giovedì 19 luglio 2012

Per un pugno di Leone : C'era una volta in America

Per finire la rubrica dedicata a Sergio Leone e per chiudere il mio blog in bellezza è il momento di parlare C'era una volta in America.

Il terzo capitolo della Trilogia del tempo è il lascito di Sergio Leone perché questo è il suo ultimo film che ha girato prima di morire, ma aveva in programma di girare un ambientato in Russia, precisamente a Stalingrado, ma per un problema al cuore il mondo è rimasto senza uno dei più grandi registi del mondo.

Non si può raccontare la trama di C'era una volta in America perché non è semplice. E' un film che dura più di tre ore, ma in America i distributori americani hanno pensato di tagliare il film per avere una durata di due ore. Per questo motivo che negli USA questo film è stato un flop e Leone si è dissociato dal film che è stato distribuito nelle sale americane. Non solo hanno tagliato il film, ma hanno pensato pure di mettere le scene in ordine cronologico. C'era una volta in America è caratterizzato dal fatto che ha una storia non lineare. Abbiamo per tutto il film flashback e flashforward. Per passare dal presente al passato Leone non ricorre alla solita tecnica del flashback con la dissolvenza, ma ad alcune trovate geniali come Noodles adulto che guarda dallo spioncino e nell'inquadratura dopo vediamo Deborah ragazzina e nell'inquadratura successiva vediamo di nuovo Noodles ma ragazzino.

Essenzialmente C'era una volta in America parla dell'ascesa di gangster ebrei negli anni del proibizionismo. Soprattutto questo film come gli altri film di Leone è sull'amicizia, in particolar modo tra Noodles, il protagonista, e Max. La struttura del film è circolare. Nuff said. Non rivelo altro per evitare di spoilerare perché questo film merita di essere visto. So che è pesante vedere un film che dura più di tre ore, ma il capolavoro di Leone è un film che dovrebbero vedere chiunque ami il cinema di Leone.

Vi lascio con una delle musiche di Ennio Morricone presenti in questo film ovvero il tema di Deborah, che in questo momento sta diventando la mia colonna sonora in questo periodo. Be, non c'è niente da dire, Deborah's Theme is amazing and the most beautiful music in the world.





giovedì 21 giugno 2012

L'inverno sta arrivando


L'inverno sta arrivando, anche se sarebbe il caso di dire che l'estate sta arrivando visto che oggi è il 21 giugno 2012 e fa un caldo micidiale. Ho messo questo titolo per parlare di una serie televisiva di genere fantasy a cui mi sto appassionando troppo ovvero Games of Thrones trasmesso su Sky con il titolo Trono di Spade.

Games of Thrones è un fantasy atipico. Non ci sono né buoni né cattivi come in tutti i fantasy, anzi qui tutti i personaggi agiscono per i loro interessi. Secondo il mio parere, i personaggi  più positivi sono gli Stark e i personaggi più negativi sono i Lannister, in primis Geoffrey e già dal primo episodio capiamo quanto questo personaggio sia uno psicopatico micidiale, nonostante sia solo un ragazzino. E' un telefilm corale visto che ci sono tanti personaggi che appartengono a varie casate, ma il personaggio centrale è Eddard Stark, che ha il volto di Sean Bean, attore diventato noto per aver interpretato Boromir nel Signore degli Anelli.  

Parlando dell'ottima sceneggiatura di David Benioff e D. B. Weiss basata sui libri di George R. R. Martin Games of Thrones segue una struttura orizzontale. In parole povere, tutta la serie è basata più sui personaggi che sui fatti. Quindi, raramente ci sono combattimenti come ce ne sono in tutti i fantasy. Tutto il plot è dato appunto dagli personaggi che aspirano al potere ossia al Trono di Spade dove si siede il re dei sette regni. Così in ogni episodio troveremo complotti e intrighi. E' come se Shakespeare incontrasse il fantasy.

Il mio personaggio preferito è Sansa Stark, figlia di Eddard Stark. Questo personaggio è interpretato dall'attrice inglese Sophie Turner, anche se la preferisco quando interpreta Sansa perché i capelli naturali dell'attrice sono biondi, mentre invece quando interpreta Sansa ha i capelli rossi. Inoltre, adoro troppo il suo accento britannico.


Games of Thrones è una serie che merita. Può piacere agli amanti del fantasy, ma può piacere anche a chi non è cultore di questo personaggio perché i personaggi sono ben scritti. E' un telefilm che va visto subito perché, come direbbero gli Stark, Winter is coming.







lunedì 18 giugno 2012

Sergio Leone in radio

Qualche settimana fa c'è stato un omaggio a Sergio Leone fatto da Rete 4 trasmettendo tutti i film i suoi film, a parte C'era una volta in America di cui parlerò a breve, e proprio qualche giorno fa ho scoperto che c'è stato un programma radiofonico dedicato a Sergio Leone.

Questa rubrica radiofonica dedicata al regista romano è all'interno di Alle otto della sera. Il conduttore di queste 20 puntate su Sergio Leone è Italo Moscati che ha scritto anche un libro sul regista della Trilogia del dollaro e della Trilogia del tempo, Sergio Leone. Quando il cinema era grande.

Il programma è molto interessante per conoscere alcuni aspetti di uno dei più grandi registi. Se volete ascoltare queste 20 puntate potete farlo attraverso il podcast, ma potete anche scaricarvi le puntate. Basta che andiate semplicemente qui.




domenica 10 giugno 2012

Le 22 regole dello storytelling, secondo la Pixar

Qualche giorno fa ho letto su internet le 22 regole dello storytelling di Emma Coats che lavora per la Pixar come storyboarder.  Grazie alla sua esperienza con la nota casa di produzione di animazione ha trovato 22 regole per come scrivere una buona storia e le ha scritte sul suo twitter.
Queste 22 regole dello storytelling mi ricordano il decalogo di McKee, guru della sceneggiatura, e quindi le ho trovate interessante per chi vuole diventare uno storyteller/sceneggiatore. Metto qui queste 22 regole in italiano. Qui  potete trovare queste regole in lingua originale

#1: Si ammira il personaggio per provare più che dai loro successi.

#2: Dovete tenere a mente cosa è interessante per voi come pubblico, non cosa è divertente da fare come scrittore. Le due cose possono essere molto diverse.

#3: Cercare di ottenere il tema è importante, ma non riuscirete mai a vedere su cosa verte la storia finché non sarete alla fine di essa. Ora riscrivete.

#4: C'era una volta____. Ogni giorno____. Un giorno____. Per questo motivo, ____. Per questo motivo,____. Finché finalmente____.

#5: Semplificate. Focalizzate. Combinate i personaggi. Saltate i giri. Vi sentirete come se steste perdendo roba di gran valore, ma vi sentirete liberi.

#6: In cosa è bravo è il vostro personaggio, con cosa è a proprio agio? Lanciate il polo opposto a questi. Fateli sfidare. Come si affrontano?

#7: Inventate il vostro finale, prima di di trovare il vostro centro. Seriamente. I finali sono difficili, ottenete i vostri meccanismi in anticipo.

#8: Finite la vostra storia, lasciatela andare anche se non è perfetta. In un mondo ideale avreste tutte e due le cose, ma voltate pagina. Farete meglio la prossima volta.

#9: Quando siete bloccati, fate una lista di ciò che non accadrà la prossima volta. Molte volte il materiale, che vi sbloccherà, comparirà.

#10: Smontate le storie che vi piacciono. Ciò che vi piace in esse è parte di voi. Dovete riconoscerlo prima di poterlo usare.

#11: Metterlo su carta vi permette di organizzarlo. Se sta nella vostra testa, un'idea perfetta, non lo condividerete con nessun altro.

#12: Scartate la prima cosa che vi viene in mente. E la seconda, la terza, la quarta, la quinta - mettete l'evidenza da parte.

#13: Date ai vostri personaggi dei pareri. Passivo/docile potrebbe sembrare a voi attraente come scrivete, ma è veleno per il pubblico.

#14: Perché dovete raccontare questa storia? Qual è la convinzione che brucia dentro di voi da cui trae la vostra energia? Questo è il cuore di tutto.

#15: Se voi foste il vostro personaggio, in questa situazione, come vi sentireste? Sinceramente dà credibilità a situazioni incredibili.

#16: Cosa sono i paletti? Dateci una ragione per simpatizzare con il personaggio. Cosa succede se non hanno successo? Saranno sfavoriti.

#17: Nessun lavoro è mai sprecato. Se non funziona, lasciatelo andare e voltate pagina - vi ritornerà utile più tardi.

#18: Dovete conoscere voi stessi: la differenza tra fare il vostro meglio e innervosirsi. Storia è sperimentare, non perfezionare.

#19: Le coincidenze per mettere i personaggi sono geniali. Le coincidenze per tirarli fuori è barare.

#20: Esercizio: prendete i mattoni di un film che non vi piace. Come li disporreste in ciò che vi piace?

#21: Vi dovete identificare con la vostra situazione e i vostri personaggi, non potete scrivere solo "figo". Che cosa vi farebbe agire in quel modo?

#22: Qual è la vostra essenza della vostra storia? Il grande vantaggio del raccontarlo? Se lo sapete, potete costruire la storia da lì.

martedì 5 giugno 2012

Per un pugno di Leone : Giù la testa


Giù la testa è il secondo capitolo della Trilogia del tempo. Ebbene, questo film è il meno riuscito di tutta la trilogia e di tutta la filmografia. Nonostante ciò, parleremo lo stesso di questa pellicola che non è riuscito a diventare capolavoro come tutti i film di Sergio Leone. Per fortuna, con il capitolo finale della Trilogia del tempo Leone recupera e stiamo parlando del suo capolavoro C'era una volta in America.

E' la storia di John alias Sean e di Juan durante la rivoluzione messicana. Sean è un irlandese che ha fatto parte dell'IRA e appoggia la rivoluzione messicana, mentre invece Juan è un peone che è interessato solo al vile denaro, ma solo quando perderà la cosa più preziosa, la famiglia, diventerà anche lui un rivoluzionario.

Questo secondo capitolo della Trilogia del tempo è un film rivoluzionario. Questo viene sottolineato da una citazione iniziale di Mao Tze Tung, La rivoluzione non è un pranzo di gala.



Dobbiamo ricordarci che questo film è nato durante il periodo sessantottino. Questa rivoluzione si fa beffa anche della chiesa, tra i quelli rapinati e privati dei vestiti nella scena iniziale c'è anche un cardinale.

I due protagonisti sono legati da un'amicizia stile Tuco e Joe ne Il buono, il brutto, il cattivo, ma sono due facce della stessa medaglia: uno si chiama John e l'altro Juan, entrambi con una sfiducia verso la rivoluzione. Tra l'altro Eli Wallach, ossia Tuco, voleva interpretare Juan, ma alla fine Leone aveva deciso di puntare su Rod Steiger. Non è un caso che Wallach e Steiger abbiano lo stesso doppiatore, Carlo Romano.

Perché dico che Giù la testa è il film meno riuscito di Sergio Leone? Inizialmente, la pellicola doveva essere diretta da Peter Bogdanovich, ma niente. Allora, si chiede a Sam Peckinpah, ma neanche lui vuole dirigerlo. L'ultima opzione è Giancarlo Santi, aiuto regista di Leone, ma anche regista de Il grande duello con Lee Van Cleef da cui Quentin Tarantino ha preso il tema per la colonna sonora di Kill Bill, ma alla fine tocca a Leone dirigere questo film. A mio parere, dirige questo film così per fare, senza neanche impegnarsi tanto. Non mancano i suoi soliti primissimi piani, ma mancano i suoi duelli. Per questo motivo non è un western. Leone aveva già chiuso la sua parentesi con il western con C'era una volta il West e questo viene sottolineato proprio dal titolo.

Ricordiamo sempre la colonna sonora di Ennio Morricone. Potrebbe essere solo una mia impressione, ma certe volte mi ricorda la musica di C'era una volta il West e Morricone ci ha aggiunto solo quel "Sean" che si ripete ogni tanto.

John: Giù la testa, coglione!


martedì 29 maggio 2012

Per un pugno di Leone : C'era una volta il West

Il primo capitolo della Trilogia del tempo di Sergio Leone è C'era una volta il West. Finita la Trilogia del dollaro che era picaresca, sul grottesco, inizia una nuova trilogia più seria, più malinconica che comprende questo film per proseguire con Giù la testa e C'era una volta in America.

E' la storia di Jill, una prostituita che arriva dal New Orleans per cambiare vita ma appena arrivata scoprirà che suo marito è morto per mano del killer Frank. Ad aiutare la donna contro Frank e il signor Morton ci saranno il bandito Cheyenne e Armonica, un uomo misterioso che cerca vendetta.

Il soggetto è di Dario Argento e Bernardo Bertolucci, ma dobbiamo dire che tutto il lavoro lo fecero Sergio Leone e Sergio Donati, uno sceneggiatore che ammiro moltissimo.

La prima sequenza che è quella dei titoli di coda è da maestro. Non c'è nessun dialogo, come nella sequenza iniziale di Un dollaro d'onore, a parte le parole del capo stazione, ma solo la colonna sonora. Attenzione, per colonna sonora si intende non la partitura di Ennio Morricone, ma i rumori diegetici che si sentono in questa stazione, per esempio quello della ruota che gira continuamente. I tre personaggi di questa sequenza sono tre killer che aspettano qualcuno che in seguito scopriremo sarà Armonica. La dilatazione del tempo, ossia l'attesa, è data da questi tre personaggi: uno ha continuamente la goccia che gli cade sul cappello, uno ha una mosca che gli ronza sulla faccia e il terzo si scrocchia le dita. Questa sequenza che non racconta niente, ma la geniale messa in scena fatta da Leone non annoia per niente il pubblico, potrebbe essere benissimo un cortometraggio. Tra l'altro uno di questi tre, mi pare che quello in questa sequenza si scrocchia le dita, si suicidò con addosso il costume dall'albergo dove stava tutto il cast del film. Il motivo di questo gesto non si seppe mai, ma quello che colpì fu il cinismo di Leone di fronte a questa tragedia. Toglietegli il costume che dobbiamo girare un'altra scena.



Parliamo dei personaggi. Abbiamo il protagonista, Armonica, interpretato da Charles Bronson. Come il protagonista della Trilogia del dollaro, non ha nome, si chiama Armonica proprio per via dello strumento che suona continuamente per tutto il film e arriva dal nulla per poi ritornare verso il nulla. Abbiamo Jill, interpretata dalla bellissima Claudia Cardinale, che è una prostituta del New Orleans che vuole cambiare vita, ma si ritroverà una terra ambita dal signor Morton, interpretato da Gabriele Ferzetti. C'è il killer Frank interpretato da Henry Fonda. E c'è il bandito Cheyenne, interpretato da Jason Robards, che stringe con Armonica un'amicizia che ricorda quella che c'era tra il Monco e il colonnello Mortimer in Per qualche dollaro in più.

Anche qui la partitura di Ennio Morricone è fondamentale. Da notare che il personaggio di Armonica viene sempre introdotto appunto dal suono dell'armonica. Scopriremo solo alla fine perché è importante. Diciamo che l'armonica riveste lo stesso ruolo che aveva il carillon in Per qualche dollaro in più: ricordare il passato, la nostalgia.


Nel duello finale tra Armonica e Frank scopriamo perché l'armonica è importante. Il duello finale si svolge in pochi secondi, ma la dilatazione del tempo viene data dal flashback dove scopriamo che Frank aveva ucciso il fratello di Armonica. Armonica con le mani legate ha in bocca l'armonica, mentre il fratello è sopra le spalle di Armonica con il cappio al collo. Mentre Armonica cade, il fratello muore impiccato. Tra l'altro il fratello è interpretato da Claudio Mancini, il direttore di produzione di C'era una volta il West, e produttore di Giù la testa e C'era una volta in America. Nel duello abbiamo proprio un esempio di ppp (primissimo piano) estremo, quello sugli occhi di Armonica.



C'era una volta il West doveva essere un funerale per un' epopea, appunto quella del west. Infatti, con questo film Sergio Leone vuole chiudere la parentesi con il western. La ferrovia che arriva rappresenta l'inizio della civiltà e per questo motivo che alla fine compare il titolo invece della solita scritta Fine perché ormai il west è finito.



Frank: Suona qualcosa a tuo fratello.

domenica 27 maggio 2012

C'era una volta il west (ma c'ero anch'io)


C'era una volta il West (ma c'ero anch'io) di Sergio Donati è un libro che consiglio vivamente, se amate Sergio Leone come me, inoltre il libro costa pochissimo, anche perché è un libricino. Sergio Donati è sceneggiatore di C'era una volta il West e Giù la testa, ma è anche sceneggiatore non accreditato di Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo.

Il libro si divide in due parti. La prima parte, C'era una volta il West, racconta tutta la sua esperienza con Sergio Leone. Inizialmente, Leone gli aveva proposto di scrivere Per un pugno di dollari basandosi su La sfida del samurai di Akira Kurosawa, ma Donati aveva rifiutato pensando che un film del genere non avrebbe mai avuto successo. Poi, quando ha visto che un film del genere faceva successo, ha accettato di lavorare con Leone dopo che questi gli aveva proposto di dargli una sistemata alla sceneggiatura di Per qualche dollaro in più scritta da Luciano Vincenzoni. Ovviamente, lui faceva il "negro" e quindi non era stato accreditato. Diventerà sceneggiatore ufficiale di Sergio Leone in C'era una volta in West. Qui sotto c'è la scena finale di Per qualche dollaro in più riscritta da Sergio Donati.



Nella seconda parte (ma c'ero anch'io) Donati parla della sua esperienza nel cinema post Leone. E soprattutto dà qualche consiglio a qualche aspirante sceneggiatore. Io l'ho conosciuto e mi sembra una persona disponibile. Mi ha regalato il suo libro, facendomi una dedica.


Cliccando qui potete andare sul sito di Sergio Donati dove mette tanti consigli e link per gli aspiranti sceneggiatori. Tra l'altro lui tiene anche un corso di sceneggiatura alla scuola Omero.

Per finire vi posto un estratto da C'era una volta il West (ma c'ero anch'io) di Sergio Donati.

Ama , si: e gli amori sul set obbediscono a regole quasi fisse: la segretaria di edizione ha quasi sempre una storia d'amore con l'operatore alla macchina, perché sono continuamente a contatto per via dei metri di pellicola usati nelle riprese. I direttori della fotografia sono sessualmente attivissimi, ed è comprensibile perché stanno sempre lì a maneggiare carezzevolmente la faccia dell'Attrice per cancellarle più difetti possibili, ed è giusto che raccolgano una natura ricompensa.

Il regista, invece, (eccettuato qualche noto maniaco che lo fa solo per "quello"...) di solito è votato alla castità durante le riprese. Primo perché ha altro da pensare e come si sa il copione non vuole pensieri - e secondo perché deve tenere a bada quel po' po' di circo turbolento e se ha una favorita perde subito autorità.

giovedì 24 maggio 2012

Suoni dall'interno

Qualche mese fa con un mio amico ho girato un cortometraggio. Ebbene, ho il piacere il presentarvi Suoni dall'interno di Pietro Artale e Thanat Pagliani. L'idea è del mio amico, mentre io mi sono prevalentemente occupato delle riprese e delle regia.
Ci abbiamo messo circa un mese per girare e montare un corto che dura meno di quattro minuti. L'idea del corto è semplice. Tutto il corto è un montaggio alternato di un treno e un uomo misterioso di cui non vediamo mai il volto. Entrambi viaggiano verso l'ignoto. Non dico altro perché ognuno deve interpretare il corto secondo il proprio punto di vista. Se arriveranno i commenti, spero che siano positivi o se ci sono delle critiche, che siano almeno costruttive. Non mi offendo se qualcuno scriverà che fa schifo perché se uno mette su internet un video, si deve aspettare anche qualche commento negativo, ma speriamo di no. Buona visione.



Spero che vi sia piaciuto. A breve uscirà un altro cortometraggio della coppia Artale - Pagliani, stavolta a colori, in stile La formica rossa di René Ferretti, (se avete visto Boris, you know what I mean).

martedì 22 maggio 2012

Per un pugno di Leone : Il buono, il brutto, il cattivo


Con Il buono, il brutto, il cattivo si conclude la Trilogia del dollaro di Sergio Leone. Nell'ultimo capitolo di questa trilogia si allarga tutto. Pensiamo ai primi film della Trilogia del dollaro. Per un pugno di dollari era ambientato prevalentemente nella cittadina di San Miguel. Per qualche dollaro in più narra essenzialmente di una vendetta. Con Il buono, il brutto, il cattivo tutto diventa epico ed è una specie di road movie.

I protagonisti di questo film, come si evince già dal titolo, sono tre: Joe il Biondo detto il Buono (Clint Eastwood), Tuco detto il Brutto (Eli Wallach) e Sentenza detto il Cattivo (Lee Van Cleef). Questi tre uomini si ritroveranno in una caccia al tesoro durante la guerra di secessione e solo grazie al triello finale uno dei tre potrà ambire al tesoro.

Ritornano i due protagonisti di Per qualche dollaro in più ossia Clint Eastwood e Lee Van Cleef, stavolta in ruoli differenti, infatti il secondo ora interpreta appunto il Cattivo, e si aggiunge un terzo protagonista ossia Eli Wallach. E' il personaggio di Tuco che rende il Il buono, il brutto, il cattivo picaresco. Dei tre è quello più buffo e in certo senso il vero protagonista del film. Infatti, dei tre protagonisti, sappiamo solo, come si dice nel gergo degli sceneggiatori, la backstory di Tuco. Sappiamo che lui ha un fratello e il motivo per cui è diventato un bandito.

In Per qualche dollaro in più i tre personaggi centrali erano caratterizzati dal fumo: il Monco fuma il sigaro, il colonnello Mortimer fuma la pipa ed el Indio fuma la marijuana. Anche i tre protagonisti de Il buono, il brutto, il cattivo sono caratterizzati da una cosa ossia la pistola: il Biondo tiene la pistola nella fondina legata alla coscia e prima di rimettere la pistola nella fondina dopo aver sparato la fa sempre ruotare, Sentenza tiene la pistola nella fondina legata alla pancia come il colonnello Mortimer nel capitolo precedente e Tuco tiene la pistola legata al collo. La genialità di Sergio Leone è orchestrare un'ottima messa in scena per caratterizzare i suoi personaggi.

Con Il buono, il brutto e il cattivo Sergio Leone vuole fare un critica alla guerra. Il regista vuole mostrare l'assurdità della guerra. Questo ci viene sottolineato da una battuta del personaggio del Biondo: Mai visto morire tanta gente...tanto male. Il campo di prigionia nordista dove Sentenza tortura e uccide i prigionieri può essere visto come la metafora dei lager dove venivano sterminati gli ebrei. Infatti, Sentenza spoglia  i prigionieri della loro umanità e fa suonare sempre la musica per coprire le loro strazianti urla. Il campo nordista di prigionia si ispira appunto alla prigione di Andersonville che è il capostipite di tutti i campi di concentramento.



Tutta la sequenza finale de Il buono, il brutto, il cattivo è degna di essere ricordata nella storia del cinema. Mentre Tuco cerca la tomba di Arch Stanton, la macchina da presa con un movimento circolare segue il personaggio di Tuco, accompagnato dall'Estasi dell'oro di Ennio Morricone. Sergio Leone è uno che usa molto i movimenti di macchina e un grande regista deve sapere raccontare il film con le immagini. Proprio per questo motivo, Sergio Leone è un maestro del cinema. Tra l'altro è in questa sequenza che si vede a buffo un cane. Pare che sia stato messo dal regista per rendere ancora di più lo stupore di Tuco poiché il cane è stato messo nell'inquadratura a insaputa di Eli Wallach.



Sempre nella stessa sequenza avviene il duello che ha rivoluzionato il mondo del western. Per la prima volta assistiamo al triello. E' in questo triello, la scena madre di tutto il film, che avviene la dilatazione del tempo tipica di Sergio Leone. L'attesa viene data dagli sguardi, ossia i primissimi piani e i vari dettagli  delle pistole.


La scena finale è geniale. Notare come la battuta finale di tutto il film si raccorda con la musica di Ennio Morricone. Se ricordate, il raccordo era tipico del grande Sergio Leone.



Tuco: Ehi Biondo, lo sai di chi sei figlio tu? Sei figlio di una grandissima putt aa - ah - AH.

martedì 15 maggio 2012

Per un pugno di Leone: Per qualche dollaro in più

E' il momento di parlare di Per qualche dollaro in più, secondo capitolo della Trilogia del dollaro. Ho notato che sono davvero prolisso quando scrivo i post, ma quando parlo di Sergio Leone, il mio regista preferito, ho voglia di dire tante cose. Per non dilungarmi troppo cercherò di dire solo le cose importanti. Ho visto alla fine è che mi rompo a scrivere post lunghissimi e alla fine vi romperete anche voi vi romperete a leggere questi post lunghissimi. Ma, poi alla fine chi cazzo se lo legge questo blog. Mi sa che dopo la rubrica, Per un pugno di Leone, farò una pausa su questo blog, anche perché alla fine nessuno se lo legge questo cazzo di blog e a me non va proprio di scrivere, si lo so, sono un pigro. Allora, cominciamo a parlare di questo film.

In Per qualche dollaro in più ritroviamo il protagonista di Per un pugno di dollari. Qui il personaggio interpretato da Clint Eastwood è un bounty killer ossia un cacciatore di taglie e si fa chiamare il Monco. Questo bounty killer deve catturare El Indio, interpretato da Gian Maria Volonté, su cui pende una grossa taglia, ma anche il colonnello Mortimer, che ha il volto di Lee Van Cleef, un altro bounty killer, è alla ricerca dello stesso bandito, non per i soldi, ma per la vendetta.

I titoli di testa di questo film sono geniali perché vengono sparati e sono perfetti per un film western, no?



Per qualche dollaro in più è meglio assai del primo. Il secondo capitolo della Trilogia del dollaro è più poetico. Questo è dato sopratutto dalle musiche di Ennio Morricone. I film di Sergio Leone erano composti dal 40% dalle musiche. Il personaggio del Monco viene quasi sempre accompagnato da quel leitmotiv che è un leggero suono di flauto che si sentiva anche nel primo film di Sergio Leone. Ricorre anche il carillon dell'orologio. Quel carillon è il centro di storia. L'orologio è un simbolo del passato sia per El Indio sia per il colonnello Mortimer ed è un simbolo di malincolonia.



E' sarà proprio il carillon dell'orologio a sottolineare in questo film la dilatazione del tempo, tipica di Leone. Pensiamo al duello finale tra il colonello Mortimer ed El Indio, mentre il Monco fa da spettatore. Quando finisce la musica del carillon, si deve estrarre la pistola, cosa che El Indio fa per mettere in ansia il proprio avversario. Interessante, come la musica diegetica del carillon va piano a piano diventare extradiegetica per ritornare poi di nuovo diegetica.



Il finale è proprio poetico. Lo scambio di battute tra i due bounty killer ci fa pensare a una malinconia che pervade per tutto il film, reso soprattutto dal primissimo piano di Lee Van Cleef. E' la nostra società? Gli chiede il Monco. Un'altra volta. Gli risponde il colonnello Mortimer. Quest'ultimo che se ne va verso il tramonto e intravediamo solo sua ombra, il che ci fa pensare a un finale chapliniano.

La versione che è stata mandata ieri su Rete 4 è quella restaurata dalla Cineteca di Bologna con la collaborazione di Sky Cinema. Wow. Hanno fatto un'ottimo lavoro quelli che hanno restaurato Per qualche dollaro in più. Hanno riportato il colore originale del film. In questo video spiegano come hanno restaurato il film di Leone e sentite cosa dicono a proposito di Lee Van Cleef. Dobbiamo ringraziare Rete 4 per averci fatto questo regalo.



El Indio: Quando la musica finisce, raccogli la pistola e cerca di sparare.

sabato 12 maggio 2012

Leone Day


Ieri 11 maggio sono stato ad Orvieto per la prima edizione del Westerfestival. Come dice il nome stesso, è un festival dedicato al western, soprattutto al western italiano.

Mi interessava principalmente il primo giorno perché era dedicato al cinema di Sergio Leone, colui che ha dato inizio agli spaghetti western. Peccato che questo festival fosse poco pubblicizzato, c'era pochissima gente, anzi quattro gatti. Come ho saputo di questo festival? Me l'ha detto uno che mi sta facendo delle lezioni su Sergio Leone per prepararmi per la mia tesi che finirò verso in autunno e lui a sua volta l'ha saputo da un suo allievo che sta preparando anche lui la tesi su Sergio Leone. Tra l'altro, questo allievo conosce anche lui Giulio Reale, autore del documentario su Sergio Leone, come è piccolo il mondo. Così, si è deciso di andare al primo giorno di questo Westerfestival con Salvo, colui che mi fa lezione su Sergio Leone, e altri due allievi, anche loro appassionati di Sergio Leone. Inoltre, uno di questi due, anzi una visto che è una ragazza, fa anche lei una tesi su Sergio Leone. Bene, in questo periodo ho conosciuto un paio di persone che hanno fatto o che faranno la tesi su Sergio Leone. Salvo ha fatto la tesi su C'era una volta in America di Sergio Leone. Giulio Reale ha fatto una tesi su Sergio Leone, ma una tesi particolare perché è una tesi audiovisiva, una cosa che adesso sarebbe altamente improbabile fare nell'università di adesso, e perciò è un documentario Sergio Leone: The Way I See Things di Giulio Reale. Un giorno dovrei farli conoscere Salvo e Giulio perché sono entrambi appassionati di Sergio Leone ed sono tutti e due siciliani, in paesi che non sono neanche distanti tra di loro. Chissà se si saranno mai incontrati perché entrambi hanno lavorato al Commissario Montalbano, girato appunto in Sicilia. Per finire la ragazza fa la tesi sul rapporto tra immagine e musica in Sergio Leone, mentre Andrea, colui che ci ha fatto venire a conoscenza di questo festival, sulla dimensione politica su Sergio Leone.

Abbiamo preso il treno delle 9.15 da Roma Termini per Orvieto. Il viaggio è durato un'ora e mezza. Nel frattempo abbiamo parlato del più e del meno. Arrivati alla stazione di Orvieto, ci informiamo per sapere come arrivare al Palazzo del Popolo dove si svolge questo festival e veniamo a conoscenza che per arrivare al centro dove c'è questo palazzo dobbiamo prendere la funicolare. I due ragazzi fanno i salti di gioia perché è la prima volta che prendono una funicolare poiché loro, essendo due brasiliani, non hanno mai visto una funicolare in Brasile, ma non è dello stesso parere Salvo che che non è molto entusiasta di prendere una funicolare. Il viaggio sulla funicolare dura poco, ma gente sulla funicolare era tanta

Arrivato nel paese e vero proprio, ci tocca prendere un autobus, anzi un mini auto bus, per arrivare al Palazzo del Popolo. Il mini auto bus percorre le vie strette di Orvieto. Dalla fermata dell'autobus in cui scendiamo non ci mettiamo molto ad arrivare al palazzo. Il palazzo è bello, ma siamo arrivati in anticipo perché il festival non è ancora cominciato visto che sono le le undici e qualcosa e il festival comincia alle quattordici. Così, avendo tempo, ne approfittiamo per farci un giro e magari mangiare qualcosa.

Non vi sto a raccontare il pranzo, ma vi dico senza entrare nei dettagli che io sono quello che ha mangiato di più perché avevo una fame micidiale. Il grande Sergio Leone era uno dalla buona forchetta. C'era una volta Carlo Verdone che si era messo a cucinare per Sergio Leone. Durante il pranzo, il ristoratore chiede ai due brasiliani da dove venissero perché non avevano una faccia italiana, ma a me non aveva chiesto niente ed è strano perché io sono proprio quello che l'aspetto meno italiano.

Finito il lauto pranzo, ci dirigiamo verso il Palazzo del Popolo. Dobbiamo ancora aspettare la proiezione del documentario su Claudio Mancini, ma nel frattempo facciamo il biglietto. Il biglietto costa sette euro e vale per tutti e tre giorni del festival. In omaggio al biglietto un fumetto western, Magico Vento. Con l'aggiunta di tre euro si può fare il biglietto speciale che comprende un fumetto in edizione limitata ossia Tex Willer. Io, da grande amante di fumetti, mi prendo il biglietto speciale con questo Tex Willer in edizione limitata. Allora, scopro che questo fumetto è in miniatura rispetto alla sua versione normale e adesso capisco perché era in edizione limitata. Devo ancora leggerlo e poi si scopre che nonostante la sua dimensione è "grande".

Alle due cominciamo ad entrare. Saliamo in ascensore per salire al terzo piano dove si trova la sala dei 400 dove si proietterà il documentario su Claudio Mancini. La sala è grande con tante sedie, ma durante la giornata verrà riempito, purtroppo, solo un quarto di questi posti. Il documentario non è ancora iniziato, ma nell'attesa uno si ascolta una buona musica ossia quella del maestro Ennio Morricone.

Il documentario, mi pare che si chiamasse Claudio Mancini Story, è stato interessante, anche se alcune interviste sempre a Claudio Mancini l'avevo già visto nel documentario di Giulio Reale. Per chi non sapesse chi sia questo Claudio Mancini, ebbene, lui è uno dei più grandi produttori italiani. E' stato questo Claudio Mancini che ha prodotto Giù la testa e C'era una volta in America. Ha collaborato anche a C'era una volta il west, ma era una semplice comparsata.
Che c'è da dire su Claudio Mancini? Ha fatto la gavetta. E' arrivato dal basso per arrivare in alto. Claudio Mancini ha iniziato come comparsa, per fare poi l'elettricista in molti film. Dopo la sua parentesi da elettricista, ha iniziato a produrre film, ma anche fiction per la televisione come il Commissario Montalbano. Dopo la proiezione del documentario, c'è stato un breve intervento con Claudio Mancini in persona. Dico breve per via del tempo perché dopo sarebbe incominciato la rassegna del cinema indipendente italiano dedicato ovviamente western. Claudio Mancini sarebbe ritornato dopo per fare la tavola rotonda con altri storici collaboratori di Sergio Leone.


Inizia la rassegna del cinema indipendente italiano sempre dedicato al western. Il primo cortometraggio ha problemi tecnici e si riaprono le luci per risolvere questo problema. Intanto, ne approfittiamo per fare una piccola pausa. Nel mentre incontriamo Andrea che è venuto anche lui con l'accredito stampa. Insieme a lui c'è anche una ragazza, anche lei con l'accredito stampa, che frequenta la mia stessa università e che aveva intervistato Giulio Reale. Dopo essere usciti dal palazzo, Salvo e gli altri due ragazzi ne approfittano per prendere un caffè, mentre invece io ero alla ricerca del DVD di C'era una volta in America. Marina, la ragazza che si laurea su Sergio Leone, aveva intelligentemente portato i DVD della Trilogia del Dollaro e della Trilogia del Tempo per farseli firmare da coloro che avevano realizzato il film. Io stupidamente, sapendo che ci sarebbero stati questi grandi ospiti, mica ci avevo pensato a portare i DVD. Pensare che io ho perfino ben due DVD di C'era una volta il west e nessuno dei due è stato portato a questo festival. Per rimediare sono andato alla ricerca del DVD di C'era una volta in America che è l'unico che mi manca, ma non l'ho trovato da nessuna parte. Cioè, in tutta Orvieto non c'era un negozio che vendesse film. C'era una libreria che vendeva anche DVD, ma non aveva ciò che interessava a me. Poi, ci lamentiamo che scarichiamo i film invece di comprarli, se poi è impossibile reperire fisicamente il DVD.

Dopo questa breve pausa ritorniamo nella sala per assistere alla proiezione del cinema indipendente italiano. I cortometraggi sono vedibili, niente di ché, ma ho gradito uno di questi cortometraggi per come è stato girato con una buona fotografia. Adesso arriva la nota dolente. Sempre nella rassegna del cinema indipendente italiano, c'è stata la proiezione dell'unico lungometraggio L'inferno bianco di Stefano Jacurti. Posso dire che questo film è inguardabile. Il film è costato 6.000 euro e mi chiedo in cosa sono stati usati questi usati questi soldi.  La sceneggiatura non sta ne in cielo ne in terra. Non parliamo della recitazione perché si vede che è stata fatta da attori non professionisti. Mi chiedo perché girarlo in bianco e nero, scusate abbiamo delle ottime telecamere che riprendono a colori e giriamolo a colori questo maledetto film. A mio parere il western nel cinema indipendente non può funzionare, anche se apprezzo lo sforzo, ma siamo realisti, per girare un western come si deve, bisogna avere i soldi. Prendiamo l'horror che funziona sempre nel cinema indipendente, ma il western no. Confesso che questo sarebbe stato un film che il grande Yotobi avrebbe recensito. Dopo il primo quarto d'ora di film che praticamente non ha raccontato niente, decido di uscire dalla sala insieme agli altri. Pensiamo alla sequenza iniziale di C'era una volta il west che dura esattamente quindici minuti. Ebbene, in quella sequenza non succede niente, ma con'abile messa in scena, riesce a non annoiare il pubblico.



Finita la rassegna del cinema italiano indipendente dedicato al western inizia la tavola rotonda con Claudio Mancini, Sergio Donati, Luca Morsella e Giancarlo Santi. Si può dire che è una vera e propria lezione di cinema con i grandi maestri del cinema perché sono stati tutti collaboratori del grande maestro che porta il nome di Sergio Leone. Abbiamo detto che Claudio Mancini è stato produttore di Giù la testa e C'era una volta in America, ma anche collaborato a C'era una volta nel west facendo un cameo.. Sergio Donati è stato sceneggiatore non accreditato di Per qualche dollaro in più e de Il buono, il brutto e il cattivo, mentre è stato invece sceneggiatore ufficiale di Giù la testa e C'era una volta in America. Luca Morsella è stato invece aiuto regista di Leone in C'era una volta in America ed è figlio di Fulvio Morsella, il braccio destro di Sergio Leone. Per finire Giancarlo Santi è stato aiuto regista di Leone ne Il buono, il brutto e il cattivo e in C'era una volta il west e regista de Il grande duello con Lee Van Cleef.
Una lezione di cinema dove si è detto di tutto. Per esempio, non è vero che il produttore è quello ha sempre i soldi. Per fare il cinema bisogna essere cinici e Sergio Leone era molto cinico. Proprio per questo cinismo Leone si era fatto odiare da tutti, persino da Robert De Niro con cui aveva collaborato in C'era una volta in America, ma l'unico che è stato riconoscente è Lee Van Cleef. A Leone Van Cleef deve tutto perché quando venne chiamato dal regista romano viveva come un barbone vendendo dei quadri che non avevano successo e grazie a Per qualche dollaro in più è potuto ritornare a un tenore di vita più decente. La discussione è andata sulla televisione che non trasmettono più ottime storie come quelle del cinema. Lost è un miracolo, dice uno dei fantastici quattro.

Un punto della discussione che mi ha colpito è che i ragazzi di questa generazione conoscono pochissimo il cinema di Sergio Leone. Uno di loro aveva detto che spera che adesso rete 4 sta trasmettendo ogni lunedì sera un film di Sergio Leone che i giovani si avvicinino di più a questo cinema, il vecchio cinema, anche se è vecchio, è un evergreen. Consideriamo che rete 4 è la Rete dei vecchi, italia 1 è la rete dei giovani, mentre Canale 5 non so come definirlo visto che trasmette programmi come Uomini e Donne e Grande Fratello. A mio parere i film su Sergio Leone avrebbero dovuto essere trasmessi su Italia 1 così avrebbe avuto anche un pubblico giovane. In fondo, e adesso parte la mia dichiarazione blasfema, Dragon Ball è La trilogia del dollaro non sono poi così diversi. Ok. E' finita la mia dichiarazione blasfema e ora si può proseguire.

Dopo la tavola rotonda c'è stata la proiezione del documentario su Sergio Leone di Luca Morsella. Anche questo è stato un documentario interessante e ho imparato cose nuove. Infatti, come il documentario di Giulio Reale, sto cercando di reperire anche questo di Luca Morsella, che purtroppo non si possono comprare da nessuna parte. Però conoscendo di persona gli autori di questi documentari, si possono reperire facilmente. In questo documentario ho imparato cose che non sapevo prima come il fatto che Sergio Leone ed Ennio Morricone frequentavano la terza elementare insieme

Dopo la proiezione del documentario c'è stata la presentazione del libro C'era una volta il west (ma c'ero anch'io) di Sergio Donati con l'autore. Il libro in questione racconta tutta la sua esperienza con Sergio Leone. Finita la presentazione uno poteva comprare i libri per farsi la dedica di Sergio Donati. Io e Marina decidiamo di comprare il libro per farcelo firmare, in fondo erano soldi spesi bene. Alla fine è lo stesso Sergio Donati che ce li regala. E' stato molto disponibile. Quando ha dovuto farmi la dedica, non c'è stato neanche bisogno di dirgli che bisognava scrivere il mio nome con l'acca, perché lo sapeva già. Poi, dopo avermi fatto la dedica, mi ha chiesto da dove viene il mio nome. Ero felice di aver parlato con lo sceneggiatore che ha scritto i miei film preferiti. Cazzo. Un libro regalatomi dallo stesso Sergio Donati con tanto di dedica non succede mica tutti i giorni. Ero al settimo cielo.


Dopo la presentazione del libro c'è stata la proiezione de Il grande duello di Giancarlo Santi e con Lee Van Cleef. Un film che contiene molto citazioni del cinema di Leone. Tra l'altro è da questo film che viene ripreso una musica che viene utilizzato da Quentin Tarantino nel suo Kill Bill. Mi sarebbe piaciuto vedere il film, ma me lo vedrò con calma a Roma o senno avremmo perso il treno per ritornare a Roma.

Sono rimasto soddisfatto di questa giornata, nonostante mancassero ospiti come Nino Baragli, montatore di Leone, ed Ennio Morricone, il maestro di tutte le partiture musicali dei film di Leone. Di loro due c'è stato solo un video messaggio. Si, lo dico ancora per vantarmi, ho un libro regalatomi dal grande Sergio Donati con tanto di dedica. Ho saputo che insegna cinema presso la scuola di scrittura Omero. Pensavo di iscrivermi il prossimo anno al suo corso.

Finisco dicendo una riflessione sul cinema di Leone nei giorni nostri. Abbiamo Quentin Tarantino, Robert Rodriguez e Clint Eastwood che sono stati influenzati dal cinema di Leone, ma quasi nessuno della mia generazione conosce questo maestro del cinema. Si spera davvero che in questo periodo che Rete 4 sta trasmettendo i film di Sergio Leone i giovani ritornino ad apprezzare il cinema di Leone, il Cinema con la C, come direbbe il grande Giulio Reale. Il lunedì sera dirò su facebook di guardarsi il film di Sergio Leone, sperando di attrarre il pubblico giovane su Rete 4. Non so perché ma il cinema di Leone viene snobbato nelle università italiane ed è strano visto che è uno che ha rivoluzionato il mondo del cinema italiano. Adesso che Uva, un professore del DAMS,  sta scrivendo un libro su Sergio Leone qualcosa cambi. C'è lui che chiede a tutti se vogliono fare una tesi su Sergio Leone, magari la condizione degli ebrei in C'era una volta in America, ma quasi tutti rifiutano. Se avessi chiesto la tesi a lui, avrebbe fatto salti di gioia. Chissà, adesso che sta scrivendo un libro su Leone, magari all'università ci sarà un corso di Leone, io ci spero, ma ne dubito. Intanto, in autunno - inverno avevo questo progetto, finita ovviamente la tesi, di fare un video dove spiego il cinema attraverso l'analisi di alcune sequenze dei film di Leone. Il mio scopo è quello di diffondere il cinema di Leone a tutti i giovani della mia generazione. Il video sarà poi messo su youtube affinché possa essere visto da tutti. Avevo già in mente il titolo: Lezione di cinema con Sergio Leone.




giovedì 10 maggio 2012

Per un pugno di Leone: Per un pugno di dollari

Apriamo con Per un pugno di dollari di Sergio Leone Per un pugno di Leone, la rubrica dedicata alla filmografia del regista romano a cui Clint Eastwood deve la sua fama. Ogni settimana ci sarà un post dedicato a un film di Leone. La cadenza settimanale di Per un pugno di Leone non è casuale perché in questo periodo Rete 4 sta trasmettendo ogni lunedì sera un film di Sergio Leone e il giorno successivo ci sarà un post dedicato al film trasmesso il giorno prima. Il primo post di questa rubrica lo faccio oggi perché il martedì ero impegnato, ma dalla settimana prossima cercherò di farlo ogni martedì. Faccio questa rubrica per far conoscere a tutti questo regista che ritengo il maestro del cinema, Sergio Leone, che porterò come tesi in autunno. 

Iniziamo dicendo che Per un pugno di dollari non è un film originale. Quando dico un film non originale è perché la storia vediamo in questo film non è nuova. Sergio Leone si è ispirato, anzi diciamo che ha copiato proprio un film giapponese che aveva  visto e che l'aveva colpito. Sto parlando di La sfida del samurai di Akira Kurosawa. Praticamente la storia dei due film era la stessa, ma Leone aveva trasportato l'ambientazione dal Giappone negli Stati Uniti. Così, il protagonista da samurai era diventato un pistolero. Nonostante l'ambientazione diversa, i due film erano identici. Per via di questa somiglianza, Kurosawa aveva fatto causa al film perché non gli aveva chiesto i diritti, ma alla fine sono arrivati a un compromesso. Comunque, un altro film di Kurosawa è stato trasposto in western e sto parlando de I sette samurai che è stato trasformato dagli americani ne I magnifici sette.
Per ritornare a Per un pugno di dollari, questo era un film di riserva. La Jolly Film decise di produrre un western, Le pistole non discutono di Mario Caiano, un western italiano. Poiché a film finito, erano rimasti dei soldi, la Jolly Film decise di produrre un film di riserva con quei pochi soldi che erano rimasti, con la stessa troupe e con la stessa scenografia che poi sarebben diventato Per un pugno di dollari di Sergio Leone è che sarebbe diventato il capostipite di quegli spaghetti western. Siccome ho parlato della stessa troupe, Le pistole non discutono si avvale proprio delle musiche di Ennio Morricone che da Per un pugno di dollari diventerà uno stretto collaboratore di Sergio Leone.

Allora, Per un pugno di dollari è stato girato in 2p ossia con la doppia perforazione. Quindi, è grazie a questo nuovo formato a due perforazioni che si crea un nuovo primo piano per non perdere i più piccoli dettagli del viso ed è il primissimo piano che è tipico del cinema di Leone. Ultimamente il 2p è tornato in auge grazie a un cortometraggio, Full of Life di Giulio Reale che è stato proprio girato in questo formato. Prossimamente, parlerò anche di questo interessante cortometraggio.

Esaminiamo la sequenza iniziale dove vediamo chiaramente tutti quei punti che sono tipici della poetica di Sergio Leone. Non c'è niente da dire sui titoli di testa con le musiche di Ennio Morricone che è un capolavoro e rimanda alla pop art. Passiamo dai titoli di testa all'inquadratura iniziale del film attraverso un raccordo e Leone usa moltissimo il raccordo nei suoi film. Inanzitutto, cos'è un raccordo? Un raccordo è di solito un ponte che di solito lega due sequenze diverse che hanno di solito un diverso spazio e un diverso tempo. Pensiamo a 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. Nella sequenza iniziale c'è la scimmia che lancia in aria un osso che piano piano diventa un'astronave. In quel momento Kubrick ha usato un raccordo per legare proprio due sequenze con diverso tempo perché siamo passati dalla preistoria al futuro e con diverso spazio perché siamo passati dalla terra allo spazio. Tra l'altro Kubrick E Leone erano amici, un'amicizia che mi ricorda quella che c'è tra Quentin Tarantino e Robert Rodriguez, registi che hanno preso molto da Sergio Leone. Per ritornare a Per un pugno di dollari, il primo raccordo che Leone usa è di tipo visivo perché passa dal bianco dei titoli di testa al bianco che appare che nella prima inquadratura. Poi, in qualche inquadratura dopo Leone userà un raccordo di tipo sonoro che è dato dalle campane. Un'altro raccordo sonoro che appare nel film e che mi aveva colpito era la risata di Silvanito che si legava con la risata di un Rojo.

Sempre nella sequenza iniziale vediamo la violenza, ma una violenza estrema che sarà tipico degli spaghetti western. Proprio questo tipo di violenza è una trasgressione al western americano. Inanzittutto, vediamo degli uomini di Rojo che sparano a un bambino per puro divertimento e questo non si era mai visto nel western americano.

Dopo aver osservato gli uomini dei Rojo sparare al bambino che poi è il figlio di Marisol, la donna di Ramon, interpretato dal bravissimo Gian Maria Volonté, il nostro protagonista Joe, che ha il volto del grandissimo Clint Eastwood, incomincia ad entrare a San Miguel che ricorda vagamente un paese dell'Italia meridionale. San Miguel è un posto che sa di morte. All'inizio di San Miguel vediamo un cappio, simbolo della morte, e la macchina da presa si sposta poi su Joe. Un segno del destino poiché qualche anno dopo la parentesi della Trilogia del dollaro, Clint Eastwood interpreterà stavolta in  un western americano un personaggio che viene impiccato in Impiccalo più in alto di Ted Post, un interessante western che si ispira al cinema di Sergio Leone. Il concetto di morte ci viene dato anche dalle campane del paese che sono un presagio della morte, ma solo alla fine le campane suoneranno per festeggiare la liberazione di San Miguel dalle due famiglie. Anche il tema musicale di Ennio Morricone che si sente spesso in Per un pugno di dollari ricorda moltissimo il tema del Deguello composto da Dimitri Tiomkin che si sente in Un dollaro d'onore di Howard Hawks. Il Deguello era il tema musicale che venne suonato dai messicani durante l'assedio a Fort Alamo ed era perciò simbolo della morte. Così, fin dalla prima sequenza vediamo che Per un pugno di dollari è un film che parla di morte, il mito della morte.

E' questo scenario della morte che conosciamo San Miguel, piccolo paese, al confine tra gli Stati Uniti e il Messico,  dominato da due famiglie: i Rojo e i Baxter. E' perciò un paese dove i poveracci sono alle mercé di questi signori del luogo che hanno il potere. Per un pugno di dollari può essere visto una metafora del potere criminale. Come si è già detto, San Miguel ricorda un paese dell'Italia meridionale, per esempio in Sicilia dove si trova appunto la mafia. Come la mafia, le due famiglie guadagnano a discapito degli abitanti del paese. Per avere supremazia le due famiglie si fanno guerra tra di loro e nella loro guerra coinvolgono gli abitanti di San Miguel. Poi, in questo paese non c'è legge. Infatti, John Baxter si autonomina sceriffo del paese.

Perciò gli abitanti di San Miguel conoscono bene la morte, ma in questo villaggio di morte arriva dal nulla Joe, anche se in realtà il suo nome non viene mai pronunciato e per questo motivo dovrebbe essere L'uomo senza nome, porterà un po di speranza. All'inizio decide di mettersi in mezzo a queste due famiglie per il proprio tornaconto, appunto per un pugno di dollari, e quindi è un personaggio che agisce solo per i soldi. Durante il film scopriamo che il personaggio interpretato da Clint Eastwood è un personaggio buono che decide di liberare Marisol e la sua famiglia dalle grinfie dei Rojo e combattera Ramon e i suoi uomini per liberare il suo amico Silvanito. Ciò che vediamo nella sequenza iniziale è che Marisol abita di fronte al figlio che sta con il padre, ma non possono mai vedersi perché sono soggiogati dai Rojo. Joe è un personaggio positivo in un mondo negativo dominato dalla morte e dalla violenza e dopo aver riportato la vita a San Miguel uccidendo l'ultimo dei Rojo, se ne ritornerà nel nulla da dove era venuto.

Già nella sequenza iniziale assistiamo al primo duello. In questo primo duello notiamo tutto quello stile che caratterizzerà il cinema di Leone, sopratutto nelle scene di duello.
Prima che il duello inizi, Joe dice al becchino di preparare un tre casse e da questa battuta capiamo subito che L'uomo senza nome sta andando ad uccidere tre uomini che precedentemente avevano sparato al suo mulo e in seguito scopriremo che sono gli uomini dei Baxter. Joe va ad affrontare i tre uomini per vendicarsi di ciò che gli avevano fatto appena era entrato in paese. Appena è di fronte agli uomini dei Baxter, fa lo spiritoso, il bullo con altri bulli. Questa scena verrà ripresa tra l'altro dallo stesso Clint Eastwood nel suo Gran Torino che io ritengo il suo capolavoro. Joe fa le battute e gli stessi uomini dei Baxter stanno al gioco ridendo, ma nel momento che Joe scopre il suo poncho, vediamo il vero volto dell'uomo senza nome, il volto di un uomo che vuole uccidere. Infatti, il suo gesto di scoprire il poncho è per mostrare la pistola ed è un gesto di sfida . Da questo momento gli uomini di Baxter non ridono più e uno di loro comincia a preoccuparsi della propria sorte. E' in questo momento che vediamo per la prima volta, il primissimo piano, che ci mostra dettagliatamente il volto del duro Clint Eastwood. Può così cominciare il duello, ma è un duello non convenzionale. Pensiamo ai duelli dei western americani. Abbiamo due che si fronteggiano e solo chi è più veloce può vincere il duelllo. Bene, i duelli di Leone si distinguono dai classici duelli perché usa la diltazione del tempo, il tempo che è un tema molto caro a Leone. Per creare questa dilatazione del tempo Leone usa moltissimi dettagli, come la mano che sta per prendere la pistola, o molti primi piani, in questo caso primissimi piani. Attraverso il montaggio di queste inquadrature si crea così la dilatazione del tempo. Pensiamo a Per qualche dollaro in più, secondo capitolo della Trilogia del dollaro, è l'orologio con il suo carillon che crea la dilatazione del tempo durante il duello tra Mortimer (Lee Van Cleef) e l'Indio (Gian Maria Volontè). Inoltre, pensiamo anche al duello, anzi al triello ne Il buono, il brutto e il cattivo dove tutti sono contro tutti e in questo triello la dilatazione del tempo è data dall'osservazione di ognuno che guarda gli altri due per vedere chi sparerà per primo.
Finito il duello dove sono morti gli uomini dei Baxter, Joe si rimette il poncho e ritorna ad essere quello di prima, divertente e scanzonato. Infatti, ritorna dal becchino con questa battuta, Volevo dire quattro casse.

C'è molto romanticismo nel cinema di Leone. Per romanticismo si intende qualcosa di introspettivo, una nostalgia, un vuoto che porta solo infelicità. In Per un pugno di dollari il romanticismo è rappresentato dalla signora Baxter che viene presentata con una musica che rievoca proprio quella musica romantica. Una donna che rivela tutta la sua tristezza quando vede suo figlio massacrato insieme agli altri dai Rojo.

Ennio Morricone collabora alla sceneggiatura del film. La sua partitura non è un semplicemente  accompagnamento del film, ma una vera e proprio sceneggiatura musicale. Le musiche di Morricone descrivono benissimo la stato d'animo dei personaggi. Pensiamo sempre alla sequenza iniziale di Per un pugno di dollari. Quando Silvanito pronuncia per la prima volta il nome di Ramon, parte quel tema musicale che ricorda il Deguello, quindi, tema della morte. Il rapporto tra musica e film simile a quello di Leone lo troviamo anche nel cinema di Stanley Kubrick, soprattutto in Barry Lyndon.

Direi che per adesso può bastare. Ci vediamo alla prossima puntata di Per un pugno di Leone, ma già qui abbiamo visto lo stile di Leone, il suo modo di vedere le cose, per citare C'era una volta in america.

Ramon : Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, l'uomo con la pistola è un uomo morto.

Joe: Al cuore Ramon, se vuoi uccidere un uomo, devi colpirlo al cuore, sono parole tue, no? Al cuore Ramon, al cuore, altrimenti non riuscirai a fermarmi.



lunedì 7 maggio 2012

The Prestige

E' il momento di parlare di The Prestige un capolavoro di quel genio che porta il nome di Christopher Nolan. Il film narra essenzialmente della sfida tra due prestigiatori per dimostrare chi è il miglior prestigiatore nella Londra del diciannovesimo secolo. E' una sfida che purtroppo avrà delle conseguenze gravi, bloody competion, definita appunto da uno dei due prestigiatori

Inizialmente i due prestigiatori, Angier (Hugh Jackman) e Borden (Christian Bale) sono due amici che lavorano insieme a Cutter, il loro mentore anziano (Michael Caine). Dove ho già visto Christian Bale e Michael Caine insieme dove il secondo fa sempre il mentore al primo? Batman Begins sempre dello stesso regista. Comunque, in uno di queste esibizioni sul palco perde la vita la ragazza di Angier per colpa di Borden. Così i due amici si separano e iniziano la loro carriera da solisti, Angier prende il nome d'arte di The Great Danton e Borden quello di The Professor. Comincia così la bloody competition. Si inventano ogni tipo di gioco di prestigio dove uno viene sabotato dall'altro finché Borden non inventa l'illusione di The Transported Man dove Borden entra in una porta per riapparire poi un'altra porta, un'illusione che riscuote molto successo Cutter dice ad Angier che Borden usa semplicemente un double, ma Angier è convinto che Borden usi un sistema più complesso e andrà negli Stati Uniti per chiedere aiuto a Nikola Tesla, interpretato da David Bowie.

In questo film troviamo tutta la poetica di Christopher Nolan. La trama non lineare lo troviamo in molti film del regista britannico, soprattutto in Following e Memento. La narrazione di The Prestige non è semplice. Il film comincia con  un flashward che poi è l'esposizione di tutto il film, ma dell'esposizione ne parleremo in seguito, per adesso proseguiamo con la narrazione.Vediamo inizialmente Cutter spiegare come funziona un gioco di prestigio a una bambina. Il pubblico penserà ovviamente che la bambina sia la nipote del personaggio interpretato da Michael Caine, ma non è così. Tutta questa scena viene alternata con alcune scene che sono anch'esse dei flashward dove vediamo Borden camuffato che va dietro le quinte per scoprire il segreto del trucco di Angier, ma finirà per essere accusato di omicidio di Angier. In prigione, Borden legge il diario del defunto Angier e ripercorre così tutti gli avvenimenti che hanno portato i due amici ad essere rivali. Abbiamo così due linee temporali che si alternano: presente dove lui è in prigione e il passato rappresentato dal diario. Si alternano così due linee temporali. Dove che ho notato una cosa del genere? Following, il primo film di Nolan fatto con attori sconosciuti ed era particolare perché alternando passato e presente non si capiva una mazza, ma solo la scena finale riesce a rendere tutto chiaro.
Inoltre, si aggiunge così anche una terza, seppure minima, linea temprale rappresentata dal quaderno di appunti di Borden dove si viene a sapere che Olivia aveva tradito Angier per stare con Borden e aveva fatto il doppio gioco con Angier. Questa terza linea temporale si trova all'interno della seconda che a sua volta sta all'interno della prima. Dove che ho già visto qualcosa di simile? Mi in sa in Inception sempre delle stesso regista che però viene quattro anni dopo di The Prestige. Per finire sulla narrazione, il film finisce esattamente come inizia, però adesso sappiamo che la bambina è figlia di Borden. Ritorna la solita domanda: dov'è che ho visto una cosa simile? Memento, sempre di Nolan. Se qualcuno ricorda, il film era particolare per il suo tipo di montaggio dove il film iniziava con la fine e la fine era l'inizio dove trovavamo i titoli di testa che scorrevano all'incontrario.

Anche il tema del doppio ricorre in molti film di Nolan. Pensiamo ai due film di Batman. In Batman Begins si parla di Bruce Wayne, interpretato da Christian Bale, che per combattere il crimine deve diventare un'altra persona ossia Batman. Vengono a crearsi due personalità completamente diverse tra di loro: Bruce Wayne è un miliardario playboy che pensa solo a divertirsi e Batman è il difensore di Gotham City. Questo viene sottolineato da una battuta di Batman: Non è tanto chi sono quanto quello che faccio che mi qualifica. Anche in The Dark Knight il tema del doppio viene a sviluppato. Batman e Joker sono due facce della stessa medaglia: il primo è il cavaliere dell'ordine, mentre il secondo è il cavaliere del caos. Sempre in The Dark Knight il tema della dualità viene sviluppato ulteriormente grazie anche a un terzo personaggio. Harvey Dent conosciuto anche come Due Facce, simbolo per eccellenza della dualità.
Ebbene anche The Prestige sviluppa tantissimo il tema del doppio e penso che sia il tema centrale di tutto il film. Se ben ricordate, Cutter diceva ad Angier che Borden usava un double, ma Angier pensava che Borden usassa un sistema più complesso. Ebbene, Nolan ci dice che la soluzione migliore è quella più semplice. Borden aveva un fratello gemello di cui nessuno sapeva l'esistenza, nemmeno la moglie di Borden. In realtà in tutto il film vediamo il gemello di Borden, ma è camuffato da Fellon con una barba e occhiali. Anche qui Borden e Fellon sono due facce della stessa medaglia. Eravamo entrambi Fellon ed eravamo entrambi Borden, dice alla fine Borden ad Angier. Così, loro due si alternavano i ruoli: una volta uno era Borden e l'altro era Fellon. Uno amava una donna, l'altro amava un'altra donna. Infatti, la moglie Sarah gli chiede se lo ama e Borden risponde oggi no. Da qui capiamo che in quel momento era l'altro Borden che amava Olivia.
Anche il personaggio di Hugh Jackman si sdoppia e più di una volta. Questo avviene grazie alla macchina che viene costruito da Nikola Tesla. Quasi tutti i suoi doppi morivano annegati nella vasca, mentre l'originale si trovava dall'altra parte del teatro. E qui c'è il rischio dell'illusione. Ci voleva coraggio ad entrare in quella macchina ogni sera senza sapere se sarei stato l'uomo della vasca o l'uomo del prestigio, rivela Angier alla fine. Poi, anche da parte di Angier c'è questa ambiguità dell'originale e del doppio. Angier che vediamo nella scena finale è veramene lui o è un doppio e l'originale è morto? Il primo doppio può essere Ruth che era appunto il sosia di Angier. La battuta che dice il primo doppio prima che Angier gli spari è No aspetta, io sono...che cosa voleva dire il primo doppio prima che Angier gli sparasse? Forse, che lui era Ruth? Non lo sapremo, come non sappiamo se quello che si vede alla fine è l'originale o un altro doppio.

L'ossessione è un altro tema ricorrente nel film e lega i due protagonisti del film. Angier è ossessionato dal trucco di Borden e questa ossessione lo porterà ad allontanarsi dalla sua assistente e ragazza che lo tradirà per stare con Borden. Anche Borden è ossessionato alla fine di sapere il trucco di Angier e questo lo porterà alla distruzione. Così, vediamo che Borden e Angier sono la stessa persona ossessionate una dall'altra e finiscono appunto per avere la stessa donna.

Per finire ritorniamo alla scena iniziale.



Ogni numero di magia è composta da parti o atti. La prima parte è chiamata la promessa. L'illusionista vi mostra qualcosa di ordinario, un mazzo di carte, un uccellino o un uomo. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale, sì, inalterato, normale, ma ovviamente è probabile che non lo sia. Il secondo atto è chiamata la svolta. l'illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ora, voi state cercando il segreto, ma non lo troverete perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati, ma ancora non applaudite perché far sparire qualcosa non è sufficiente,. Bisogna anche farla riapparire. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo il prestigio.
Cutter nella sua esposizione ci anticipa che tutto il film è un inganno. Possiamo interpretare la promessa, la svolta e il prestigio come i tre atti della sceneggiatura di un film. Infatti, se esaminiamo un qualsiasi lungometraggio, vediamo che ci sono questi tre atti: nel primo atto vediamo qualcosa di ordinario, nel secondo l'ordinario diventa straordinario e nel terzo atto assistiamo al prestigio che corrisponde all'epilogo del film. Christopher Nolan è ben cosciente di questa cosa dei tre atti visto che, oltre ad essere un regista, è anche sceneggiatore.
Così, vediamo che il prestigio, anzi The Prestige è la metafora del cinema stesso. In fondo, il film è un inganno e non corrisponde alla realtà .Il pubblico vede il film perché vuole essere ingannato. Il prestigiatore e il regista creano un inganno per divertire il pubblico. Così, il pubblico che assiste a un gioco di prestigio non è altro che lo stesso pubblico che va al cinema. Nolan non è altro che un maestro dell'inganno e ogni suo film è un prestigio.


The Avengers


Specifichiamo che questo film non avrebbe senso chiamarsi The Avengers per due motivi. Primo, il film è chiaramente ispirato al fumetto Ultimates che è una versione aggiornata dei Vendicatori originali. Allora, Nick Fury che è nero ed è interpretato da Samuel L. Jackson è proprio ripreso dal Nick Fury degli Ultimates che ha proprio le fattezze dell'attore americano. Thor ha un costume identico a quello della sua versione ultimate, ma non si sa per quale motivo verso la fine del filma ritorna al suo vecchio costume che è lo stesso che vediamo nella locandina. Sempre parlando di costume, quello di Occhio di Falco è identico allo stesso costume che ha negli Ultimates. Poi, troviamo subito negli Avengers Occhio di Falco e La Vedova Nera che in realtà non erano nei primi Vendicatori, ma loro due  si univano al gruppo di eroi solo in seguito, ma qui sono subito nei primi Vendicatori come negli Ultimates. In fine, qui gli alieni sono i Chitauri, una razza presente solo nel mondo degli Ultimates, mentre nei Vendicatori originali c'erano di mezzo i Kree e gli Skull. Quindi, per questo motivo il film avrebbe dovuto chiamarsi The Ultimates.
Secondo, nonostante il film narri di un gruppo di supereroi, The Avengers è tutto incentrato su Tony Stark, interperatato dal bravissimo Robert Downey Jr. Esaminiamo la locandina. Chi è personaggio in primo piano? Tony Stark. Chi è il primo attore che viene elencato? Robert Downey Jr. Qui sembra che il capo degli Avengers sia lui, mentre invece nei fumetti il capo degli Avengers è Capitan Amerca. Chi è che salva la situazione alla fine? Sempre lui. Ebbene si, questo film avrebbe dovuto chiamarsi Iron Man 3.

The Avengers è un classico film di supereroi dove l'eroe di turno deve sconfiggere il cattivo di turno per salvare il mondo. Ciò che lo distingue dal solito film di supereroi è che qui l'eroe non è uno, bensì un gruppo di eroi composto da Capitan America (Chris Evan), Thor (Chris Hemsworth), Iron Man (Robert Downey Jr.), Hulk (Mark Ruffalo), Occhio di Falco (Jeremy Renner) e La Vedova Nera (Scarlett Joansson). Il cattivo di turno è invece Loki è interpretato dal bravissimo Tom Hiddleston.

Joss Whedon, guarda caso un autore di fumetti marvel, scrive e dirige questa commedia sui superoi. Dico commedia perché The Avengers è pieno di battute che non finiscono più. Quello che ne dice più è Tony Stark. Perfino, Loki finisce per essere un cattivo divertente. Anche Hulk finisce per essere divertente e scordatevi dell'Hulk stupido. La regia è televisiva anche perché dobbiamo ricordare ricordarci che Joss Whedon viene dalla televisione, come dimenticarsi di Buffy. Comunque, un film divertente che vale la pena di spendere otto euro.

Loki : I have an army.
Tony Stark: We have an Hulk.

domenica 29 aprile 2012

Nero Wolfe


Adoro Nero Wolfe. Lo dice uno che non ama tanto le fiction ossia le serie italiane. Le fiction parlano sempre delle stesse cose: di mafiosi, personaggi realmente esistiti o storie d'amore. Non parliamo poi della recitazione italiana. C'è qualche rara eccezione ossia Boris che è stato trasmesso da Sky, ma snobbato dalla Rai, anzi RaiTre l'ha perfino trasmesso in seconda serata. Un'altra eccezione è Nero Wolfe trasmesso su RaiUno e guarda caso ritroviamo come protagonisti due attori di Boris: Francesco Pannofino e Pietro Sermonti.

Nero Wolfe, creato da Piero Bodrato e basato sui libri di Rex Stout, è un'operazione simile Sherlock della BBC dove avevamo Sherlock Holmes ai giorni nostri, sempre basato sui libri di Arthur Conan Doyle. In Nero Wolfe Bodrato sposta le avventure dell'investigatore americano da New York a Roma. Con Nero Wolfe ci viene mostrato uno spaccato dell'Italia degli anni quaranta. In un episodio ci viene mostrato un personaggio che gira un carosello, al giorno d'oggi chi sa cos'è un carosello.

Essendo basati sui libri, i personaggi sono sempre gli stessi, ma a volte i nomi cambiano ossia si mettono quelli italiani al posto di quelli americani, mentre gli unici nomi originali che rimangono sono ovviamente quelli di Nero Wolfe e Archie Goodwin. I personaggi fissi che ritroviamo in tutti i libri scompaiono e al loro posto compaiono quelli locali: il commissario Graziani al posto dell'ispettore Cramer, i tre investigatori che lavorano per Nero Wolfe vengono sostituiti dal romano Lanzetta, interpretato da Michele La Ginestra, e il cuoco Fritz viene sostitutito da Nanni (interpretato da Andy Luotto che nella vita reale è veramente un cuoco.)

Questa serie ha successo anche per la bravura dei due attori protagonisti. Francesco Pannofino è un'ottimo Nero Wolfe. Riesce bene a caratterizzare il detective americano sedentario, amante della cucina italiana e delle orchidee. Tra l'altro adoro Pannofino come attore, il René Ferretti di Boris era spettacolare, e doppiatore, sono sue le voci italiane di George Clooney e Denzel Washington. Pietro Sermonti, uno dei miglior attori italiani, si cala bene nella parte di Archie Goodwin, ma ormai quando vedo Sermonti che fa un ruolo diverso, vedo sempre Stanis. Non ci posso fare niente. Poi, il personaggio dell'ispettore Graziani, interpretato da Marcello Mazzarella, con la sua parlata siciliana, mi fa troppo ridere.

Non è il primo Nero Wolfe italiano. C'è già stato Tino Buazzelli che l'aveva interpretato sempre su RaiUno nel 1969. Uno dovrebbe rivedere lo sceneggiato italiano per fare poi un confronto la serie del 2012. Tra l'altro, Tino Buazzelli era più adatto, fisicamente parlando, di Francesco Pannofino a interpretare Nero Wolfe. Dobbiamo ricordarci che il Nero Wolfe di Stout, essendo un grande amante della buona cucina, era grasso e Buazzelli era più robusto di Pannofino, ma almeno il secondo recupera con un'ottima recitazione.

Per chi vuole vederselo, lo fanno ogni giovedì alle 21.10 su RaiUno, se amate il genere visto che è un giallo classico dove l'investigatore privato viene chiamato a indagare su un delitto, ma anche se non amate il genere, i due attori protagonisti sono bravissimi. Voglio una seconda stagione perché questa serie spacca alla grande. D'ora in poi quando leggerò Nero Wolfe, mi immaginerò sempre le facce di René e Stanis, ovvero Francesco Pannofino e Pietro Sermonti.

martedì 24 aprile 2012

Misfits


Dopo essermi visto l'ultimo episodio della terza stagione di Misfits è giunto il momento di parlare questo strepitoso telefilm.

La serie, di stampo inglese, è creata da Howard Overman. La premessa di questo sceneggiatore era sì di raccontare la vita di cinque giovani, e dunque un teen drama, ma con l'aggiunta di una cosa nuova: i poteri. 

Il primo episodio ci mostra cinque ragazzi che si ritrovano insieme in un centro di recupero a fare i sociali sociali per piccoli reati. Durante il loro lavoro questi cinque verranno investiti da una tempesta che darà loro dei poteri. 

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Scordatevi del motto di Spiderman in Misfits. Questi ragazzi, sebbene abbiano dei super poteri, non si metteranno dei costumi e faranno i supereroi, ma continueranno a fare la loro vita come se niente fosse. Ricorda molto Heroes come tematica e infatti viene perfino citato in un episodio.

I poteri di questi disadattati (misfits in inglese significa appunto disadattati) non sono casuali. Ogni potere rispecchia la loro personalità. Così, Kelly, che è la ragazza pettegola, ha il potere di leggere il pensiero degli altri. Alisha, che è una ragazza che a va a letto con tutti, ha questo potere che ogniqualvolta che uno la tocca ha voglia di fare sesso con lei. Curtis, essendo un corridore, ha il potere di riavvolgere il tempo. C'è poi Simon che, essendo timido, ha il potere di diventare invisibile. Infine c'è Nathan che sembra che non abbia nessun potere, ma alla fine della prima stagione si scoprirà il suo potere.

Come si è già detto, questi ragazzi non indosseranno nessun costume per salvare il mondo, al massimo la loro uniforme è la tutina arancione che devono indossare per fare i servizi sociali. Misfits, con un uso di un linguaggio forte, descrive bene questi ragazzi della società inglese. Ogni episodio che è incentrato su ognuno di loro, vedranno questi disattati alle prese con altre persone che hanno poteri anche perché loro non sono gli unici che sono stati investiti dalla tempesta.

Il personaggio meglio riuscito? Quello di Nathan, interpretato da Robert Sheehan. Questo personaggio si caratterizza per la sua forte parlantina e non ha i peli sulla lingua. Scherza su ogni cosa. In pratica, è il cazzone del gruppo. Purtroppo, il suo personaggio non è presente nella terza stagione, pare per il volere dello stesso attore, e il motivo della scomparsa dalla serie viene narrato nel webisode Vegas Baby. Nella terza stagione il suo posto viene preso da un nuovo personaggio, Rudy, che ha più o meno lo stesso carattere di Nathan.

Devo dire che la terza stagione mi è piaciuta moltissimo, nonostante non ci sia Nathan. C'è molta azione e viaggi nel tempo, tema di fantascienza che io adoro.

Diciamo che questa serie va vista in lingua originale e poi non è difficile capirlo visto che la lingua è un inglese britannico. La voce italiana di Nathan non rende tanto bene il personaggio. Se lo vedete in lingua originale, guardatelo con i sottotitoli perché senza quelli è difficile capire cosa dice il personaggio di Kelly.

La webserie Freaks ha provato a fare la versione nostrana di Misfits, ma non c'è riuscito. La serie ha avuto tanto successo perché tra gli attori figurava Gugliemo Scilla, alias willwoosh, anche co-sceneggiatore, che è la star più seguita del web. In Freaks manca totalmente la sceneggiatura e la serie è stata scritta da persone che non sanno niente di sceneggiatura, poi è piena di buchi di sceneggiatura. Per giustificarsi hanno detto che avrebbero spiegato ogni cosa nella seconda stagione. Ripeto, Freaks non è stata scritta da veri sceneggiatori, però devo dire che ha una bella regia e una bella colonna sonora.

Invece, in  Misfits la sceneggiatura è scritta bene, anzi più che bene. C'è conflitto interno ( i misfits dovranno affrontare le loro paure che sono quelle di tutti i giovani della loro età) e conflitto esterno ( i misfits si ritroveranno ad affrontare altre persone con poteri).

Non c'è nient'altro da dire su questa serie ben scritta. Finisco con una battuta che dice Nathan nell'ultimo episodio della prima stagione, Save me Barry