sabato 12 maggio 2012

Leone Day


Ieri 11 maggio sono stato ad Orvieto per la prima edizione del Westerfestival. Come dice il nome stesso, è un festival dedicato al western, soprattutto al western italiano.

Mi interessava principalmente il primo giorno perché era dedicato al cinema di Sergio Leone, colui che ha dato inizio agli spaghetti western. Peccato che questo festival fosse poco pubblicizzato, c'era pochissima gente, anzi quattro gatti. Come ho saputo di questo festival? Me l'ha detto uno che mi sta facendo delle lezioni su Sergio Leone per prepararmi per la mia tesi che finirò verso in autunno e lui a sua volta l'ha saputo da un suo allievo che sta preparando anche lui la tesi su Sergio Leone. Tra l'altro, questo allievo conosce anche lui Giulio Reale, autore del documentario su Sergio Leone, come è piccolo il mondo. Così, si è deciso di andare al primo giorno di questo Westerfestival con Salvo, colui che mi fa lezione su Sergio Leone, e altri due allievi, anche loro appassionati di Sergio Leone. Inoltre, uno di questi due, anzi una visto che è una ragazza, fa anche lei una tesi su Sergio Leone. Bene, in questo periodo ho conosciuto un paio di persone che hanno fatto o che faranno la tesi su Sergio Leone. Salvo ha fatto la tesi su C'era una volta in America di Sergio Leone. Giulio Reale ha fatto una tesi su Sergio Leone, ma una tesi particolare perché è una tesi audiovisiva, una cosa che adesso sarebbe altamente improbabile fare nell'università di adesso, e perciò è un documentario Sergio Leone: The Way I See Things di Giulio Reale. Un giorno dovrei farli conoscere Salvo e Giulio perché sono entrambi appassionati di Sergio Leone ed sono tutti e due siciliani, in paesi che non sono neanche distanti tra di loro. Chissà se si saranno mai incontrati perché entrambi hanno lavorato al Commissario Montalbano, girato appunto in Sicilia. Per finire la ragazza fa la tesi sul rapporto tra immagine e musica in Sergio Leone, mentre Andrea, colui che ci ha fatto venire a conoscenza di questo festival, sulla dimensione politica su Sergio Leone.

Abbiamo preso il treno delle 9.15 da Roma Termini per Orvieto. Il viaggio è durato un'ora e mezza. Nel frattempo abbiamo parlato del più e del meno. Arrivati alla stazione di Orvieto, ci informiamo per sapere come arrivare al Palazzo del Popolo dove si svolge questo festival e veniamo a conoscenza che per arrivare al centro dove c'è questo palazzo dobbiamo prendere la funicolare. I due ragazzi fanno i salti di gioia perché è la prima volta che prendono una funicolare poiché loro, essendo due brasiliani, non hanno mai visto una funicolare in Brasile, ma non è dello stesso parere Salvo che che non è molto entusiasta di prendere una funicolare. Il viaggio sulla funicolare dura poco, ma gente sulla funicolare era tanta

Arrivato nel paese e vero proprio, ci tocca prendere un autobus, anzi un mini auto bus, per arrivare al Palazzo del Popolo. Il mini auto bus percorre le vie strette di Orvieto. Dalla fermata dell'autobus in cui scendiamo non ci mettiamo molto ad arrivare al palazzo. Il palazzo è bello, ma siamo arrivati in anticipo perché il festival non è ancora cominciato visto che sono le le undici e qualcosa e il festival comincia alle quattordici. Così, avendo tempo, ne approfittiamo per farci un giro e magari mangiare qualcosa.

Non vi sto a raccontare il pranzo, ma vi dico senza entrare nei dettagli che io sono quello che ha mangiato di più perché avevo una fame micidiale. Il grande Sergio Leone era uno dalla buona forchetta. C'era una volta Carlo Verdone che si era messo a cucinare per Sergio Leone. Durante il pranzo, il ristoratore chiede ai due brasiliani da dove venissero perché non avevano una faccia italiana, ma a me non aveva chiesto niente ed è strano perché io sono proprio quello che l'aspetto meno italiano.

Finito il lauto pranzo, ci dirigiamo verso il Palazzo del Popolo. Dobbiamo ancora aspettare la proiezione del documentario su Claudio Mancini, ma nel frattempo facciamo il biglietto. Il biglietto costa sette euro e vale per tutti e tre giorni del festival. In omaggio al biglietto un fumetto western, Magico Vento. Con l'aggiunta di tre euro si può fare il biglietto speciale che comprende un fumetto in edizione limitata ossia Tex Willer. Io, da grande amante di fumetti, mi prendo il biglietto speciale con questo Tex Willer in edizione limitata. Allora, scopro che questo fumetto è in miniatura rispetto alla sua versione normale e adesso capisco perché era in edizione limitata. Devo ancora leggerlo e poi si scopre che nonostante la sua dimensione è "grande".

Alle due cominciamo ad entrare. Saliamo in ascensore per salire al terzo piano dove si trova la sala dei 400 dove si proietterà il documentario su Claudio Mancini. La sala è grande con tante sedie, ma durante la giornata verrà riempito, purtroppo, solo un quarto di questi posti. Il documentario non è ancora iniziato, ma nell'attesa uno si ascolta una buona musica ossia quella del maestro Ennio Morricone.

Il documentario, mi pare che si chiamasse Claudio Mancini Story, è stato interessante, anche se alcune interviste sempre a Claudio Mancini l'avevo già visto nel documentario di Giulio Reale. Per chi non sapesse chi sia questo Claudio Mancini, ebbene, lui è uno dei più grandi produttori italiani. E' stato questo Claudio Mancini che ha prodotto Giù la testa e C'era una volta in America. Ha collaborato anche a C'era una volta il west, ma era una semplice comparsata.
Che c'è da dire su Claudio Mancini? Ha fatto la gavetta. E' arrivato dal basso per arrivare in alto. Claudio Mancini ha iniziato come comparsa, per fare poi l'elettricista in molti film. Dopo la sua parentesi da elettricista, ha iniziato a produrre film, ma anche fiction per la televisione come il Commissario Montalbano. Dopo la proiezione del documentario, c'è stato un breve intervento con Claudio Mancini in persona. Dico breve per via del tempo perché dopo sarebbe incominciato la rassegna del cinema indipendente italiano dedicato ovviamente western. Claudio Mancini sarebbe ritornato dopo per fare la tavola rotonda con altri storici collaboratori di Sergio Leone.


Inizia la rassegna del cinema indipendente italiano sempre dedicato al western. Il primo cortometraggio ha problemi tecnici e si riaprono le luci per risolvere questo problema. Intanto, ne approfittiamo per fare una piccola pausa. Nel mentre incontriamo Andrea che è venuto anche lui con l'accredito stampa. Insieme a lui c'è anche una ragazza, anche lei con l'accredito stampa, che frequenta la mia stessa università e che aveva intervistato Giulio Reale. Dopo essere usciti dal palazzo, Salvo e gli altri due ragazzi ne approfittano per prendere un caffè, mentre invece io ero alla ricerca del DVD di C'era una volta in America. Marina, la ragazza che si laurea su Sergio Leone, aveva intelligentemente portato i DVD della Trilogia del Dollaro e della Trilogia del Tempo per farseli firmare da coloro che avevano realizzato il film. Io stupidamente, sapendo che ci sarebbero stati questi grandi ospiti, mica ci avevo pensato a portare i DVD. Pensare che io ho perfino ben due DVD di C'era una volta il west e nessuno dei due è stato portato a questo festival. Per rimediare sono andato alla ricerca del DVD di C'era una volta in America che è l'unico che mi manca, ma non l'ho trovato da nessuna parte. Cioè, in tutta Orvieto non c'era un negozio che vendesse film. C'era una libreria che vendeva anche DVD, ma non aveva ciò che interessava a me. Poi, ci lamentiamo che scarichiamo i film invece di comprarli, se poi è impossibile reperire fisicamente il DVD.

Dopo questa breve pausa ritorniamo nella sala per assistere alla proiezione del cinema indipendente italiano. I cortometraggi sono vedibili, niente di ché, ma ho gradito uno di questi cortometraggi per come è stato girato con una buona fotografia. Adesso arriva la nota dolente. Sempre nella rassegna del cinema indipendente italiano, c'è stata la proiezione dell'unico lungometraggio L'inferno bianco di Stefano Jacurti. Posso dire che questo film è inguardabile. Il film è costato 6.000 euro e mi chiedo in cosa sono stati usati questi usati questi soldi.  La sceneggiatura non sta ne in cielo ne in terra. Non parliamo della recitazione perché si vede che è stata fatta da attori non professionisti. Mi chiedo perché girarlo in bianco e nero, scusate abbiamo delle ottime telecamere che riprendono a colori e giriamolo a colori questo maledetto film. A mio parere il western nel cinema indipendente non può funzionare, anche se apprezzo lo sforzo, ma siamo realisti, per girare un western come si deve, bisogna avere i soldi. Prendiamo l'horror che funziona sempre nel cinema indipendente, ma il western no. Confesso che questo sarebbe stato un film che il grande Yotobi avrebbe recensito. Dopo il primo quarto d'ora di film che praticamente non ha raccontato niente, decido di uscire dalla sala insieme agli altri. Pensiamo alla sequenza iniziale di C'era una volta il west che dura esattamente quindici minuti. Ebbene, in quella sequenza non succede niente, ma con'abile messa in scena, riesce a non annoiare il pubblico.



Finita la rassegna del cinema italiano indipendente dedicato al western inizia la tavola rotonda con Claudio Mancini, Sergio Donati, Luca Morsella e Giancarlo Santi. Si può dire che è una vera e propria lezione di cinema con i grandi maestri del cinema perché sono stati tutti collaboratori del grande maestro che porta il nome di Sergio Leone. Abbiamo detto che Claudio Mancini è stato produttore di Giù la testa e C'era una volta in America, ma anche collaborato a C'era una volta nel west facendo un cameo.. Sergio Donati è stato sceneggiatore non accreditato di Per qualche dollaro in più e de Il buono, il brutto e il cattivo, mentre è stato invece sceneggiatore ufficiale di Giù la testa e C'era una volta in America. Luca Morsella è stato invece aiuto regista di Leone in C'era una volta in America ed è figlio di Fulvio Morsella, il braccio destro di Sergio Leone. Per finire Giancarlo Santi è stato aiuto regista di Leone ne Il buono, il brutto e il cattivo e in C'era una volta il west e regista de Il grande duello con Lee Van Cleef.
Una lezione di cinema dove si è detto di tutto. Per esempio, non è vero che il produttore è quello ha sempre i soldi. Per fare il cinema bisogna essere cinici e Sergio Leone era molto cinico. Proprio per questo cinismo Leone si era fatto odiare da tutti, persino da Robert De Niro con cui aveva collaborato in C'era una volta in America, ma l'unico che è stato riconoscente è Lee Van Cleef. A Leone Van Cleef deve tutto perché quando venne chiamato dal regista romano viveva come un barbone vendendo dei quadri che non avevano successo e grazie a Per qualche dollaro in più è potuto ritornare a un tenore di vita più decente. La discussione è andata sulla televisione che non trasmettono più ottime storie come quelle del cinema. Lost è un miracolo, dice uno dei fantastici quattro.

Un punto della discussione che mi ha colpito è che i ragazzi di questa generazione conoscono pochissimo il cinema di Sergio Leone. Uno di loro aveva detto che spera che adesso rete 4 sta trasmettendo ogni lunedì sera un film di Sergio Leone che i giovani si avvicinino di più a questo cinema, il vecchio cinema, anche se è vecchio, è un evergreen. Consideriamo che rete 4 è la Rete dei vecchi, italia 1 è la rete dei giovani, mentre Canale 5 non so come definirlo visto che trasmette programmi come Uomini e Donne e Grande Fratello. A mio parere i film su Sergio Leone avrebbero dovuto essere trasmessi su Italia 1 così avrebbe avuto anche un pubblico giovane. In fondo, e adesso parte la mia dichiarazione blasfema, Dragon Ball è La trilogia del dollaro non sono poi così diversi. Ok. E' finita la mia dichiarazione blasfema e ora si può proseguire.

Dopo la tavola rotonda c'è stata la proiezione del documentario su Sergio Leone di Luca Morsella. Anche questo è stato un documentario interessante e ho imparato cose nuove. Infatti, come il documentario di Giulio Reale, sto cercando di reperire anche questo di Luca Morsella, che purtroppo non si possono comprare da nessuna parte. Però conoscendo di persona gli autori di questi documentari, si possono reperire facilmente. In questo documentario ho imparato cose che non sapevo prima come il fatto che Sergio Leone ed Ennio Morricone frequentavano la terza elementare insieme

Dopo la proiezione del documentario c'è stata la presentazione del libro C'era una volta il west (ma c'ero anch'io) di Sergio Donati con l'autore. Il libro in questione racconta tutta la sua esperienza con Sergio Leone. Finita la presentazione uno poteva comprare i libri per farsi la dedica di Sergio Donati. Io e Marina decidiamo di comprare il libro per farcelo firmare, in fondo erano soldi spesi bene. Alla fine è lo stesso Sergio Donati che ce li regala. E' stato molto disponibile. Quando ha dovuto farmi la dedica, non c'è stato neanche bisogno di dirgli che bisognava scrivere il mio nome con l'acca, perché lo sapeva già. Poi, dopo avermi fatto la dedica, mi ha chiesto da dove viene il mio nome. Ero felice di aver parlato con lo sceneggiatore che ha scritto i miei film preferiti. Cazzo. Un libro regalatomi dallo stesso Sergio Donati con tanto di dedica non succede mica tutti i giorni. Ero al settimo cielo.


Dopo la presentazione del libro c'è stata la proiezione de Il grande duello di Giancarlo Santi e con Lee Van Cleef. Un film che contiene molto citazioni del cinema di Leone. Tra l'altro è da questo film che viene ripreso una musica che viene utilizzato da Quentin Tarantino nel suo Kill Bill. Mi sarebbe piaciuto vedere il film, ma me lo vedrò con calma a Roma o senno avremmo perso il treno per ritornare a Roma.

Sono rimasto soddisfatto di questa giornata, nonostante mancassero ospiti come Nino Baragli, montatore di Leone, ed Ennio Morricone, il maestro di tutte le partiture musicali dei film di Leone. Di loro due c'è stato solo un video messaggio. Si, lo dico ancora per vantarmi, ho un libro regalatomi dal grande Sergio Donati con tanto di dedica. Ho saputo che insegna cinema presso la scuola di scrittura Omero. Pensavo di iscrivermi il prossimo anno al suo corso.

Finisco dicendo una riflessione sul cinema di Leone nei giorni nostri. Abbiamo Quentin Tarantino, Robert Rodriguez e Clint Eastwood che sono stati influenzati dal cinema di Leone, ma quasi nessuno della mia generazione conosce questo maestro del cinema. Si spera davvero che in questo periodo che Rete 4 sta trasmettendo i film di Sergio Leone i giovani ritornino ad apprezzare il cinema di Leone, il Cinema con la C, come direbbe il grande Giulio Reale. Il lunedì sera dirò su facebook di guardarsi il film di Sergio Leone, sperando di attrarre il pubblico giovane su Rete 4. Non so perché ma il cinema di Leone viene snobbato nelle università italiane ed è strano visto che è uno che ha rivoluzionato il mondo del cinema italiano. Adesso che Uva, un professore del DAMS,  sta scrivendo un libro su Sergio Leone qualcosa cambi. C'è lui che chiede a tutti se vogliono fare una tesi su Sergio Leone, magari la condizione degli ebrei in C'era una volta in America, ma quasi tutti rifiutano. Se avessi chiesto la tesi a lui, avrebbe fatto salti di gioia. Chissà, adesso che sta scrivendo un libro su Leone, magari all'università ci sarà un corso di Leone, io ci spero, ma ne dubito. Intanto, in autunno - inverno avevo questo progetto, finita ovviamente la tesi, di fare un video dove spiego il cinema attraverso l'analisi di alcune sequenze dei film di Leone. Il mio scopo è quello di diffondere il cinema di Leone a tutti i giovani della mia generazione. Il video sarà poi messo su youtube affinché possa essere visto da tutti. Avevo già in mente il titolo: Lezione di cinema con Sergio Leone.




giovedì 10 maggio 2012

Per un pugno di Leone: Per un pugno di dollari

Apriamo con Per un pugno di dollari di Sergio Leone Per un pugno di Leone, la rubrica dedicata alla filmografia del regista romano a cui Clint Eastwood deve la sua fama. Ogni settimana ci sarà un post dedicato a un film di Leone. La cadenza settimanale di Per un pugno di Leone non è casuale perché in questo periodo Rete 4 sta trasmettendo ogni lunedì sera un film di Sergio Leone e il giorno successivo ci sarà un post dedicato al film trasmesso il giorno prima. Il primo post di questa rubrica lo faccio oggi perché il martedì ero impegnato, ma dalla settimana prossima cercherò di farlo ogni martedì. Faccio questa rubrica per far conoscere a tutti questo regista che ritengo il maestro del cinema, Sergio Leone, che porterò come tesi in autunno. 

Iniziamo dicendo che Per un pugno di dollari non è un film originale. Quando dico un film non originale è perché la storia vediamo in questo film non è nuova. Sergio Leone si è ispirato, anzi diciamo che ha copiato proprio un film giapponese che aveva  visto e che l'aveva colpito. Sto parlando di La sfida del samurai di Akira Kurosawa. Praticamente la storia dei due film era la stessa, ma Leone aveva trasportato l'ambientazione dal Giappone negli Stati Uniti. Così, il protagonista da samurai era diventato un pistolero. Nonostante l'ambientazione diversa, i due film erano identici. Per via di questa somiglianza, Kurosawa aveva fatto causa al film perché non gli aveva chiesto i diritti, ma alla fine sono arrivati a un compromesso. Comunque, un altro film di Kurosawa è stato trasposto in western e sto parlando de I sette samurai che è stato trasformato dagli americani ne I magnifici sette.
Per ritornare a Per un pugno di dollari, questo era un film di riserva. La Jolly Film decise di produrre un western, Le pistole non discutono di Mario Caiano, un western italiano. Poiché a film finito, erano rimasti dei soldi, la Jolly Film decise di produrre un film di riserva con quei pochi soldi che erano rimasti, con la stessa troupe e con la stessa scenografia che poi sarebben diventato Per un pugno di dollari di Sergio Leone è che sarebbe diventato il capostipite di quegli spaghetti western. Siccome ho parlato della stessa troupe, Le pistole non discutono si avvale proprio delle musiche di Ennio Morricone che da Per un pugno di dollari diventerà uno stretto collaboratore di Sergio Leone.

Allora, Per un pugno di dollari è stato girato in 2p ossia con la doppia perforazione. Quindi, è grazie a questo nuovo formato a due perforazioni che si crea un nuovo primo piano per non perdere i più piccoli dettagli del viso ed è il primissimo piano che è tipico del cinema di Leone. Ultimamente il 2p è tornato in auge grazie a un cortometraggio, Full of Life di Giulio Reale che è stato proprio girato in questo formato. Prossimamente, parlerò anche di questo interessante cortometraggio.

Esaminiamo la sequenza iniziale dove vediamo chiaramente tutti quei punti che sono tipici della poetica di Sergio Leone. Non c'è niente da dire sui titoli di testa con le musiche di Ennio Morricone che è un capolavoro e rimanda alla pop art. Passiamo dai titoli di testa all'inquadratura iniziale del film attraverso un raccordo e Leone usa moltissimo il raccordo nei suoi film. Inanzitutto, cos'è un raccordo? Un raccordo è di solito un ponte che di solito lega due sequenze diverse che hanno di solito un diverso spazio e un diverso tempo. Pensiamo a 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. Nella sequenza iniziale c'è la scimmia che lancia in aria un osso che piano piano diventa un'astronave. In quel momento Kubrick ha usato un raccordo per legare proprio due sequenze con diverso tempo perché siamo passati dalla preistoria al futuro e con diverso spazio perché siamo passati dalla terra allo spazio. Tra l'altro Kubrick E Leone erano amici, un'amicizia che mi ricorda quella che c'è tra Quentin Tarantino e Robert Rodriguez, registi che hanno preso molto da Sergio Leone. Per ritornare a Per un pugno di dollari, il primo raccordo che Leone usa è di tipo visivo perché passa dal bianco dei titoli di testa al bianco che appare che nella prima inquadratura. Poi, in qualche inquadratura dopo Leone userà un raccordo di tipo sonoro che è dato dalle campane. Un'altro raccordo sonoro che appare nel film e che mi aveva colpito era la risata di Silvanito che si legava con la risata di un Rojo.

Sempre nella sequenza iniziale vediamo la violenza, ma una violenza estrema che sarà tipico degli spaghetti western. Proprio questo tipo di violenza è una trasgressione al western americano. Inanzittutto, vediamo degli uomini di Rojo che sparano a un bambino per puro divertimento e questo non si era mai visto nel western americano.

Dopo aver osservato gli uomini dei Rojo sparare al bambino che poi è il figlio di Marisol, la donna di Ramon, interpretato dal bravissimo Gian Maria Volonté, il nostro protagonista Joe, che ha il volto del grandissimo Clint Eastwood, incomincia ad entrare a San Miguel che ricorda vagamente un paese dell'Italia meridionale. San Miguel è un posto che sa di morte. All'inizio di San Miguel vediamo un cappio, simbolo della morte, e la macchina da presa si sposta poi su Joe. Un segno del destino poiché qualche anno dopo la parentesi della Trilogia del dollaro, Clint Eastwood interpreterà stavolta in  un western americano un personaggio che viene impiccato in Impiccalo più in alto di Ted Post, un interessante western che si ispira al cinema di Sergio Leone. Il concetto di morte ci viene dato anche dalle campane del paese che sono un presagio della morte, ma solo alla fine le campane suoneranno per festeggiare la liberazione di San Miguel dalle due famiglie. Anche il tema musicale di Ennio Morricone che si sente spesso in Per un pugno di dollari ricorda moltissimo il tema del Deguello composto da Dimitri Tiomkin che si sente in Un dollaro d'onore di Howard Hawks. Il Deguello era il tema musicale che venne suonato dai messicani durante l'assedio a Fort Alamo ed era perciò simbolo della morte. Così, fin dalla prima sequenza vediamo che Per un pugno di dollari è un film che parla di morte, il mito della morte.

E' questo scenario della morte che conosciamo San Miguel, piccolo paese, al confine tra gli Stati Uniti e il Messico,  dominato da due famiglie: i Rojo e i Baxter. E' perciò un paese dove i poveracci sono alle mercé di questi signori del luogo che hanno il potere. Per un pugno di dollari può essere visto una metafora del potere criminale. Come si è già detto, San Miguel ricorda un paese dell'Italia meridionale, per esempio in Sicilia dove si trova appunto la mafia. Come la mafia, le due famiglie guadagnano a discapito degli abitanti del paese. Per avere supremazia le due famiglie si fanno guerra tra di loro e nella loro guerra coinvolgono gli abitanti di San Miguel. Poi, in questo paese non c'è legge. Infatti, John Baxter si autonomina sceriffo del paese.

Perciò gli abitanti di San Miguel conoscono bene la morte, ma in questo villaggio di morte arriva dal nulla Joe, anche se in realtà il suo nome non viene mai pronunciato e per questo motivo dovrebbe essere L'uomo senza nome, porterà un po di speranza. All'inizio decide di mettersi in mezzo a queste due famiglie per il proprio tornaconto, appunto per un pugno di dollari, e quindi è un personaggio che agisce solo per i soldi. Durante il film scopriamo che il personaggio interpretato da Clint Eastwood è un personaggio buono che decide di liberare Marisol e la sua famiglia dalle grinfie dei Rojo e combattera Ramon e i suoi uomini per liberare il suo amico Silvanito. Ciò che vediamo nella sequenza iniziale è che Marisol abita di fronte al figlio che sta con il padre, ma non possono mai vedersi perché sono soggiogati dai Rojo. Joe è un personaggio positivo in un mondo negativo dominato dalla morte e dalla violenza e dopo aver riportato la vita a San Miguel uccidendo l'ultimo dei Rojo, se ne ritornerà nel nulla da dove era venuto.

Già nella sequenza iniziale assistiamo al primo duello. In questo primo duello notiamo tutto quello stile che caratterizzerà il cinema di Leone, sopratutto nelle scene di duello.
Prima che il duello inizi, Joe dice al becchino di preparare un tre casse e da questa battuta capiamo subito che L'uomo senza nome sta andando ad uccidere tre uomini che precedentemente avevano sparato al suo mulo e in seguito scopriremo che sono gli uomini dei Baxter. Joe va ad affrontare i tre uomini per vendicarsi di ciò che gli avevano fatto appena era entrato in paese. Appena è di fronte agli uomini dei Baxter, fa lo spiritoso, il bullo con altri bulli. Questa scena verrà ripresa tra l'altro dallo stesso Clint Eastwood nel suo Gran Torino che io ritengo il suo capolavoro. Joe fa le battute e gli stessi uomini dei Baxter stanno al gioco ridendo, ma nel momento che Joe scopre il suo poncho, vediamo il vero volto dell'uomo senza nome, il volto di un uomo che vuole uccidere. Infatti, il suo gesto di scoprire il poncho è per mostrare la pistola ed è un gesto di sfida . Da questo momento gli uomini di Baxter non ridono più e uno di loro comincia a preoccuparsi della propria sorte. E' in questo momento che vediamo per la prima volta, il primissimo piano, che ci mostra dettagliatamente il volto del duro Clint Eastwood. Può così cominciare il duello, ma è un duello non convenzionale. Pensiamo ai duelli dei western americani. Abbiamo due che si fronteggiano e solo chi è più veloce può vincere il duelllo. Bene, i duelli di Leone si distinguono dai classici duelli perché usa la diltazione del tempo, il tempo che è un tema molto caro a Leone. Per creare questa dilatazione del tempo Leone usa moltissimi dettagli, come la mano che sta per prendere la pistola, o molti primi piani, in questo caso primissimi piani. Attraverso il montaggio di queste inquadrature si crea così la dilatazione del tempo. Pensiamo a Per qualche dollaro in più, secondo capitolo della Trilogia del dollaro, è l'orologio con il suo carillon che crea la dilatazione del tempo durante il duello tra Mortimer (Lee Van Cleef) e l'Indio (Gian Maria Volontè). Inoltre, pensiamo anche al duello, anzi al triello ne Il buono, il brutto e il cattivo dove tutti sono contro tutti e in questo triello la dilatazione del tempo è data dall'osservazione di ognuno che guarda gli altri due per vedere chi sparerà per primo.
Finito il duello dove sono morti gli uomini dei Baxter, Joe si rimette il poncho e ritorna ad essere quello di prima, divertente e scanzonato. Infatti, ritorna dal becchino con questa battuta, Volevo dire quattro casse.

C'è molto romanticismo nel cinema di Leone. Per romanticismo si intende qualcosa di introspettivo, una nostalgia, un vuoto che porta solo infelicità. In Per un pugno di dollari il romanticismo è rappresentato dalla signora Baxter che viene presentata con una musica che rievoca proprio quella musica romantica. Una donna che rivela tutta la sua tristezza quando vede suo figlio massacrato insieme agli altri dai Rojo.

Ennio Morricone collabora alla sceneggiatura del film. La sua partitura non è un semplicemente  accompagnamento del film, ma una vera e proprio sceneggiatura musicale. Le musiche di Morricone descrivono benissimo la stato d'animo dei personaggi. Pensiamo sempre alla sequenza iniziale di Per un pugno di dollari. Quando Silvanito pronuncia per la prima volta il nome di Ramon, parte quel tema musicale che ricorda il Deguello, quindi, tema della morte. Il rapporto tra musica e film simile a quello di Leone lo troviamo anche nel cinema di Stanley Kubrick, soprattutto in Barry Lyndon.

Direi che per adesso può bastare. Ci vediamo alla prossima puntata di Per un pugno di Leone, ma già qui abbiamo visto lo stile di Leone, il suo modo di vedere le cose, per citare C'era una volta in america.

Ramon : Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, l'uomo con la pistola è un uomo morto.

Joe: Al cuore Ramon, se vuoi uccidere un uomo, devi colpirlo al cuore, sono parole tue, no? Al cuore Ramon, al cuore, altrimenti non riuscirai a fermarmi.



lunedì 7 maggio 2012

The Prestige

E' il momento di parlare di The Prestige un capolavoro di quel genio che porta il nome di Christopher Nolan. Il film narra essenzialmente della sfida tra due prestigiatori per dimostrare chi è il miglior prestigiatore nella Londra del diciannovesimo secolo. E' una sfida che purtroppo avrà delle conseguenze gravi, bloody competion, definita appunto da uno dei due prestigiatori

Inizialmente i due prestigiatori, Angier (Hugh Jackman) e Borden (Christian Bale) sono due amici che lavorano insieme a Cutter, il loro mentore anziano (Michael Caine). Dove ho già visto Christian Bale e Michael Caine insieme dove il secondo fa sempre il mentore al primo? Batman Begins sempre dello stesso regista. Comunque, in uno di queste esibizioni sul palco perde la vita la ragazza di Angier per colpa di Borden. Così i due amici si separano e iniziano la loro carriera da solisti, Angier prende il nome d'arte di The Great Danton e Borden quello di The Professor. Comincia così la bloody competition. Si inventano ogni tipo di gioco di prestigio dove uno viene sabotato dall'altro finché Borden non inventa l'illusione di The Transported Man dove Borden entra in una porta per riapparire poi un'altra porta, un'illusione che riscuote molto successo Cutter dice ad Angier che Borden usa semplicemente un double, ma Angier è convinto che Borden usi un sistema più complesso e andrà negli Stati Uniti per chiedere aiuto a Nikola Tesla, interpretato da David Bowie.

In questo film troviamo tutta la poetica di Christopher Nolan. La trama non lineare lo troviamo in molti film del regista britannico, soprattutto in Following e Memento. La narrazione di The Prestige non è semplice. Il film comincia con  un flashward che poi è l'esposizione di tutto il film, ma dell'esposizione ne parleremo in seguito, per adesso proseguiamo con la narrazione.Vediamo inizialmente Cutter spiegare come funziona un gioco di prestigio a una bambina. Il pubblico penserà ovviamente che la bambina sia la nipote del personaggio interpretato da Michael Caine, ma non è così. Tutta questa scena viene alternata con alcune scene che sono anch'esse dei flashward dove vediamo Borden camuffato che va dietro le quinte per scoprire il segreto del trucco di Angier, ma finirà per essere accusato di omicidio di Angier. In prigione, Borden legge il diario del defunto Angier e ripercorre così tutti gli avvenimenti che hanno portato i due amici ad essere rivali. Abbiamo così due linee temporali che si alternano: presente dove lui è in prigione e il passato rappresentato dal diario. Si alternano così due linee temporali. Dove che ho notato una cosa del genere? Following, il primo film di Nolan fatto con attori sconosciuti ed era particolare perché alternando passato e presente non si capiva una mazza, ma solo la scena finale riesce a rendere tutto chiaro.
Inoltre, si aggiunge così anche una terza, seppure minima, linea temprale rappresentata dal quaderno di appunti di Borden dove si viene a sapere che Olivia aveva tradito Angier per stare con Borden e aveva fatto il doppio gioco con Angier. Questa terza linea temporale si trova all'interno della seconda che a sua volta sta all'interno della prima. Dove che ho già visto qualcosa di simile? Mi in sa in Inception sempre delle stesso regista che però viene quattro anni dopo di The Prestige. Per finire sulla narrazione, il film finisce esattamente come inizia, però adesso sappiamo che la bambina è figlia di Borden. Ritorna la solita domanda: dov'è che ho visto una cosa simile? Memento, sempre di Nolan. Se qualcuno ricorda, il film era particolare per il suo tipo di montaggio dove il film iniziava con la fine e la fine era l'inizio dove trovavamo i titoli di testa che scorrevano all'incontrario.

Anche il tema del doppio ricorre in molti film di Nolan. Pensiamo ai due film di Batman. In Batman Begins si parla di Bruce Wayne, interpretato da Christian Bale, che per combattere il crimine deve diventare un'altra persona ossia Batman. Vengono a crearsi due personalità completamente diverse tra di loro: Bruce Wayne è un miliardario playboy che pensa solo a divertirsi e Batman è il difensore di Gotham City. Questo viene sottolineato da una battuta di Batman: Non è tanto chi sono quanto quello che faccio che mi qualifica. Anche in The Dark Knight il tema del doppio viene a sviluppato. Batman e Joker sono due facce della stessa medaglia: il primo è il cavaliere dell'ordine, mentre il secondo è il cavaliere del caos. Sempre in The Dark Knight il tema della dualità viene sviluppato ulteriormente grazie anche a un terzo personaggio. Harvey Dent conosciuto anche come Due Facce, simbolo per eccellenza della dualità.
Ebbene anche The Prestige sviluppa tantissimo il tema del doppio e penso che sia il tema centrale di tutto il film. Se ben ricordate, Cutter diceva ad Angier che Borden usava un double, ma Angier pensava che Borden usassa un sistema più complesso. Ebbene, Nolan ci dice che la soluzione migliore è quella più semplice. Borden aveva un fratello gemello di cui nessuno sapeva l'esistenza, nemmeno la moglie di Borden. In realtà in tutto il film vediamo il gemello di Borden, ma è camuffato da Fellon con una barba e occhiali. Anche qui Borden e Fellon sono due facce della stessa medaglia. Eravamo entrambi Fellon ed eravamo entrambi Borden, dice alla fine Borden ad Angier. Così, loro due si alternavano i ruoli: una volta uno era Borden e l'altro era Fellon. Uno amava una donna, l'altro amava un'altra donna. Infatti, la moglie Sarah gli chiede se lo ama e Borden risponde oggi no. Da qui capiamo che in quel momento era l'altro Borden che amava Olivia.
Anche il personaggio di Hugh Jackman si sdoppia e più di una volta. Questo avviene grazie alla macchina che viene costruito da Nikola Tesla. Quasi tutti i suoi doppi morivano annegati nella vasca, mentre l'originale si trovava dall'altra parte del teatro. E qui c'è il rischio dell'illusione. Ci voleva coraggio ad entrare in quella macchina ogni sera senza sapere se sarei stato l'uomo della vasca o l'uomo del prestigio, rivela Angier alla fine. Poi, anche da parte di Angier c'è questa ambiguità dell'originale e del doppio. Angier che vediamo nella scena finale è veramene lui o è un doppio e l'originale è morto? Il primo doppio può essere Ruth che era appunto il sosia di Angier. La battuta che dice il primo doppio prima che Angier gli spari è No aspetta, io sono...che cosa voleva dire il primo doppio prima che Angier gli sparasse? Forse, che lui era Ruth? Non lo sapremo, come non sappiamo se quello che si vede alla fine è l'originale o un altro doppio.

L'ossessione è un altro tema ricorrente nel film e lega i due protagonisti del film. Angier è ossessionato dal trucco di Borden e questa ossessione lo porterà ad allontanarsi dalla sua assistente e ragazza che lo tradirà per stare con Borden. Anche Borden è ossessionato alla fine di sapere il trucco di Angier e questo lo porterà alla distruzione. Così, vediamo che Borden e Angier sono la stessa persona ossessionate una dall'altra e finiscono appunto per avere la stessa donna.

Per finire ritorniamo alla scena iniziale.



Ogni numero di magia è composta da parti o atti. La prima parte è chiamata la promessa. L'illusionista vi mostra qualcosa di ordinario, un mazzo di carte, un uccellino o un uomo. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale, sì, inalterato, normale, ma ovviamente è probabile che non lo sia. Il secondo atto è chiamata la svolta. l'illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ora, voi state cercando il segreto, ma non lo troverete perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati, ma ancora non applaudite perché far sparire qualcosa non è sufficiente,. Bisogna anche farla riapparire. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo il prestigio.
Cutter nella sua esposizione ci anticipa che tutto il film è un inganno. Possiamo interpretare la promessa, la svolta e il prestigio come i tre atti della sceneggiatura di un film. Infatti, se esaminiamo un qualsiasi lungometraggio, vediamo che ci sono questi tre atti: nel primo atto vediamo qualcosa di ordinario, nel secondo l'ordinario diventa straordinario e nel terzo atto assistiamo al prestigio che corrisponde all'epilogo del film. Christopher Nolan è ben cosciente di questa cosa dei tre atti visto che, oltre ad essere un regista, è anche sceneggiatore.
Così, vediamo che il prestigio, anzi The Prestige è la metafora del cinema stesso. In fondo, il film è un inganno e non corrisponde alla realtà .Il pubblico vede il film perché vuole essere ingannato. Il prestigiatore e il regista creano un inganno per divertire il pubblico. Così, il pubblico che assiste a un gioco di prestigio non è altro che lo stesso pubblico che va al cinema. Nolan non è altro che un maestro dell'inganno e ogni suo film è un prestigio.


The Avengers


Specifichiamo che questo film non avrebbe senso chiamarsi The Avengers per due motivi. Primo, il film è chiaramente ispirato al fumetto Ultimates che è una versione aggiornata dei Vendicatori originali. Allora, Nick Fury che è nero ed è interpretato da Samuel L. Jackson è proprio ripreso dal Nick Fury degli Ultimates che ha proprio le fattezze dell'attore americano. Thor ha un costume identico a quello della sua versione ultimate, ma non si sa per quale motivo verso la fine del filma ritorna al suo vecchio costume che è lo stesso che vediamo nella locandina. Sempre parlando di costume, quello di Occhio di Falco è identico allo stesso costume che ha negli Ultimates. Poi, troviamo subito negli Avengers Occhio di Falco e La Vedova Nera che in realtà non erano nei primi Vendicatori, ma loro due  si univano al gruppo di eroi solo in seguito, ma qui sono subito nei primi Vendicatori come negli Ultimates. In fine, qui gli alieni sono i Chitauri, una razza presente solo nel mondo degli Ultimates, mentre nei Vendicatori originali c'erano di mezzo i Kree e gli Skull. Quindi, per questo motivo il film avrebbe dovuto chiamarsi The Ultimates.
Secondo, nonostante il film narri di un gruppo di supereroi, The Avengers è tutto incentrato su Tony Stark, interperatato dal bravissimo Robert Downey Jr. Esaminiamo la locandina. Chi è personaggio in primo piano? Tony Stark. Chi è il primo attore che viene elencato? Robert Downey Jr. Qui sembra che il capo degli Avengers sia lui, mentre invece nei fumetti il capo degli Avengers è Capitan Amerca. Chi è che salva la situazione alla fine? Sempre lui. Ebbene si, questo film avrebbe dovuto chiamarsi Iron Man 3.

The Avengers è un classico film di supereroi dove l'eroe di turno deve sconfiggere il cattivo di turno per salvare il mondo. Ciò che lo distingue dal solito film di supereroi è che qui l'eroe non è uno, bensì un gruppo di eroi composto da Capitan America (Chris Evan), Thor (Chris Hemsworth), Iron Man (Robert Downey Jr.), Hulk (Mark Ruffalo), Occhio di Falco (Jeremy Renner) e La Vedova Nera (Scarlett Joansson). Il cattivo di turno è invece Loki è interpretato dal bravissimo Tom Hiddleston.

Joss Whedon, guarda caso un autore di fumetti marvel, scrive e dirige questa commedia sui superoi. Dico commedia perché The Avengers è pieno di battute che non finiscono più. Quello che ne dice più è Tony Stark. Perfino, Loki finisce per essere un cattivo divertente. Anche Hulk finisce per essere divertente e scordatevi dell'Hulk stupido. La regia è televisiva anche perché dobbiamo ricordare ricordarci che Joss Whedon viene dalla televisione, come dimenticarsi di Buffy. Comunque, un film divertente che vale la pena di spendere otto euro.

Loki : I have an army.
Tony Stark: We have an Hulk.

domenica 29 aprile 2012

Nero Wolfe


Adoro Nero Wolfe. Lo dice uno che non ama tanto le fiction ossia le serie italiane. Le fiction parlano sempre delle stesse cose: di mafiosi, personaggi realmente esistiti o storie d'amore. Non parliamo poi della recitazione italiana. C'è qualche rara eccezione ossia Boris che è stato trasmesso da Sky, ma snobbato dalla Rai, anzi RaiTre l'ha perfino trasmesso in seconda serata. Un'altra eccezione è Nero Wolfe trasmesso su RaiUno e guarda caso ritroviamo come protagonisti due attori di Boris: Francesco Pannofino e Pietro Sermonti.

Nero Wolfe, creato da Piero Bodrato e basato sui libri di Rex Stout, è un'operazione simile Sherlock della BBC dove avevamo Sherlock Holmes ai giorni nostri, sempre basato sui libri di Arthur Conan Doyle. In Nero Wolfe Bodrato sposta le avventure dell'investigatore americano da New York a Roma. Con Nero Wolfe ci viene mostrato uno spaccato dell'Italia degli anni quaranta. In un episodio ci viene mostrato un personaggio che gira un carosello, al giorno d'oggi chi sa cos'è un carosello.

Essendo basati sui libri, i personaggi sono sempre gli stessi, ma a volte i nomi cambiano ossia si mettono quelli italiani al posto di quelli americani, mentre gli unici nomi originali che rimangono sono ovviamente quelli di Nero Wolfe e Archie Goodwin. I personaggi fissi che ritroviamo in tutti i libri scompaiono e al loro posto compaiono quelli locali: il commissario Graziani al posto dell'ispettore Cramer, i tre investigatori che lavorano per Nero Wolfe vengono sostituiti dal romano Lanzetta, interpretato da Michele La Ginestra, e il cuoco Fritz viene sostitutito da Nanni (interpretato da Andy Luotto che nella vita reale è veramente un cuoco.)

Questa serie ha successo anche per la bravura dei due attori protagonisti. Francesco Pannofino è un'ottimo Nero Wolfe. Riesce bene a caratterizzare il detective americano sedentario, amante della cucina italiana e delle orchidee. Tra l'altro adoro Pannofino come attore, il René Ferretti di Boris era spettacolare, e doppiatore, sono sue le voci italiane di George Clooney e Denzel Washington. Pietro Sermonti, uno dei miglior attori italiani, si cala bene nella parte di Archie Goodwin, ma ormai quando vedo Sermonti che fa un ruolo diverso, vedo sempre Stanis. Non ci posso fare niente. Poi, il personaggio dell'ispettore Graziani, interpretato da Marcello Mazzarella, con la sua parlata siciliana, mi fa troppo ridere.

Non è il primo Nero Wolfe italiano. C'è già stato Tino Buazzelli che l'aveva interpretato sempre su RaiUno nel 1969. Uno dovrebbe rivedere lo sceneggiato italiano per fare poi un confronto la serie del 2012. Tra l'altro, Tino Buazzelli era più adatto, fisicamente parlando, di Francesco Pannofino a interpretare Nero Wolfe. Dobbiamo ricordarci che il Nero Wolfe di Stout, essendo un grande amante della buona cucina, era grasso e Buazzelli era più robusto di Pannofino, ma almeno il secondo recupera con un'ottima recitazione.

Per chi vuole vederselo, lo fanno ogni giovedì alle 21.10 su RaiUno, se amate il genere visto che è un giallo classico dove l'investigatore privato viene chiamato a indagare su un delitto, ma anche se non amate il genere, i due attori protagonisti sono bravissimi. Voglio una seconda stagione perché questa serie spacca alla grande. D'ora in poi quando leggerò Nero Wolfe, mi immaginerò sempre le facce di René e Stanis, ovvero Francesco Pannofino e Pietro Sermonti.

martedì 24 aprile 2012

Misfits


Dopo essermi visto l'ultimo episodio della terza stagione di Misfits è giunto il momento di parlare questo strepitoso telefilm.

La serie, di stampo inglese, è creata da Howard Overman. La premessa di questo sceneggiatore era sì di raccontare la vita di cinque giovani, e dunque un teen drama, ma con l'aggiunta di una cosa nuova: i poteri. 

Il primo episodio ci mostra cinque ragazzi che si ritrovano insieme in un centro di recupero a fare i sociali sociali per piccoli reati. Durante il loro lavoro questi cinque verranno investiti da una tempesta che darà loro dei poteri. 

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Scordatevi del motto di Spiderman in Misfits. Questi ragazzi, sebbene abbiano dei super poteri, non si metteranno dei costumi e faranno i supereroi, ma continueranno a fare la loro vita come se niente fosse. Ricorda molto Heroes come tematica e infatti viene perfino citato in un episodio.

I poteri di questi disadattati (misfits in inglese significa appunto disadattati) non sono casuali. Ogni potere rispecchia la loro personalità. Così, Kelly, che è la ragazza pettegola, ha il potere di leggere il pensiero degli altri. Alisha, che è una ragazza che a va a letto con tutti, ha questo potere che ogniqualvolta che uno la tocca ha voglia di fare sesso con lei. Curtis, essendo un corridore, ha il potere di riavvolgere il tempo. C'è poi Simon che, essendo timido, ha il potere di diventare invisibile. Infine c'è Nathan che sembra che non abbia nessun potere, ma alla fine della prima stagione si scoprirà il suo potere.

Come si è già detto, questi ragazzi non indosseranno nessun costume per salvare il mondo, al massimo la loro uniforme è la tutina arancione che devono indossare per fare i servizi sociali. Misfits, con un uso di un linguaggio forte, descrive bene questi ragazzi della società inglese. Ogni episodio che è incentrato su ognuno di loro, vedranno questi disattati alle prese con altre persone che hanno poteri anche perché loro non sono gli unici che sono stati investiti dalla tempesta.

Il personaggio meglio riuscito? Quello di Nathan, interpretato da Robert Sheehan. Questo personaggio si caratterizza per la sua forte parlantina e non ha i peli sulla lingua. Scherza su ogni cosa. In pratica, è il cazzone del gruppo. Purtroppo, il suo personaggio non è presente nella terza stagione, pare per il volere dello stesso attore, e il motivo della scomparsa dalla serie viene narrato nel webisode Vegas Baby. Nella terza stagione il suo posto viene preso da un nuovo personaggio, Rudy, che ha più o meno lo stesso carattere di Nathan.

Devo dire che la terza stagione mi è piaciuta moltissimo, nonostante non ci sia Nathan. C'è molta azione e viaggi nel tempo, tema di fantascienza che io adoro.

Diciamo che questa serie va vista in lingua originale e poi non è difficile capirlo visto che la lingua è un inglese britannico. La voce italiana di Nathan non rende tanto bene il personaggio. Se lo vedete in lingua originale, guardatelo con i sottotitoli perché senza quelli è difficile capire cosa dice il personaggio di Kelly.

La webserie Freaks ha provato a fare la versione nostrana di Misfits, ma non c'è riuscito. La serie ha avuto tanto successo perché tra gli attori figurava Gugliemo Scilla, alias willwoosh, anche co-sceneggiatore, che è la star più seguita del web. In Freaks manca totalmente la sceneggiatura e la serie è stata scritta da persone che non sanno niente di sceneggiatura, poi è piena di buchi di sceneggiatura. Per giustificarsi hanno detto che avrebbero spiegato ogni cosa nella seconda stagione. Ripeto, Freaks non è stata scritta da veri sceneggiatori, però devo dire che ha una bella regia e una bella colonna sonora.

Invece, in  Misfits la sceneggiatura è scritta bene, anzi più che bene. C'è conflitto interno ( i misfits dovranno affrontare le loro paure che sono quelle di tutti i giovani della loro età) e conflitto esterno ( i misfits si ritroveranno ad affrontare altre persone con poteri).

Non c'è nient'altro da dire su questa serie ben scritta. Finisco con una battuta che dice Nathan nell'ultimo episodio della prima stagione, Save me Barry



venerdì 20 aprile 2012

Il Cinema con la C


Dopo un mese di assenza ritorno a scrivere su questo blog. Il motivo della mia assenza è che sono stato impegnato a fare un workshop a Cinecittà.

Questo workshop, o laboratorio se vogliamo chiamarlo in italiano, era quello filmaking all'ACT all'interno di Cinecittà ed è durato circa un mese. E' stato interessante e utile.

Eravamo circa quaranta studenti e siamo stati divisi in quattro gruppi da dieci. Ognuno di questi gruppi avrebbe dovuto ideare un cortometraggio, girarlo e in fine montarlo. Ovviamente ogni gruppo era seguito in tutte le fasi dai docenti: uno di regia e due di montaggio.

I primi giorni il docente di regia ossia Giulio Reale ci ha spiegato i vari movimenti di macchina, come viene girato un dialogo, in poche parole la grammatica cinematografica. C'è stata l'analisi di alcune sequenze di film: S.O.S. Summer Of Sam di Spike Lee, Gran Torino di Clint Eastwood, C'era una volta il west di Sergio Leone e C'era una volta l'america di Sergio Leone.

Il docente di montaggio Tagliavia che era il più anziano di tutti e tre ci ha fatto fare un gioco. Ci ha dato cinque inquadrature e noi dovevamo montare queste inquadrature secondo la nostra visione. E' stato molto interessante perché erano le stesse inquadrature, ma ognuno le montava in modo diverso, anche se a volte ricorreva i cosidetti tacchi rossi. Bisognava usare queste inquadrature, ma si poteva aggiungere dei suoni. Questo gioco era molto stimolante per la creatività, ma a volte era difficile visualizzarlo perché in realtà non ce le avevamo visivamente questa inquadrature, ma abbiamo scritto sul quaderno come erano erano le inquadrature. Il giorno dopo, sempre riguardante il montaggio, abbiamo analizzate alcune scene di Via da Las Vegas di Mike Figgis e Ogni maledetta domenica di Oliver Stone.

Dopo i primi giorni di teoria, abbiamo iniziato con la pratica. L'ultimo giorno di teoria il docente di regia ci ha fatto dividere in quattro gruppi. C'era chi sceglieva i gruppi per via delle date perché ogni gruppo girava e montava in giorni prestabiliti. Così, mi sono ritrovato nel gruppo B.

Prima di iniziare a lavorare abbiamo fatto una simulazione del set. Così avremmo saputo cosa ci sarebbe aspettato durante il giorno delle riprese. Giulio Reale mi ha dato il ruolo dell'aiuto regista. In pratica il compito dell'aiuto regista è di interagire con le comparse. Se fossimo stati in un set vero, sarei stato licenziato. Ho fatto non so quanti errori, tipo durante le riprese una comparsa non era al suo posto e c'era in campo una persona che non ci doveva essere. Infatti, Reale mi ha chiamato alla fine "l'aiuto regista fasullo".

Il gruppo B era formato prevalentemente da ragazze, anzi femmine, perché c'erano anche due signore, mentre i maschi erano solo tre. Il nostro era un bel gruppo: si lavorava, ma si cazzeggiava anche. In fondo, si faceva il laboratorio non solo per questi sei crediti, ma anche per divertirsi, no?

Allora il nostro soggetto finale del corto tra tutti gli altri era il più semplice. Era la storia di una ragazza che vuole fare l'attrice, conosce uno che dice di essere un produttore che può farla entrare nel giro. Ha occasione di entrare in un set perché viene chiamata a fare la comparsa, ma alla fine se n'è andrà via perché si sente offesa dalla costumista e mentre se ne va vede che colui che le aveva detto di essere un attore mentre invece è solo uno che porta caffé. Il messaggio del corto è che il cinema non è mai come ci sembra.

Gli altri soggetti del gruppo erano complessi. C'era uno che era un thriller, ma tutto il corto era basato sul dialogo.Gli attori erano stati bravi, ma l'audio faceva schifo anche perché quelli dell'ACT non aveva dato a nessun gruppo i microfoni e quindi, un corto, che è basato soprattutto sul dialogo, non era venuto molto bene. Comunque, in questo thriller il dialogo era tra uno psicopatico e il suo dottore. Infatti, il corto si chiamava L'ultima seduta. Possiamo dire che, oltre all'audio, la storia era così così, ma l'attore che faceva lo psicopatico era stato bravissimo.

C'era poi quello del regista pazzo. Pazzo, ma in senso buono. Spiegava il soggetto del suo corto come fa un vero regista perché gesticolava e sapeva già come dovevano essere le inquadrature. Comunque, il corto era venuto bene registicamente parlando, alcune inquadrature, come quella da sopra da una finestra, mi ricordavano quelle di 28 giorni dopo, ma la storia era nulla. Parla di questa ragazza che vive la sua solitudine, ma niente di ché. Il corto si chiamava Alice.mp3 e il titolo già dice tutto.

Poi c'era quello dell'alieno zombie fatto da Giuseppe che io lo chiamo affettuosamente Frank Darabont perché come me è un grande appassionato di The Walking Dead. Dobbiamo dire che questo soggetto l'aveva scritto da tempi immemori. Comunque, il suo corto, di cui non mi ricordo il titolo, mi ricordava molto 28 giorni dopo e L'alba dei morti viventi. L'attrice protagonista, nonostante nella vita sia davvero insopportabile, è stata bravissima. A mio parere, era fatto bene, quello più riuscito, a parte nella scena del bagno dove non era reso molto bene.

Poi c'è il nostro corto. Lo spazio vuoto. Il titolo non c'entra molto con la storia perché si legava a un elemento iniziale della soggetto completamente scomparso ossia il libro di Peter Brook che si chiama Lo spazio vuoto. Quindi, il titolo è molto, ma molto metaforico.
Bisogna dire che l'aspetto del nostro corto era molto amatoriale. Come si è già detto, non ci hanno né microfoni né luci perché per questo workshop non ci servivano queste cose. Per questo motivo l'audio faceva schifo in alcuni punti e nelle inquadrature nel buio si vedeva poco. Uno si accontenta di ciò che ha fatto e nonostante che l'abbiamo girato tutto in un giorno possiamo dire che è venuto decente.

Dimenticavo che per il montaggio ci ha seguito il professor Scibilia detto Jambo. Abbiamo montato con Final Cut Pro, un bel programma di montaggio, peccato che giri solo su Mac. Dei due giorni di montaggio mi è rimasto impresso mela tab. Pensavo di scaricarmi Adobe Premiere perché gira sia su Mac che su Pc. Dicono che sia molto simile a Final Cut Pro.

Da Giulio Reale ho imparato il Cinema con la C (leggasi il cinema con la c maiuscola"). Quindi, niente Terence Malick. Ho imparato che per ogni scena si deve fare prima di tutto sempre un master che può essere un campo lungo o un campo medio e poi i vari campi e contro campi. Ogni soggetto di corto o film deve avere sempre il prologo, la pinza emotiva, il capovolgimento, un'altra pinza emotiva.

Giulio Reale ha fatto un documentario su Sergio Leone e vorrei proprio vederlo visto che mi laureo su Sergio Leone. Comunque, ha detto che il quattro maggio lo proietterà. Mi ha fatto ridere quando Reale ha detto che inizialmente la sua conoscenza su Sergio Leone si limitava all'intro dei Metallica. Penso proprio che per il Cinema lui intenda quello di Leone. Ho voluto studiare cinema proprio per via dei film di Sergio Leone perché un giorno mi piacerebbe fare proprio un western.

Per concludere, cercherò di scrivere di più su questo blog, ma è per me un periodo dove sono davvero impegnato. Ho trovato anche un lavoro in biblioteca per avere abbastanza soldi per comprarmi una fotocamera full HD per girare un corto che ho in mente. Ho raccontato questa idea del mio corto a mio cugino che è sceneggiatore e l'ha trovato interessante, ma mi ha detto di lavorarci bene registicamente. Tra qualche mese avrete ulteriori notizie su questo corto che girerò in autunno.