell'armonica. Scopriremo solo alla fine perché è importante. Diciamo che l'armonica riveste lo stesso ruolo che aveva il carillon in Per qualche dollaro in più: ricordare il passato, la nostalgia.


Nel duello finale tra Armonica e Frank scopriamo perché l'armonica è importante. Il duello finale si svolge in pochi secondi, ma la dilatazione del tempo viene data dal flashback dove scopriamo che Frank aveva ucciso il fratello di Armonica. Armonica con le mani legate ha in bocca l'armonica, mentre il fratello è sopra le spalle di Armonica con il cappio al collo. Mentre Armonica cade, il fratello muore impiccato. Tra l'altro il fratello è interpretato da Claudio Mancini, il direttore di produzione di C'era una volta il West, e produttore di Giù la testa e C'era una volta in America. Nel duello abbiamo proprio un esempio di ppp (primissimo piano) estremo, quello sugli occhi di Armonica.



C'era una volta il West doveva essere un funerale per un' epopea, appunto quella del west. Infatti, con questo film Sergio Leone vuole chiudere la parentesi con il western. La ferrovia che arriva rappresenta l'inizio della civiltà e per questo motivo che alla fine compare il titolo invece della solita scritta Fine perché ormai il west è finito.



Frank: Suona qualcosa a tuo fratello.

domenica 27 maggio 2012

C'era una volta il west (ma c'ero anch'io)


C'era una volta il West (ma c'ero anch'io) di Sergio Donati è un libro che consiglio vivamente, se amate Sergio Leone come me, inoltre il libro costa pochissimo, anche perché è un libricino. Sergio Donati è sceneggiatore di C'era una volta il West e Giù la testa, ma è anche sceneggiatore non accreditato di Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo.

Il libro si divide in due parti. La prima parte, C'era una volta il West, racconta tutta la sua esperienza con Sergio Leone. Inizialmente, Leone gli aveva proposto di scrivere Per un pugno di dollari basandosi su La sfida del samurai di Akira Kurosawa, ma Donati aveva rifiutato pensando che un film del genere non avrebbe mai avuto successo. Poi, quando ha visto che un film del genere faceva successo, ha accettato di lavorare con Leone dopo che questi gli aveva proposto di dargli una sistemata alla sceneggiatura di Per qualche dollaro in più scritta da Luciano Vincenzoni. Ovviamente, lui faceva il "negro" e quindi non era stato accreditato. Diventerà sceneggiatore ufficiale di Sergio Leone in C'era una volta in West. Qui sotto c'è la scena finale di Per qualche dollaro in più riscritta da Sergio Donati.



Nella seconda parte (ma c'ero anch'io) Donati parla della sua esperienza nel cinema post Leone. E soprattutto dà qualche consiglio a qualche aspirante sceneggiatore. Io l'ho conosciuto e mi sembra una persona disponibile. Mi ha regalato il suo libro, facendomi una dedica.


Cliccando qui potete andare sul sito di Sergio Donati dove mette tanti consigli e link per gli aspiranti sceneggiatori. Tra l'altro lui tiene anche un corso di sceneggiatura alla scuola Omero.

Per finire vi posto un estratto da C'era una volta il West (ma c'ero anch'io) di Sergio Donati.

Ama , si: e gli amori sul set obbediscono a regole quasi fisse: la segretaria di edizione ha quasi sempre una storia d'amore con l'operatore alla macchina, perché sono continuamente a contatto per via dei metri di pellicola usati nelle riprese. I direttori della fotografia sono sessualmente attivissimi, ed è comprensibile perché stanno sempre lì a maneggiare carezzevolmente la faccia dell'Attrice per cancellarle più difetti possibili, ed è giusto che raccolgano una natura ricompensa.

Il regista, invece, (eccettuato qualche noto maniaco che lo fa solo per "quello"...) di solito è votato alla castità durante le riprese. Primo perché ha altro da pensare e come si sa il copione non vuole pensieri - e secondo perché deve tenere a bada quel po' po' di circo turbolento e se ha una favorita perde subito autorità.

giovedì 24 maggio 2012

Suoni dall'interno

Qualche mese fa con un mio amico ho girato un cortometraggio. Ebbene, ho il piacere il presentarvi Suoni dall'interno di Pietro Artale e Thanat Pagliani. L'idea è del mio amico, mentre io mi sono prevalentemente occupato delle riprese e delle regia.
Ci abbiamo messo circa un mese per girare e montare un corto che dura meno di quattro minuti. L'idea del corto è semplice. Tutto il corto è un montaggio alternato di un treno e un uomo misterioso di cui non vediamo mai il volto. Entrambi viaggiano verso l'ignoto. Non dico altro perché ognuno deve interpretare il corto secondo il proprio punto di vista. Se arriveranno i commenti, spero che siano positivi o se ci sono delle critiche, che siano almeno costruttive. Non mi offendo se qualcuno scriverà che fa schifo perché se uno mette su internet un video, si deve aspettare anche qualche commento negativo, ma speriamo di no. Buona visione.



Spero che vi sia piaciuto. A breve uscirà un altro cortometraggio della coppia Artale - Pagliani, stavolta a colori, in stile La formica rossa di René Ferretti, (se avete visto Boris, you know what I mean).

martedì 22 maggio 2012

Per un pugno di Leone : Il buono, il brutto, il cattivo


Con Il buono, il brutto, il cattivo si conclude la Trilogia del dollaro di Sergio Leone. Nell'ultimo capitolo di questa trilogia si allarga tutto. Pensiamo ai primi film della Trilogia del dollaro. Per un pugno di dollari era ambientato prevalentemente nella cittadina di San Miguel. Per qualche dollaro in più narra essenzialmente di una vendetta. Con Il buono, il brutto, il cattivo tutto diventa epico ed è una specie di road movie.

I protagonisti di questo film, come si evince già dal titolo, sono tre: Joe il Biondo detto il Buono (Clint Eastwood), Tuco detto il Brutto (Eli Wallach) e Sentenza detto il Cattivo (Lee Van Cleef). Questi tre uomini si ritroveranno in una caccia al tesoro durante la guerra di secessione e solo grazie al triello finale uno dei tre potrà ambire al tesoro.

Ritornano i due protagonisti di Per qualche dollaro in più ossia Clint Eastwood e Lee Van Cleef, stavolta in ruoli differenti, infatti il secondo ora interpreta appunto il Cattivo, e si aggiunge un terzo protagonista ossia Eli Wallach. E' il personaggio di Tuco che rende il Il buono, il brutto, il cattivo picaresco. Dei tre è quello più buffo e in certo senso il vero protagonista del film. Infatti, dei tre protagonisti, sappiamo solo, come si dice nel gergo degli sceneggiatori, la backstory di Tuco. Sappiamo che lui ha un fratello e il motivo per cui è diventato un bandito.

In Per qualche dollaro in più i tre personaggi centrali erano caratterizzati dal fumo: il Monco fuma il sigaro, il colonnello Mortimer fuma la pipa ed el Indio fuma la marijuana. Anche i tre protagonisti de Il buono, il brutto, il cattivo sono caratterizzati da una cosa ossia la pistola: il Biondo tiene la pistola nella fondina legata alla coscia e prima di rimettere la pistola nella fondina dopo aver sparato la fa sempre ruotare, Sentenza tiene la pistola nella fondina legata alla pancia come il colonnello Mortimer nel capitolo precedente e Tuco tiene la pistola legata al collo. La genialità di Sergio Leone è orchestrare un'ottima messa in scena per caratterizzare i suoi personaggi.

Con Il buono, il brutto e il cattivo Sergio Leone vuole fare un critica alla guerra. Il regista vuole mostrare l'assurdità della guerra. Questo ci viene sottolineato da una battuta del personaggio del Biondo: Mai visto morire tanta gente...tanto male. Il campo di prigionia nordista dove Sentenza tortura e uccide i prigionieri può essere visto come la metafora dei lager dove venivano sterminati gli ebrei. Infatti, Sentenza spoglia  i prigionieri della loro umanità e fa suonare sempre la musica per coprire le loro strazianti urla. Il campo nordista di prigionia si ispira appunto alla prigione di Andersonville che è il capostipite di tutti i campi di concentramento.



Tutta la sequenza finale de Il buono, il brutto, il cattivo è degna di essere ricordata nella storia del cinema. Mentre Tuco cerca la tomba di Arch Stanton, la macchina da presa con un movimento circolare segue il personaggio di Tuco, accompagnato dall'Estasi dell'oro di Ennio Morricone. Sergio Leone è uno che usa molto i movimenti di macchina e un grande regista deve sapere raccontare il film con le immagini. Proprio per questo motivo, Sergio Leone è un maestro del cinema. Tra l'altro è in questa sequenza che si vede a buffo un cane. Pare che sia stato messo dal regista per rendere ancora di più lo stupore di Tuco poiché il cane è stato messo nell'inquadratura a insaputa di Eli Wallach.



Sempre nella stessa sequenza avviene il duello che ha rivoluzionato il mondo del western. Per la prima volta assistiamo al triello. E' in questo triello, la scena madre di tutto il film, che avviene la dilatazione del tempo tipica di Sergio Leone. L'attesa viene data dagli sguardi, ossia i primissimi piani e i vari dettagli  delle pistole.


La scena finale è geniale. Notare come la battuta finale di tutto il film si raccorda con la musica di Ennio Morricone. Se ricordate, il raccordo era tipico del grande Sergio Leone.



Tuco: Ehi Biondo, lo sai di chi sei figlio tu? Sei figlio di una grandissima putt aa - ah - AH.

martedì 15 maggio 2012

Per un pugno di Leone: Per qualche dollaro in più

E' il momento di parlare di Per qualche dollaro in più, secondo capitolo della Trilogia del dollaro. Ho notato che sono davvero prolisso quando scrivo i post, ma quando parlo di Sergio Leone, il mio regista preferito, ho voglia di dire tante cose. Per non dilungarmi troppo cercherò di dire solo le cose importanti. Ho visto alla fine è che mi rompo a scrivere post lunghissimi e alla fine vi romperete anche voi vi romperete a leggere questi post lunghissimi. Ma, poi alla fine chi cazzo se lo legge questo blog. Mi sa che dopo la rubrica, Per un pugno di Leone, farò una pausa su questo blog, anche perché alla fine nessuno se lo legge questo cazzo di blog e a me non va proprio di scrivere, si lo so, sono un pigro. Allora, cominciamo a parlare di questo film.

In Per qualche dollaro in più ritroviamo il protagonista di Per un pugno di dollari. Qui il personaggio interpretato da Clint Eastwood è un bounty killer ossia un cacciatore di taglie e si fa chiamare il Monco. Questo bounty killer deve catturare El Indio, interpretato da Gian Maria Volonté, su cui pende una grossa taglia, ma anche il colonnello Mortimer, che ha il volto di Lee Van Cleef, un altro bounty killer, è alla ricerca dello stesso bandito, non per i soldi, ma per la vendetta.

I titoli di testa di questo film sono geniali perché vengono sparati e sono perfetti per un film western, no?



Per qualche dollaro in più è meglio assai del primo. Il secondo capitolo della Trilogia del dollaro è più poetico. Questo è dato sopratutto dalle musiche di Ennio Morricone. I film di Sergio Leone erano composti dal 40% dalle musiche. Il personaggio del Monco viene quasi sempre accompagnato da quel leitmotiv che è un leggero suono di flauto che si sentiva anche nel primo film di Sergio Leone. Ricorre anche il carillon dell'orologio. Quel carillon è il centro di storia. L'orologio è un simbolo del passato sia per El Indio sia per il colonnello Mortimer ed è un simbolo di malincolonia.



E' sarà proprio il carillon dell'orologio a sottolineare in questo film la dilatazione del tempo, tipica di Leone. Pensiamo al duello finale tra il colonello Mortimer ed El Indio, mentre il Monco fa da spettatore. Quando finisce la musica del carillon, si deve estrarre la pistola, cosa che El Indio fa per mettere in ansia il proprio avversario. Interessante, come la musica diegetica del carillon va piano a piano diventare extradiegetica per ritornare poi di nuovo diegetica.



Il finale è proprio poetico. Lo scambio di battute tra i due bounty killer ci fa pensare a una malinconia che pervade per tutto il film, reso soprattutto dal primissimo piano di Lee Van Cleef. E' la nostra società? Gli chiede il Monco. Un'altra volta. Gli risponde il colonnello Mortimer. Quest'ultimo che se ne va verso il tramonto e intravediamo solo sua ombra, il che ci fa pensare a un finale chapliniano.

La versione che è stata mandata ieri su Rete 4 è quella restaurata dalla Cineteca di Bologna con la collaborazione di Sky Cinema. Wow. Hanno fatto un'ottimo lavoro quelli che hanno restaurato Per qualche dollaro in più. Hanno riportato il colore originale del film. In questo video spiegano come hanno restaurato il film di Leone e sentite cosa dicono a proposito di Lee Van Cleef. Dobbiamo ringraziare Rete 4 per averci fatto questo regalo.



El Indio: Quando la musica finisce, raccogli la pistola e cerca di sparare.